Wendy’s vuole tornare in Italia. E diciamo “tornare” perché quella della ragazza con le trecce rosse non è esattamente una prima volta: il colosso americano degli hamburger quadrati aveva già provato a conquistare gli italiani più di quarant’anni fa. Non era andata benissimo.
Ora però il piano è decisamente più ambizioso. Wendy’s punta ad aprire 170 ristoranti in Italia entro il 2035 attraverso un accordo con Your Food, con un investimento che dovrebbe portare alla creazione di circa 5.000 posti di lavoro. Le prime aperture erano state inizialmente previste a Milano per i primi mesi del 2026. Siamo a settembre e di hamburger quadrati sotto la Madonnina non se ne vedono ancora.
Il progetto, però, non sembra essersi fermato. A luglio 2026 risultava ancora in fase di definizione la location del primo ristorante milanese, dopo alcuni intoppi nell’iter, mentre a settembre sono comparsi annunci di lavoro di Iconic Burger, master franchisee italiano di Wendy’s, per la ricerca di personale destinato proprio all’apertura di Milano. Insomma, Wendy’s è in ritardo, ma sembra ancora intenzionata ad arrivare.
Sommario
- Wendy’s in Italia c’era già negli anni Ottanta
- Forse oggi siamo molto più pronti per Wendy’s
- 170 ristoranti entro il 2035 non saranno esattamente una prova
- Ma quindi, cosa si mangia da Wendy’s?
- Il Baconator potrebbe diventare il nuovo panino preferito degli italiani?
- Wendy’s ci ha già provato una volta. Ora tocca al secondo round
Wendy’s in Italia c’era già negli anni Ottanta

La parte più curiosa di tutta questa storia è che Wendy’s non deve realmente presentarsi agli italiani, ma deve ripresentarsi.
Il primo ristorante italiano aprì a Milano nel 1983 e nel giro di pochi anni la catena arrivò ad avere diversi punti vendita. Una fotografia dell’epoca racconta bene quanto fosse strano vedere un fast food americano nell’Italia degli anni Ottanta: nel 1985 Wendy’s gestiva quattro ristoranti a Milano e dichiarava oltre un milione di pasti serviti nell’anno precedente, il 99% dei quali a clienti italiani. Nel 1986 si parlava già di cinque locali tra Milano e Venezia.
Eppure quell’avventura non durò. I ristoranti Wendy’s italiani finirono nelle mani di Burghy, la grande catena italiana di hamburger che qualche anno più tardi sarebbe stata a sua volta acquisita da McDonald’s. In pratica Wendy’s è già entrata nel nostro Paese, ha provato a restarci ed è scomparsa.
Quarant’anni dopo vuole riprovarci, ma trova un’Italia completamente diversa.
Forse oggi siamo molto più pronti per Wendy’s
Negli anni Ottanta il fast food americano era ancora qualcosa da spiegare. McDonald’s avrebbe aperto il suo celebre ristorante di Piazza di Spagna soltanto nel 1986 e mangiare un hamburger in una catena statunitense aveva ancora qualcosa di esotico, nel bene e nel male. Oggi dobbiamo davvero raccontarci che gli italiani mangiano soltanto carbonara e lasagne? Il mercato dice chiaramente il contrario.
Popeyes è arrivato in Italia alla fine del 2024 e al 23 settembre 2026 ha già raggiunto 28 ristoranti. Soltanto Roma ne conta otto, con l’ultima apertura alla Stazione Termini, mentre il piano dichiarato punta a circa 50 locali nei primi tre anni di attività.
Wingstop sta seguendo una strada simile. Dopo aver testato Milano con un pop-up e con il delivery, a settembre 2026 ha aperto il suo primo ristorante italiano permanente in via Dante. Joe ed Ethan Bastianich hanno già parlato di un piano da 40-50 ristoranti nei prossimi dieci anni, con una seconda apertura milanese e successivamente Roma.
Quindi Wendy’s non sta tornando nello stesso Paese che aveva lasciato. Oggi gli italiani conoscono i grandi marchi americani, viaggiano di più, li vedono continuamente sui social e, soprattutto, non considerano più hamburger, pollo fritto e fast food come strane importazioni dagli Stati Uniti. Sono semplicemente un’altra possibilità quando si decide cosa mangiare.
Ed è probabilmente proprio questo uno dei motivi per cui il progetto italiano di Wendy’s è molto più grande del primo tentativo.
