Perché ci piace tanto Gnammus, il nuovo social network italiano dedicato interamente al food&beverage

Gnammus è il social network dedicato al food & beverage che unisce ricette, contenuti, ristoranti, produttori e strumenti basati sull’intelligenza artificiale, puntando soprattutto sulla personalizzazione.

Perché ci piace tanto Gnammus, il nuovo social network italiano dedicato interamente al food&beverage - immagine di copertina

Nasce da un’idea di Marco Zanardi e cresce insieme al socio Alessio Luparelli fino a diventare il progetto di RTLP: una piattaforma verticale dedicata al food & beverage che mette insieme ricette, contenuti social, ristoranti, produttori e strumenti basati sull’intelligenza artificiale. Siamo andati a capire come funziona. E perché, in un mondo già pieno di contenuti gastronomici, qualcuno abbia deciso di costruire un altro social network.

Diciamolo: di un altro social network non sentivamo esattamente la mancanza. Abbiamo quello delle foto, quello dei video, quello in cui parliamo di lavoro e quelli in cui entriamo per cinque minuti e ne usciamo inspiegabilmente un’ora dopo.

E poi c’è il cibo, che in tutti questi posti è già ovunque: ricette, ristoranti, carbonare, lievitati, chef, nutrizionisti, bottiglie, recensioni, video di cose croccantissime tagliate a metà. Il food è da anni uno dei grandi linguaggi dei social. E allora perché costruirne uno dedicato soltanto a questo?

È la domanda da cui siamo partiti incontrando Marco Zanardi e Alessio Luparelli, fondatori di Gnammus. La risposta è nel modo in cui hanno pensato la piattaforma: oggi il cibo è dappertutto sui social, ma i social che utilizziamo non sono stati progettati intorno al cibo.

Gnammus sì.

Se volete iniziare a farvi un’idea di come funziona, potete già iscrivervi a Gnammus da questo link e curiosare un po’ prima di continuare a leggere.

Come nasce l’idea di Gnammus

La storia, peraltro, comincia molto lontano dagli algoritmi. Comincia dalla mamma di Marco Zanardi e dalle sue ricette: «Mia mamma aveva un sacco di ricette, ma era decisamente poco informatica», racconta Zanardi. L’idea iniziale era quindi semplicissima: trovare un’applicazione nella quale raccoglierle e conservarle. Non trovando qualcosa che lo convincesse, decide di costruirsela. In principio, quindi, c’era l’idea di un database di ricette. Niente social network, niente intelligenza artificiale, niente startup.

Poi, come si dice, l’appetito vien mangiando. Perché non permettere di condividere quelle ricette? Perché non aprire il sistema ad altri utenti? Perché non creare profili e connessioni?

Zanardi porta l’idea ad Alessio Luparelli, con cui era già socio in un’altra società. Il progetto cresce, si aggiungono funzioni e quello che era in origine un ricettario digitale assume progressivamente una dimensione diversa, fino alla nascita di RTLP e allo sviluppo di Gnammus. Anche il nome della società racconta dove vogliono arrivare: RTLP sta per “Recipes To Link People”, ricette per mettere in relazione le persone.

«Definire Gnammus come un archivio di ricette», ci dice Zanardi, «sarebbe come definire LinkedIn un archivio di CV». Gnammus vuole essere un social network.

Bene. Ma cosa si fa davvero su Gnammus?

Questa è la key-question. Perché un social verticale ha senso soltanto se essere verticale gli permette di fare cose che un social generalista non può fare, o non può fare altrettanto bene. A prima vista Gnammus utilizza molti meccanismi che conosciamo: post, reel, stories, follow, like, hashtag, mention e check-in. Si pubblicano contenuti, si seguono persone, si interagisce e si costruisce il proprio feed. Solo che qui tutto parte da ciò che mangiamo e beviamo.

Si possono creare e pubblicare ricette, archiviarle, condividerle oppure tenerle private; cercare contenuti e locali; gestire una lista della spesa; utilizzare strumenti dedicati alla dieta; trovare suggerimenti su ricette, bevande ed esperienze gastronomiche. La piattaforma integra inoltre strumenti di intelligenza artificiale pensati specificamente per il food & beverage.

