50 Best Restaurants 2026: l'Italia perde posizioni, ma il vero problema è il ricambio

La classifica 50 Best Restaurants 2026 premia Asador Etxebarri e ridisegna gli equilibri mondiali. In Italia salgono Piazza Duomo e Al Gatto Verde, mentre arretrano diversi nomi storici.

50 Best Restaurants 2026: l'Italia perde posizioni, ma il vero problema è il ricambio - immagine di copertina

Piazza Duomo risale, Al Gatto Verde debutta nella Top 50, mentre Reale, Atelier Moessmer e Le Calandre arretrano. Da Lima arriva una classifica che premia nuovi protagonisti e ridisegna gli equilibri della gastronomia mondiale. Ma i numeri raccontano una storia più complessa di quella che sembra. La prima domanda, davanti alla classifica dei 50 Best Restaurants 2026, non è chi abbia vinto. È chi stia davvero guadagnando terreno e chi, invece, lo stia perdendo. Perché la graduatoria annunciata il 4 novembre a Lima racconta molto più di una successione di ristoranti: fotografa un sistema gastronomico nel quale reputazione, riconoscibilità internazionale e capacità di attrarre attenzione sembrano contare sempre di più.

Il primo posto va all’Asador Etxebarri di Bittor Arginzoniz, che dopo due anni consecutivi in seconda posizione conquista finalmente la vetta. Seguono Gaggan a Bangkok e Alchemist a Copenaghen. Tre ristoranti, tre interpretazioni profondamente diverse dell’alta cucina, accomunate dalla capacità di costruire un’identità riconoscibile ben oltre i confini nazionali. Ma è soprattutto scorrendo le posizioni successive, e confrontandole con quelle del 2025, che emergono i movimenti più interessanti.

Italia: cinque ristoranti nella Top 50

Enrico Crippa

Enrico Crippa. Ph: Mangiaebevi

Nel 2025 l’Italia contava sei ristoranti tra i primi cinquanta. Nel 2026 sono cinque. Un dato che, da solo, suggerirebbe un arretramento, ma che richiede una precisazione fondamentale: Lido 84, sedicesimo lo scorso anno e primo italiano in classifica, ha chiuso nel marzo 2026. Non è quindi un ristorante retrocesso, ma un protagonista uscito dalla competizione. Al netto di questa assenza, il bilancio italiano resta comunque contrastato. Due ristoranti avanzano sensibilmente, tre perdono posizioni e uno scivola appena fuori dalla Top 50.

Il miglior italiano del 2026 è Piazza Duomo di Enrico Crippa, che passa dal 32° al 20° posto, guadagnando dodici posizioni. È il risultato più significativo per un ristorante italiano già presente nella Top 50 del 2025 e riporta Alba davanti a tutti gli altri rappresentanti nazionali. Subito dopo arriva la vera sorpresa: Al Gatto Verde di Modena, guidato da Jessica Rosval, che entra nella Top 50 direttamente al 24° posto, dopo essersi classificato 92° nel 2025. Un salto di 68 posizioni che merita attenzione non soltanto per le dimensioni, ma anche per ciò che rappresenta. Rosval, premiata quest’anno anche come World’s Best Female Chef, porta in classifica un ristorante relativamente giovane, legato all’universo gastronomico modenese ma dotato di una propria identità. Il suo risultato dimostra che il panorama italiano può ancora esprimere protagonisti capaci di conquistare rapidamente visibilità internazionale. Il problema è che, alle spalle di questi due risultati positivi, il resto della rappresentanza italiana arretra.

Reale di Niko Romito passa dal 18° al 27° posto, perdendo nove posizioni. Atelier Moessmer di Norbert Niederkofler scende dal 20° al 38°, con un arretramento di diciotto posti. Le Calandre degli Alajmo passano dal 31° al 43°, perdendone dodici. E poi c’è Uliassi, che dal 43° posto del 2025 scivola al 51° nel 2026: appena fuori dalla classifica principale, ma ancora presente nella graduatoria allargata. È proprio questa combinazione a rendere il bilancio italiano meno rassicurante di quanto suggeriscano i due grandi balzi in avanti.

Il paradosso italiano

L’Italia riesce a far emergere nuovi protagonisti, ma una parte importante dei suoi nomi più consolidati sta perdendo terreno. Naturalmente, scendere nella 50 Best non significa necessariamente cucinare peggio (e questo lo sappiamo a memoria). La graduatoria misura il risultato di un sistema di votazione internazionale, non la qualità assoluta dei piatti. I movimenti possono dipendere da molte variabili: cambiamenti nelle preferenze dei votanti, maggiore esposizione di nuovi ristoranti, distribuzione geografica delle visite e dinamiche di reputazione. Resta però il fatto che, nel 2026, nessun ristorante italiano entra nella Top 10. E che l’Italia, un tempo presenza ricorrente nelle posizioni più alte, oggi deve affidare soprattutto a Piazza Duomo e alla nuova entrata di Al Gatto Verde il racconto della propria competitività.

