di Chiara Fantasia
Tra le rovine di Gaza, là dove il rumore delle bombe copre le voci dei bambini, Renad Attallah ha scelto un gesto semplice per difendersi: cucinare. Ha compiuto da poco 11 anni, l’età in cui si dovrebbe imparare a impastare per gioco, non per calmare la paura. Renad non cucina tra le mura rassicuranti di una cucina professionale, ma sul tetto di casa, con un fornello da campeggio e pochi ingredienti recuperati tra gli aiuti umanitari.
I suoi video, nati per caso appena un anno fa e pubblicati con l’aiuto della sorella Nourhan, hanno superato il milione di follower su Instagram. Una storia che somiglia a una fiaba moderna, se non fosse ambientata in una realtà drammatica, dove anche fare una torta al cioccolato diventa un atto di resilienza.
E ora che i raid aerei sono tornati a scuotere la Striscia e il cessate il fuoco è stato interrotto, Renad continua a raccontare la sua quotidianità attraverso i social, tra paura, speranza e il ricordo di una normalità che sembra sempre più distante.
La cucina sul tetto
La storia di Renad inizia su un tetto, con il rumore degli aerei militari che solcano il cielo. È lì che la piccola chef ha deciso di ritagliarsi un angolo di normalità, armata solo di un fornello da campo e tanta inventiva. Nourhan, sorella e regista di questa piccola epopea culinaria, riprende, monta e sottotitola i video.
L’idea di condividere le sue creazioni sui social nasce quasi per gioco, quando ha filmato la preparazione di un koshari, un piatto semplice, economico e nutriente a base di riso, pasta, lenticchie, ceci, salsa di pomodoro e cipolle fritte.
Da quel momento, tutto è cambiato. Renad ha cominciato a pubblicare con regolarità video-ricette di piatti della tradizione palestinese (e non solo), riadattati sulla base dei pochi ingredienti e strumenti a disposizione – un makluba fatto di verdure quando la carne non si trova, i qatayef e il fattoush per il Ramadan o piatti più basici, come torte o sandwich. Non c’è attrezzatura professionale nella sua cucina, solo pentole sbeccate e l’ostinazione di una bambina che trasforma ogni piatto in una dichiarazione di esistenza.
Dal web all’impegno umanitario
Non solo il successo sui social: la piccola chef è stata nominata Youth Ambassador per l’organizzazione canadese Human Concern International. Renad è diventata così portavoce della condizione dei bambini palestinesi per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di garantire un’infanzia serena, anche in un contesto di guerra.
Renad diventa così una narratrice, una testimone e una giovane attivista che chiede al mondo di guardare oltre i numeri e le statistiche, verso le storie umane che ogni giorno lottano per resistere.
I sogni sotto le bombe
Nonostante la nuova ondata di bombardamenti che ha interrotto il cessate il fuoco, Renad continua a sognare. Sogna il porto di Gaza, ora semideserto ma un tempo pieno di vita e passeggiate sul lungomare. Sogna la sua scuola distrutta, vorrebbe rivederla per capire cosa ne resta davvero. Sogna di rivedere i volti familiari, le strade di una Gaza che sembrava più leggera, prima che tutto cambiasse.
In mezzo a tutto questo, c’è anche il peso di una perdita dolorosa: un’amica con cui condivideva giochi e risate, e che oggi non c’è più. Una ferita che Renad ha raccontato in un’intervista recente, rilasciata nei giorni scorsi in occasione della nuova edizione di Women in Food 2025 – simposio organizzato da Cook e Corriere su donne, cibo, leadership ed empowerment femminile – proprio mentre il conflitto tornava a esplodere.
Tra i suoi sogni e le sue paure, i suoi video – anche quando non parlano di cucina – continuano a tenere viva una fiammella di normalità, quella di chi non vuole arrendersi nemmeno sotto il rumore dei raid aerei.