In pratica Gnammus prova a far convivere nello stesso ambiente social network, ricettario, ricerca di posti dove mangiare, organizzazione della spesa e strumenti personali legati all’alimentazione. Ma la differenza più interessante sta probabilmente in ciò che Gnammus sa di un piatto.

Qui una carbonara non è soltanto una foto

Prendiamo la solita carbonara. Su un social generalista è un contenuto: una fotografia o un video, una caption, qualche hashtag e le interazioni degli utenti. Su Gnammus può essere contemporaneamente un contenuto social e una ricetta strutturata. Ingredienti, allergeni, tecniche di preparazione, tempi e suggerimenti diventano informazioni associate al contenuto. La piattaforma può quindi utilizzare questi dati, insieme alle interazioni, per comprendere progressivamente gli interessi degli utenti.

Ed è una differenza sostanziale.

Se continuiamo a salvare amatriciane, seguire pizzaioli, guardare reel sui lievitati e ignorare qualunque cosa contenga barbabietola, stiamo dicendo al sistema molto più di “mi piace questa foto”. Gli stiamo raccontando come mangiamo. Le ricette, inoltre, non devono necessariamente essere pubbliche. Possono essere mantenute private oppure condivise con gruppi differenti di persone. Il progetto prevede diversi livelli di accesso persino per i tips, le note personali associate alla preparazione. Potete quindi pubblicare la ricetta della parmigiana di vostra nonna senza essere obbligati a rivelare proprio tutto.

Ci sembra ragionevole.

Non il ristorante migliore. Quello che potrebbe piacere a te

Questa quantità di informazioni alimenta una delle scommesse centrali del progetto: la personalizzazione. Gnammus utilizza un algoritmo di matching progettato specificamente per il food & beverage, con l’obiettivo di mettere in relazione utenti, contenuti e attività sulla base delle preferenze che emergono progressivamente dall’utilizzo della piattaforma.

Zanardi ce lo spiega con un esempio: un ristorante di pesce può avere un ranking altissimo perché è amatissimo da persone che impazziscono per il crudo. Ma se voi il pesce crudo non lo mangiate, quanto vi è utile quel ranking? L’obiettivo è quindi superare, almeno in parte, la logica del “piace a moltissime persone” e arrivare a capire se piace a persone che hanno gusti simili ai nostri.

Questo vale per un ristorante, ma potenzialmente anche per una ricetta, un prodotto, un vino o un creator. C’è però anche un’altra idea interessante dietro l’algoritmo. Il team non vuole costruire soltanto la classica bolla in cui, dopo aver cercato una ricetta di patate, siamo condannati a vedere patate per il resto della nostra esistenza digitale. Nell’intervista Zanardi parla esplicitamente della volontà di lasciare spazio alla scoperta, facendo emergere anche contenuti nuovi rispetto alle preferenze già note. Per un social dedicato al cibo non è un dettaglio da poco.

Altrimenti mangeremmo sempre le stesse cose.

Diet Manager, AI e un sommelier che dovrebbe imparare i nostri gusti

È sulla personalizzazione che si innestano anche alcuni degli strumenti più ambiziosi del progetto. Tra quelli già presenti c’è il Diet Manager, attraverso il quale è possibile organizzare i piatti della settimana. La prospettiva raccontata dai fondatori è far evolvere questo sistema fino a consentire un utilizzo sempre più preciso delle informazioni nutrizionali e, in futuro, anche un’interazione con professionisti come i nutrizionisti.

Il ragionamento è interessante: due piatti possono avere caratteristiche nutrizionali compatibili con lo stesso obiettivo, ma se uno dei due ci piace e l’altro no, probabilmente non sono equivalenti quando dobbiamo davvero seguire una dieta.

errori servizio vino

Poi c’è il Digital Sommelier, ancora in fase di sviluppo. L’esempio fatto durante l’intervista è molto semplice. Dire che con un arrosto sta bene un certo vino rosso è relativamente facile. Ma se noi il vino rosso non lo beviamo? Il Digital Sommelier è pensato per combinare la conoscenza verticale del beverage con quella delle preferenze dell’utente, arrivando a suggerire non semplicemente un abbinamento teoricamente corretto, ma un abbinamento corretto per quella persona. E la stessa logica potrà progressivamente estendersi agli altri beverage.

