di Joplin
A un certo punto, senza che ce ne accorgessimo, l’avocado ha preso il controllo. Non si sa bene quando sia successo, ma un giorno eravamo persone normali, ignare dell’esistenza di questo frutto burroso, e il giorno dopo ci siamo ritrovati a pagare cifre ridicole per un toast con sopra una poltiglia verde. La domanda è: chi ha deciso che dovevamo diventare sudditi di questo dittatore vegetale?
Dalle origini alla conquista del mondo
L’avocado non è un frutto qualsiasi. No, signori. Arriva dall’America Centrale e si dice che i Maya lo consumassero già migliaia di anni fa. Ma loro lo mangiavano con un certo rispetto, senza trasformarlo in un simbolo di status per millennial in crisi d’identità.
Poi, negli anni ’90, gli americani hanno deciso che il grasso dell’avocado era buono e, da lì in poi, non c’è stato scampo. E se giustamente i messicani, cui tradizionalmente appartiene, lo hanno trasformato da sempre in ottimo guacamole, l’impavido frutto è arrivato nei piatti degli chef hipster, e infine ha conquistato Instagram, trasformandosi in un’icona culinaria al pari del sushi e del cappuccino con latte d’avena.
Perché gli italiani ne vanno pazzi?
L’Italia ha una tradizione gastronomica che, sulla carta, basta e avanza per una vita sana e longeva. Eppure, l’avocado ha trovato il modo di infiltrarsi. Forse perché è il re del food porn: schiacciato su una fetta di pane ai cereali, con uovo in camicia e peperoncino, diventa magicamente “healthy” e “gourmet”. O forse perché ci piace pensare di essere cosmopoliti, anche a tavola. E così, tra una carbonara e una burrata, ci infiliamo un poké bowl con avocado e ci convinciamo di mangiare sano.
Il ruolo delle diete sportive
Ma non è solo colpa di Instagram. L’avocado è diventato il re indiscusso anche nelle diete sportive. Grazie alla sua concentrazione di grassi buoni e alla sua versatilità, è stato eletto a cibo imprescindibile nelle diete keto e high protein. Bodybuilder, sportivi e amatori del fitness lo vedono come un’ancora di salvezza nutrizionale, spesso considerandolo l’unico grasso degno di essere consumato. Un culto che ha alimentato ancora di più la sua espansione globale.
Il lato oscuro dell’avocado
Ma attenzione: dietro questa facciata di superfood, c’è un lato oscuro. La domanda globale ha fatto esplodere la deforestazione in paesi come il Messico e il Cile, dove le piantagioni di avocado prosciugano le risorse idriche e incentivano il narcotraffico. Perché sì, in alcune regioni messicane, i cartelli hanno messo le mani anche su questo business. Insomma, altro che cibo etico.
Possiamo liberarci da questa dittatura?
Ovviamente no. La soluzione? Non c’è. La verità è che a me, velociraptoressa carnivora, non piace molto masticare roba verde che sa di burro, ma ormai è chiaro che questo frutto è qui per restare. Pare anche che gli italiani siano caduti vittima della moda: fatti l’avocado in casa. Pensa un po’.