170 ristoranti entro il 2035 non saranno esattamente una prova
L’accordo siglato con Your Food prevede infatti lo sviluppo di 170 Wendy’s in Italia entro il 2035. Non qualche locale per vedere come va, quindi, ma una rete nazionale da costruire nell’arco di circa dieci anni. Il progetto dovrebbe generare circa 5.000 posti di lavoro.
Your Food è guidata da Mario Resca, nome che nel mondo della ristorazione veloce italiana pesa parecchio: è stato amministratore delegato di McDonald’s Italia durante una fase fondamentale dello sviluppo del marchio nel nostro Paese. Nel 2026 il progetto Wendy’s è passato operativamente attraverso Iconic Burger, società controllata da Your Food, mentre nella compagine di quest’ultima è entrato anche Corrado Passera.
La partenza prevista rimane Milano. In origine si parlava addirittura di due ristoranti nei primi mesi del 2026, previsione evidentemente slittata. Al momento non è stata comunicata pubblicamente una data definitiva per l’inaugurazione, ma le selezioni di personale attive a settembre fanno pensare che qualcosa si stia effettivamente muovendo.
Ma quindi, cosa si mangia da Wendy’s?
Qui arriviamo alla parte più importante. Perché 170 ristoranti sono un bel numero, ma alla fine Wendy’s deve convincere gli italiani a entrare.
Il marchio nasce nel 1969 in Ohio con Dave Thomas e costruisce buona parte della propria identità intorno agli hamburger con il patty quadrato. La forma non è soltanto un vezzo estetico: l’idea originale era quella di avere la carne che sporgesse dal bun, rendendola immediatamente visibile. Wendy’s ha inoltre costruito gran parte della propria comunicazione sull’utilizzo di carne bovina fresca e non congelata nei mercati in cui la propria filiera lo permette. Resta da vedere naturalmente quali caratteristiche verranno confermate per il menu italiano.
Poi ci sono chicken sandwich, nuggets, patatine, chili, baked potatoes e soprattutto il Frosty, uno strano punto d’incontro tra gelato e milkshake che negli Stati Uniti qualcuno utilizza anche per intingerci dentro le patatine. Non giudichiamo prima di aver provato. Ma se dovessimo scommettere sul prodotto capace di far parlare Wendy’s in Italia, avremmo pochi dubbi.
Il Baconator potrebbe diventare il nuovo panino preferito degli italiani?

Si chiama Baconator e il nome riesce già a spiegare buona parte del concetto. Wendy’s lo ha lanciato nel 2007 e oggi è il prodotto simbolo della catena: due hamburger di manzo quadrati, formaggio americano, sei strisce di bacon affumicato Applewood, ketchup e maionese. Niente insalata, niente pomodoro e soprattutto nessun tentativo di fingere che abbiate ordinato qualcosa di leggero.
Ed è proprio qui che Wendy’s potrebbe avere una carta interessante da giocarsi in Italia. Se il Crispy McBacon è da anni uno dei panini più riconoscibili di McDonald’s nel nostro Paese, non è difficile immaginare che una parte di quel pubblico possa essere parecchio incuriosita dal Baconator. Il principio è simile, solo portato all’americana: più carne, più bacon e zero discrezione.
Personalmente è anche per questo che Wendy’s ci incuriosisce più di altri arrivi recenti. Non è semplicemente l’ennesima catena americana con hamburger, patatine e bibita. Ha alcuni prodotti estremamente riconoscibili e un’identità che, almeno sulla carta, potrebbe essere compresa molto facilmente anche dal pubblico italiano.
Wendy’s ci ha già provato una volta. Ora tocca al secondo round
La cosa divertente è che quarant’anni fa Wendy’s era arrivato forse troppo presto. Oggi rischia quasi il problema opposto: entrare in un mercato in cui hamburger e fast food americani non rappresentano più una novità.
McDonald’s e Burger King sono ormai parte del panorama italiano, KFC è presente da anni, Popeyes sta aprendo rapidamente nuovi ristoranti e Wingstop ha appena iniziato la propria espansione. Per farsi spazio non basteranno quindi il logo con la bambina rossa e gli hamburger quadrati.
Ma Wendy’s parte con un vantaggio: è uno dei pochi grandi nomi del fast food americano che molti italiani conoscono senza aver mai potuto realmente provare. E dopo il primo tentativo degli anni Ottanta, questa volta sembra intenzionato a fare le cose molto più in grande.
Adesso manca soltanto un dettaglio abbastanza importante: aprire davvero il primo ristorante. E soprattutto capire se il Baconator riuscirà a convincere gli italiani a tradire, almeno per un pranzo, il Crispy McBacon.