Dopo Cracco, nuovo blitz di Ultima Generazione davanti al Bulgari Hotel

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di Chiara Fantasia

Dopo Milano, è toccato a Roma. Stavolta il bersaglio di Ultima Generazione è stato il lussuoso Bulgari Hotel, nel cuore della Capitale. La cucina del ristorante, oggetto della protesta, è affidata a Niko Romito (3 stelle Michelin al Reale Casadonna).

La mattina di sabato 29 marzo, nove attivisti della campagna “Il Giusto Prezzo” si sono radunati in piazza Augusto Imperatore per denunciare la crescente disuguaglianza sociale e una crisi alimentare sempre più invisibile, spargendo frutta e verdura di scarto, insieme a una bottiglia d’olio, davanti all’ingresso dell’hotel. A fare da cornice alla scena, striscioni con le scritte “Il Giusto Prezzo” e “Ultima Generazione”, mentre alcuni attivisti si sedevano a terra, immobili.

Una nuova performance disturbante che parte da premesse indiscutibilmente vere, ma che finisce per colpire l’obiettivo più facile, svuotando la protesta del suo significato più profondo.

Il lusso sotto accusa: cibo e coscienza sociale

L’azione romana è parte di una serie coordinata di blitz organizzati in diverse città italiane, tra cui Milano, dove un gruppo di attivisti si è mobilitato nella Galleria Vittorio Emanuele II.

In entrambi i casi, l’obiettivo è stato chiaro: scardinare l’indifferenza della società nei confronti della fame, mettendo sotto i riflettori l’enorme divario tra chi può permettersi un’insalata da venti euro e chi, con la stessa cifra, deve far fronte a un’intera giornata di spese alimentari.

«Bollicine o bollette? Questo è il dilemma», recitava uno dei cartelli esposti. «Il lusso è un furto», un altro. La critica non si rivolge direttamente all’hotel o ai suoi ospiti, ma a un sistema che normalizza il privilegio e marginalizza il bisogno.

«Vi state mangiando il nostro futuro», accusano gli attivisti. Francesco, 29 anni, dottorando in fisica e volto noto della campagna, ha commentato: «In questo menù ci sono insalate a venti euro. La maggior parte delle persone non può permettersi questa cifra per il cibo in tutta la giornata, figuriamoci per un hamburger. Questa situazione dovrebbe farci impazzire per l’ingiustizia che stiamo vivendo. Viene normalizzata, ma non è normale. Il cibo di qualità non può restare solo qua dentro, ma deve uscire anche fuori».

Eppure colpire simbolicamente l’alta ristorazione rischia di produrre un effetto boomerang, demonizzando il concetto stesso di cibo di qualità, anziché rivendicarne l’accessibilità.

Una questione politica

«La fame non è una fatalità, è una questione politica», ribadiscono gli organizzatori.

Il blitz al Bulgari Hotel non vuole essere solo un atto di disturbo, ma un grido contro l’inazione di un governo che, a detta degli attivisti, continua a ignorare le difficoltà quotidiane della popolazione.

L’accusa si estende alla gestione della politica agricola e al caro vita: dai salari stagnanti agli affitti insostenibili, fino al contrasto tra i tagli al welfare e gli investimenti miliardari nel riarmo. Il bersaglio, insomma, non è il lusso in sé, ma il contesto che lo rende possibile a discapito dei molti. Ma il messaggio arriva davvero a destinazione quando si scambia il sintomo per la causa?

Una realtà dove la parola “emergenza” è diventata scudo e alibi, mentre il disagio si cronicizza sotto la patina di un Made in Italy sempre più usato come brand e sempre meno come promessa, è davvero una questione politica. In questo contesto, il lusso è un effetto, non la causa. E allora continuare a puntare il dito sui ristoranti stellati come se fossero i responsabili della povertà rischia di diventare semplice retorica.

Dopo Cracco, Niko Romito

Questo nuovo blitz arriva a pochi giorni dalla clamorosa protesta avvenuta all’esterno del ristorante Cracco in Galleria Vittorio Emanuele a Milano, sempre firmata Ultima Generazione. In quell’occasione, la tensione tra attivisti e mondo dell’alta ristorazione aveva già raggiunto il punto di ebollizione (ne abbiamo parlato qui).

La battaglia per “Il Giusto Prezzo” non mostra segni di rallentamento, e i ristoranti di lusso sembrano essere diventati il nuovo fronte simbolico di un conflitto più ampio, che coinvolge economia, etica e futuro.

In un’Italia sempre più divisa tra chi vive nella bolla del privilegio e chi fatica a mettere insieme il pranzo e la cena, gli attivisti puntano il dito contro l’alta ristorazione. Ma se il problema è la fame, forse è altrove che dovremmo iniziare a cercare le risposte.

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