Il Funerale della Ristorazione Democratica Parte 2

di Lorenza Fumelli

Cari Zillers,

oggi mettiamo finalmente un punto al lungo e periglioso discorso sulla morte della ristorazione democratica, o per dirla fuor di boutade, all’annoiso problema dell’aumento dei prezzi in ogni ristorante d’Italia.

Ne avevamo parlato con il Ristoratore Anonimo durante la prima puntata e in questa seconda – e ultima – caliamo il pezzo da 90: Fabrizio Pagliardi.

Noto a Roma come importatore, in tempi non sospetti, del concept Bar a Vin à la française, già proprietario nel periodo pre-pandemico della champagneria Remigio e della splendida enoteca con cucina Barnaba all’Aventino, oggi continua a lavorare nella storica Barrique a Rione Monti, locale pionieristico e di qualità impeccabile.

Con lui, le definitive riflessioni prima di farcene una ragione e passare a un nuovo argomento.
Buon ascolto!

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2 risposte

  1. Avatar Arturo
    Arturo

    Un signore che ha aperto 3 locali e ne ha chiusi 2 non si presenta con un track record interessante, a mio avviso. Ad aprire locali sono capaci tutti, a farli restare aperti molti molti meno. Le due chiusure gli hanno fatto capire cosa non ha funzionato? Condividere l’analisi retrospettiva sarebbe utile più di sapere come si sta muovendo per comprare i prodotti al mercato.

  2. Avatar Giulia
    Giulia

    La ristorazione sta diventando un business poco profittevole in Italia, a molti ristoratori resta in tasca troppo poco rispetto al giro di affari che mettono in moto. Affitti e costi del personale incidono tantissimo e le tasse sono una batosta. Alzare il livello sembra peggiorare le cose, lo dimostrano i conti degli stellati. Pagliardi secondo me ha centrato il punto, molti consumatori non hanno soldi o non sono pronti a spendere quanto occorre per mangiare e bere come si deve. Basta affacciarsi in Francia per vedere che con 40/50 Euro si fa mediamente uno spuntino. In crescita invece le catene che si collocano nell’area Premium: Signorvino, Panino Giusto, Da Giacomo, Langosteria ed altri dichiarano crescita a due cifre.
    Mi associo alla richiesta di Arturo sull’analisi retrospettiva sulle chiusure dei due locali romani, cosa si poteva fare per evitarlo e perché si è deciso di amputare anziché curare.

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