Non so se capita anche voi una giornata storta oppure un po’ di rodimento indefinito o, ancora, la stanchezza e quella sensazione di essere circondati da persone che non (vi) capiscono. Allora serve proprio quella cosa lì, quella voglia improvvisa da soddisfare che fa ripartire e fa sentire ancora come se, nonostante tutto, la vita possa girare per il verso giusto. A volte salata, altre volte dolce, fai anche mezza Roma per assaporarla con calma, staccando il telefono e mandando il mondo intero a quel paese.
Se tutto questo vi sembra familiare, magari questi 10 indirizzi possono evitarvi costose sedute con uno bravo. Sono posti strani, magari conosciuti per altro o sconosciuti proprio, ma è anche per questo che son curativi.
Pizzette

Le pizzette, quelle rosse e quelle bianche, a me ricordano quelle feste da sfigato quasi adolescente alle quali mi obbligavano ad andare, perché compleanni di figli altrettanto sfigati di amici dei miei. Le ho sempre schifate. Finché, per caso, non ho assaggiato queste qui. Impasto perfetto, morbide e croccanti al contempo, il pomodoro sopra che mi ricorda il passato in campagna, l’olio saporito, il giusto sale.
Non c’è stato più nulla da fare, una droga. Cocaina, scansati.
Pane e tempesta – Via Giovanni De Calvi, 23, Roma
Primo sale fritto
Sono boomer e orfano del bar Hungaria dove mio padre mi portava appena arrivato a Roma a mangiare l’unico hamburger alla piastra degno di quel nome – ne parlarono allora anche negli States. Era circa il 1975 e finché non cambiò ripetutamente gestione perdendo carattere e qualità, io andavo spesso anche per la mozzarella alla piastra e quella in carrozza. Ora la mozzarella alla piastra non la fa più nessuno, ma quella in carrozza e il primo sale fritto di Gabrini valgono la pena. Croccanti, abbondanti, soddisfacenti, da mangiar al volo o portar via per riscaldarli a casa.
La rivincita del boomer.
Gabrini – Via Cola di Rienzo, 200, Roma
Panino al pastrami
Il pastrami, a Roma, è una di quelle cose che fa molto uomo di mondo, a meno che non sei di origini ebree. Di solito si è soliti mangiarlo a New York, in qualche Deli, e appena si può lo si ricorda a voce alta nei giusti consessi. Se lo vedi da qualche parte e non te la vuoi tirare, devi quindi far finta di nulla, al massimo una leggera sorpresa per qualcosa di così insolito. È anche vero, però, che a me piace a bestia e che, se non voglio spararmi tutta Roma per andar al più conosciuto Pastrami a Centocelle, posso sempre accontentarmi di quello del bar Pansera, con tanto di cetriolini.
I want to be a part of it, New York, New York.
Bar Pansera – Via Aurelia, 323A, Roma
Pizza bianca con la mortadella

Quando son andato via da casa, a 20 anni, ho mangiato per un anno pizza bianca con la mortadella, perché i soldi erano sempre pochi. È stata la mia compagna di studi, di viaggio, di lavoro, sempre fedele e anche di poche pretese. Adesso la mangio di rado, forse perché ne ho mangiata troppa prima, ma quando mi viene quella voglia allora non faccio molta distinzione: scelgo un forno vicino, guardo la pizza bianca, vedo com’è la mortadella e mi faccio una striscetta, grande più o meno come la toppa che devo mettere alla giornata.
La mortazza non tradisce mai.
Potete andare da Ripiena di Max Crunch, ad esempio, che abbiamo provato e recensito da poco.
Supplì

