Villa Ischia si trova ad Atina, in Ciociaria, a pochi chilometri da Cassino e dalla splendida Isola del Liri. La leggenda narra che Atina fu fondata da Saturno insieme ad altre 5 città del Lazio che cominciano con la lettera A. Anche il mio nome comincia con la lettera A, per cui prima di entrare ho chiamato mia madre per avere rassicurazioni sul fatto che non fossi il frutto di una sua scappatella con Saturno nel lontano 1972. Non ha risposto al telefono.
Il ristorante, nato nel 2019, è incastonato tra i monti dell’Appennino Centrale nella Valle di Comino e sorge accanto a un grande maneggio che oggi ospita gare di salto a ostacoli che creano un inaspettato traffico in un’area solitamente assai tranquilla. Incuriosito, mi soffermo dietro una siepe a guardare estasiato questi cavalli saltare ostacoli alti un metro e sessanta (io che scavalco a fatica un guardrail di mezzo metro se devo fare pipì a bordo strada). Prima di essere scambiato per un guardone, varco finalmente il cancello di Villa Ischia che, con i suoi ampi spazi esterni e il grande giardino, appare perfetta come location per cerimonie. Anche la luminosa sala interna, per il tipo di arredamento e per i suoi tavoli rotondi, sembra ideale per un pranzo di una comunione o di un matrimonio. Forse avrei dovuto indossare una cravatta.

Il benvenuto di Vito Mattera e Marcella Marrocco – compagni sia nel lavoro che nella vita – è estremamente cordiale e caloroso. Lo chef Vito mi accoglie con un gran sorriso e un simpatico accento campano che mi spiazza: lui è infatti nato a Zurigo e mi aspettavo parlasse un po’ come Huber, il poliziotto degli svizzeri interpretati da Aldo, Giovanni e Giacomo. Ma i suoi genitori sono originari di Ischia e Napoli, posti che amo e dove sono regolarmente ingrassato a ogni mia visita. Marcella, competente sommelier e affabile maître, è invece nativa di questa area e conosce il territorio come le sue tasche. I due – raccontano – si sono incontrati fortuitamente quando lui, di passaggio con la sua moto, ha avuto un problema meccanico e si è dovuto fermare in zona. Un imprevisto che ha quindi avuto un lietissimo fine. Io invece, l’ultima volta che il mio scooter mi ha lasciato per strada, ho incontrato solo un tassinaro abusivo che pretendeva di accompagnarmi a casa in cambio di 20 euro e due sigarette.

Ma andiamo al sodo. Si inizia con un Benvenuto di Villa Ischia, ovvero 5 antipasti composti da un cuscino di pane alla carbonara con tuorlo essiccato, una bavarese di peperoni, mozzarella e biscotto salato, una tartelletta al nero, erborinato, gelatina di teriyaki e pesce spada, una cialda di riso venere, salmone e bergamotto e infine un macaron di pistacchio e mousse di mortadella. Il tutto accompagnato da un buon prosecco Viaventi della cantina Masottina di Conegliano. Su cosa mi piaccia di più sono indeciso quasi quanto il Prefetto che ha dovuto scegliere data e orario dell’ultimo derby Roma-Lazio. Probabilmente la tartelletta e il macaron sono i miei preferiti, per la delicatezza e per il riuscito gioco di contrasti. Indubbiamente, un inizio di grande effetto che mi fa salire l’appetito a livelli di guardia che neanche un contatore geiger sulle Isole Marshall dopo i 67 test nucleari statunitensi.

Mentre inizio a sorseggiare un calice di Biancolella della cantina Casa d’Ambra – naturalmente di Ischia – arriva un piatto multistrato con baccalà, patate al nero, tartelletta con burrata e gamberi rossi su ristretto di gamberi, a cui approccio con la cura di un archeologo armato di trowel. Man mano che assaporo i singoli ingredienti sento arrivare un profumo di mare e una freschezza che ho la sensazione di stare in spiaggia a Ischia, anziché a due passi dal fiume Melfa. Un piatto davvero ben concepito e ben fatto!

Ormai scalpito come uno dei cavalli del vicino maneggio che aspetta la biada dopo 16 ore di digiuno intermittente, quando mi vengono portati dei quadrotti al ragù di coniglio all’ischitana. In questo piatto tradizionale, Vito dimostra di sapersi destreggiare con maestria e rispetto anche dinanzi a pietanze più classiche. Il ragù è tenerissimo e la scelta del quadrotto (un formato piuttosto inusuale di pasta) azzeccata.

Il risotto agli agrumi e mazzancolle, rispetto al precedente, ha invece un mood più leggero e fine, dove l’acidità di base mette in risalto la dolcezza dei crostacei. La cottura è perfetta e gli ingredienti assolutamente equilibrati. Anche l’impiattamento è molto elegante e lo fa sembrare un girasole di Van Gogh.

Passiamo al secondo. Il calamaro intagliato “stile ananas” con aglio, olio, friarielli e pomodorini secchi, oltre a presentarsi bene, è squisito ma vivamente sconsigliato per un primo appuntamento romantico in cui desiderate baciare il/la vostro/a dirimpettaio/a. Infatti, appena finito il piatto, ho un alito che ricorda la scia lasciata da un camion dell’Ama che vi precede al semaforo rosso e i denti verde celadon come Beetlejuice. Dettagli trascurabili, perché questa portata mi ha fatto fare una scarpetta talmente accurata che invece del pane sembra che abbia usato una smerigliatrice Makita.

Il dessert finale, la dolce mareggiata, è un capolavoro sia visivo che sensoriale, una piccola opera d’arte. La presentazione è talmente bella che ho pensato di non mangiarlo per tre lunghissimi millesimi di secondo. Dopo di che l’ho divorato. In particolare, lo scoglio di cioccolato ripieno al lampone e l’onda di gelato all’alga spirulina sono qualcosa di incredibile!
Quando ormai ho assunto la postura e la palpebra calata di Claudio Lotito durante una seduta in Senato, Vito si ferma al tavolo a fare una chiacchierata. Racconta di come la sua passione per la cucina sia nata da ragazzino ammirando le “sculture di frutta” e, successivamente, muovendo i primi passi tra pentole e piatti, osservando gli chef e imparando le basi del mestiere rubando con gli occhi. Da lì, una lunga gavetta che lo ha portato a lavorare in prestigiose stazioni sciistiche come St. Moritz, Davos e Kloster, passando dagli esordi a Ischia alle cucine gourmet svizzere. Vito parla delle sue esperienze con una dedizione e una luce negli occhi che raramente ho incontrato in questo mondo, mostrando una incrollabile voglia di continuare a imparare e allargare le proprie conoscenze senza mai adagiarsi. Onestamente, sarei rimasto a lungo ad ascoltarlo, magari facendo un bis di dolce mareggiata.
Ma è tempo di saluti e c’è un po’ di strada da fare per tornare a casa. Sperando di non incappare in nessun problema meccanico, perché come minimo incontrerei di un trattorista abusivo che pretenderà di accompagnarmi a casa in cambio di 40 euro e due sigarette. Ma io ho finito le sigarette.
____________
Villa Ischia Restaurant
Indirizzo: Via Case di Melfa II, 257/275, Atina (FR)