Dietro questi strumenti ci sono AI e machine learning, ma l’idea dichiarata dal team è non costruire un’intelligenza artificiale generalista. A Gnammus interessa che sappia molto bene una cosa: food & beverage.

E a proposito di ristoranti…

Fin qui abbiamo parlato soprattutto di utenti. Ma l’altra metà di Gnammus è pensata per chi nel mondo del food ci lavora: ristoranti, produttori, aziende, consorzi e altre realtà professionali. A loro sono destinati i profili Business, nei quali possono essere inserite informazioni strutturate sull’attività, categorie, servizi e geolocalizzazione. Un ristorante può quindi avere la propria presenza sulla piattaforma, pubblicare contenuti e ricette ed essere individuato anche attraverso il sistema di matching. La prospettiva è interessante: la ricerca “dove mangio vicino a me?” potrebbe progressivamente trasformarsi in “dove c’è qualcosa vicino a me che potrebbe piacermi?”

Che non è esattamente la stessa domanda.

E i prodotti possono entrare direttamente nelle ricette

Per le aziende c’è poi il Catalogo Prodotti. Il sistema è progettato per consentire a un prodotto di essere collegato non soltanto alle ricette ufficiali pubblicate dal brand, ma anche a quelle create dagli utenti. Un olio, una pasta, un formaggio o una bottiglia possono quindi essere messi in relazione direttamente con le preparazioni nelle quali vengono utilizzati.

Ci sono poi badge e network di affiliazione, pensati per realtà come consorzi, associazioni o catene che vogliano creare una rete riconoscibile di profili, e strumenti destinati alle campagne con i content creator. In particolare, il sistema Content Creator – Direct Campaign è pensato per mettere in relazione aziende e creator utilizzando i dati disponibili sulla piattaforma per individuare pubblici coerenti con gli obiettivi della campagna.

Tradotto: non necessariamente il creator con più follower ma quello con i follower più interessanti per quel prodotto.

Foodzilla entra in Gnammus

Ed eccoci al motivo per cui ve ne stiamo parlando proprio adesso. Perché dopo aver incontrato i fondatori e studiato il progetto abbiamo deciso di non limitarci a raccontarlo: Foodzilla – questo dinosauro post-atomico gourmet – entra in Gnammus.

Nei prossimi mesi accompagneremo il lancio di un progetto che porterà sulla piattaforma diversi cuochi e influencer italiani, ognuno con una pagina personale e ricette originali, pensate per poter essere replicate anche a casa. E noi faremo quello che sappiamo fare meglio: andremo a conoscere quei cuochi e racconteremo anche qui le loro storie, le loro ricette e il loro modo di intendere la cucina.

I contenuti vivranno su Gnammus e saranno rilanciati attraverso Foodzilla e i suoi canali social, mentre agli chef coinvolti dedicheremo approfondimenti editoriali. I nomi arriveranno presto. Gnammus, del resto, è ancora all’inizio, con una community giovanissima, già cresciuta prima dell’avvio di una vera attività promozionale. Ed è proprio per questo che il progetto ci incuriosisce. Intanto, i primi contenuti di Foodzilla sono già online: qui potete trovarci su Gnammus.

Non vogliamo raccontarvi soltanto quello che Gnammus dice di voler diventare. Vogliamo entrarci mentre cresce, portarci cuochi e ricette, usarlo e capire che cosa succede quando un social network progettato interamente intorno al cibo comincia davvero a riempirsi di persone che il cibo lo cucinano, lo producono, lo raccontano e, soprattutto, lo mangiano.

Vediamo se le ricette riescono davvero a mettere insieme le persone.

Noi, intanto, cominciamo a cucinare.

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