Chi sale nel mondo: le nuove geografie della 50 Best

Fuori dall’Italia, la classifica 2026 presenta movimenti persino più spettacolari. Kadeau di Copenaghen passa dal 41° all’8° posto: trentatré posizioni guadagnate, che gli valgono il riconoscimento di Highest Climber. È uno dei segnali più evidenti della capacità della scena nordica di rinnovare continuamente la propria presenza ai vertici. The Chairman di Hong Kong sale dal 19° al 6° posto, mentre Jan di Monaco di Baviera passa dal 50° al 19°. Mérito di Lima compie un altro balzo importante, dal 26° al 13° posto, consolidando il ruolo del Perù nella geografia gastronomica internazionale.

Ancora più vistosi sono gli ingressi nella Top 50 di ristoranti che nel 2025 figuravano nella seconda metà della Top 100: Meet the Bund di Shanghai, dal 94° al 21° posto, e Masque di Mumbai, dal 68° al 26°. A questi si aggiunge Tuju di San Paolo, che entra direttamente al 16° posto e conquista il premio Highest New Entry. Sono risultati che raccontano un panorama sempre meno concentrato sulle Capitali tradizionali dell’alta cucina europea. Cina, India, Brasile e altre destinazioni stanno conquistando spazi importanti nella percezione internazionale della gastronomia.

Chi scende: il caso Don Julio e le grandi cadute

don julio

Don Julio. Ph: Facebook

Se alcune ascese sono spettacolari, altrettanto lo sono le discese. Il caso più evidente è Don Julio di Buenos Aires, che precipita dal 10° al 44° posto, perdendo trentaquattro posizioni. Un arretramento sorprendente per un ristorante che soltanto un anno fa figurava tra i primi dieci del mondo. Ancora più pesante, in termini numerici, è quello di Ikoyi di Londra, che dal 15° posto scende al 48°: trentatré posizioni perse. Potong di Bangkok, che nel 2025 aveva conquistato il 13° posto e il premio Highest New Entry, scivola al 32°. Un caso interessante perché mostra quanto rapidamente possa cambiare la collocazione di un ristorante anche dopo un debutto di grande successo.

Diverxo di Dabiz Muñoz passa dal 4° al 9° posto, rimanendo comunque tra i primi dieci. Un arretramento relativamente contenuto, ma significativo per un ristorante che da anni aspira alla vetta. Questi movimenti invitano a una riflessione: la 50 Best non è soltanto una classifica di consacrazioni. È anche un sistema nel quale la permanenza ai vertici diventa sempre più difficile, persino per chi ha già raggiunto una notorietà internazionale straordinaria.

Il caso Giappone: quando l’assenza diventa una notizia

Tra gli aspetti più sorprendenti dell’edizione 2026 c’è l’assenza del Giappone dalla Top 50. Nel 2025 erano presenti quattro ristoranti giapponesi: Sézanne al 7° posto, Narisawa al 21°, Florilège al 36° e La Cime al 44°. Nessuno di questi compare tra i primi cinquanta del 2026, né viene sostituito da un altro ristorante giapponese. È un dato clamoroso per un Paese che continua a rappresentare uno dei riferimenti mondiali dell’alta gastronomia.

Naturalmente, sarebbe assurdo interpretarlo come un improvviso declino della cucina giapponese. Piuttosto, il risultato pone interrogativi sulla distribuzione geografica dei voti, sulla visibilità internazionale dei ristoranti e sulla capacità della classifica di rappresentare in modo equilibrato le diverse scene gastronomiche. E mostra, ancora una volta, perché sia rischioso confondere una graduatoria annuale con una fotografia oggettiva della qualità culinaria mondiale.

I soliti dubbi: la Best premia i ristoranti o la loro capacità di farsi conoscere (e votare)?

Jessuca rosval

Jessica Rosval. Ph: Reporter Gourmet

È una domanda che accompagna la classifica da anni e che il 2026 rende particolarmente attuale. La 50 Best si basa sulle preferenze espresse da un’Academy internazionale composta da oltre 1.100 votanti, tra professionisti della ristorazione, giornalisti gastronomici e viaggiatori esperti. Non è una valutazione costruita su visite ispettive sistematiche, né su criteri tecnici uniformi applicati a tutti i ristoranti. Questo non rende la classifica priva di valore. La rende, piuttosto, uno strumento che misura anche la reputazione gastronomica internazionale e la capacità di un ristorante di entrare nell’orizzonte dei votanti.

Il nostro Paese continua a possedere un patrimonio straordinario di ristoranti, cuochi, tradizioni e innovazione. Ma quanto riesce a raccontarlo al mondo nell’era post-Botturiana? Quanto investe nella costruzione di relazioni internazionali, nella circolazione delle proprie idee e nella capacità di rendere visibili i nuovi talenti? Non è una questione di marketing contrapposto alla cucina. È il riconoscimento che, in un sistema di votazione globale, essere eccellenti e riuscire a far conoscere la propria eccellenza sono due sfide differenti.

Il risultato di Al Gatto Verde dimostra che nuovi percorsi di affermazione sono possibili. Quelli di Piazza Duomo, Reale, Atelier Moessmer e Le Calandre mostrano quanto sia complesso mantenere o migliorare la propria posizione nel tempo.

Il vero bilancio italiano non è una sconfitta, ma un avvertimento.

 

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