Abbiamo visto Foodish, il nuovo show di Joe Bastianich: è davvero diverso dagli altri?

Foodish sorprende con un format originale: sfide tra cuochi locali, ambientazioni autentiche e piatti della tradizione. Joe Bastianich è narratore leggero e coinvolgente. Il programma unisce viaggio e cucina, risultando spontaneo, diretto e lontano dai soliti cooking show.

Abbiamo visto Foodish, il nuovo show di Joe Bastianich: è davvero diverso dagli altri? - immagine di copertina

Ho iniziato a guardare Foodish con un po’ di scetticismo: un altro cooking show, mi sono detto, e invece già dalla prima puntata mi sono ricreduto.

Joe Bastianich ha trovato un modo diverso di raccontare il cibo, trasformando la tradizione di una città in una sfida diretta tra cuochi locali, con un ospite VIP a rendere il tutto più vivace. La gara funziona perché è immediata: uno contro uno, chi perde lascia il grembiule Foodish al vincitore, che a sua volta deve difenderlo nel turno successivo. È un meccanismo chiaro, quasi da videogioco, che tiene viva l’attenzione e rende ogni episodio scorrevole. Alla fine chi resiste fino all’ultimo porta a casa la targa e l’adesivo da appendere in vetrina, un riconoscimento piccolo ma di grande valore per un ristorante che punta sulla visibilità.

Rispetto ad altri cooking show, qui non c’è la pressione da MasterChef né l’atmosfera patinata delle produzioni Netflix. Foodish è più diretto, più “da strada”. Non ti mostra ricette complesse o impiattamenti da ristorante gourmet, ma piatti che appartengono davvero alla tradizione locale. È un cibo riconoscibile, quotidiano, che però viene trattato con la stessa serietà che altri riservano all’alta cucina.

La parte che mi ha convinto di più è la leggerezza con cui viene raccontato tutto. Joe Bastianich si presta a un ruolo diverso dal solito: meno giudice severo e più compagno di viaggio che si diverte ad assaggiare e commentare. L’altro protagonista silenzioso è l’Italia stessa, con le sue città, le piazze, i mercati e i ristoranti che fanno da cornice alle sfide. È un programma che mostra il cibo ma anche il contesto che lo circonda, e questo lo rende più vicino a un viaggio che a una semplice competizione culinaria.

Gli ospiti VIP aggiungono la giusta dose di colore: da Alessandro Borghese a Tina Cipollari, da Bianca Guaccero a Rocco Tanica. Ognuno porta con sé un modo diverso di guardare al cibo e questo contribuisce a variare il ritmo delle puntate. Non sono presenze ingombranti, non rubano la scena, ma si inseriscono in modo naturale nel meccanismo dello show.

Se proprio devo trovare un limite, è che dopo qualche puntata la struttura rischia di diventare prevedibile. Sai già che ci sarà la sfida, sai già che il grembiule cambierà mano o resterà al campione. È il prezzo da pagare per un format che non ha troppi fronzoli e punta tutto sulla semplicità. Allo stesso tempo, però, la varietà dei piatti e delle città visitate riesce a mantenere viva la curiosità, perché ogni episodio ti porta in un angolo diverso d’Italia e ti fa scoprire un nuovo simbolo della tradizione gastronomica.

In definitiva, Foodish mi è piaciuto. È un programma che riesce a mescolare competizione e convivialità, senza mai cadere nella retorica del “cibo come arte” né nel trash da reality. Si guarda volentieri, diverte, fa sorridere e, soprattutto, fa venire voglia di andare a scoprire quei piatti dal vivo. Forse non rivoluziona il genere, ma aggiunge un tassello interessante nel panorama dei cooking show televisivi: più autentico, più spontaneo, e in fondo più vicino al modo in cui viviamo il cibo nella vita reale.

tags: Attualità

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