Da bambino mia madre non mi faceva mangiare i supplì. Non so se fosse dovuto alla sua origine milanese, ma per lunghi anni appena vedeva un supplì faceva una smorfia e mi diceva che erano fatti con gli scarti. Spesso c’azzeccava. Quindi mentre gli altri ragazzini uscivano da scuola e si prendevano un bel supplì al telefono, io restavo a guardare e, come insegna la volpe di Esopo, ho finito per schifarlo. Devo ad Arcangelo Dandini il rinsavimento. Eppure è grazie ai supplì di Sancho, a Fiumicino, che sono sopravvissuto a fredde e piovose mattinate in barca. Ancor oggi se mi vede entrare, prende un supplì e me lo porge. E gli son grato.
Chi non sa godere della fortuna quando gli si presenta, non si deve lamentare se poi gli sfugge (cit.).
Pizzeria Sancho – Via della Torre Clementina, 142, Fiumicino RM (questa è la sede principale, ma ci sono anche due sedi a Roma, una a Prati in Via Gioachino Belli, 3a, e una in zona Piazza Bologna a Via Catania, 51)
Bignè al cioccolato

Ora non so da dove mi venga, ma il bignè al cioccolato è per me un abbraccio tenero e caloroso, un rifugiarsi in un luogo immaginario sicuro e felice, un rimedio alle tristezze e fatiche quotidiane. Potete quindi ben capire quanto mi faccia incavolare se prendo un bignè bello cicciotto, con la glassa lucida sopra e aprendolo scopro che all’interno vi è una lacrima striminzita di cioccolato, magari al latte. Ecco, da Natalizi, il bignè è pieno zeppo di cioccolato amaro, così straripante che bisogna far attenzione a come si mangia per non inzaccherarsi tutto.
La felicità pura. Death by chocolate.
Pasticceria Natalizi – Via Po, 124, Roma
Gelato al gianduia

Certe volte mi stupisco e mi preoccupo per quanto io sia banalmente ripetitivo. Arrivo davanti alla vetrina, do uno sguardo approfondito alle vaschette e ai loro gusti, immagino combinazioni più o meno esotiche, mi ingarello pure in eliminazioni all’ultimo respiro, ma se sono lì perché me rode o perché voglio farmi piacere, allora non può essere altro che Gianduia con panna. Gianduia con pezzi di nocciola e panna che sa di panna di quando ero bambino. Così, semplicemente, la migliore che abbia mai assaggiato.
Curar la tristezza con il gianduia e a ridere in faccia ai passanti (quasi cit.).
Gelateria dei Gracchi – Via dei Gracchi, 272, Roma (le altre due sedi sono in Via di Ripetta, 261 e Viale delle Provincie, 30)
Caffè

Un tempo bevevo il caffè con lo zucchero. Non tanto, un cucchiaino, così, dicevo, per dargli un po’ più di spessore, di consistenza. Poi per caso, l’ho bevuto da Antonello e mi ha fatto scoprire il vero caffè, i suoi aromi, la sua complessità e anche come gustarlo, senza zucchero, soprattutto l’arabica che preferisco per l’acidità. Ora tendo a non bere il caffè al bar, quasi sempre troppo tostato, con note bruciate, e me lo faccio a casa, possibilmente monorigine Etiopia Sidamo. E se lo bevo fuori, sia qui.
Total coffee.
Artigiano Del Caffè – Via Famagosta, 14, Roma
Bomba alla crema

Sono un romano anomalo, forse perché i primi 11 anni di vita ho vissuto al Nord. Quindi niente bomba alla crema, al massimo krapfen con la marmellata. Alle bombe alla crema, però, mi son convertito abbastanza presto, appena rientrato a Roma. Al di là della frittura che deve essere leggera e perfetta il trucco sta nella crema e quella di Cristalli è qualcosa di paradisiaco: setosa, non troppo dolce, abbondante. In poche parole, irresistibile.
E si sa, si resiste a tutto, ma non alle tentazioni.
Pasticceria Cristalli di zucchero – Via di Val Tellina, 114, Roma
Bignè alla chantilly
Nella solita classifica che un giorno sì e un giorno no riempie le pagine di qualche sito food, Regoli sta sempre nelle prime posizioni per il maritozzo alla panna. E se lo merita, perché il maritozzo è veramente buono, sicuramente uno dei migliori. Ma a me il maritozzo non fa impazzire. Sono più uno da bignè, snob, e il bignè alla chantilly che si trova lì è quanto di meglio si possa volere, ovviamente dopo il bignè al cioccolato.
Quindi invece di andarci per il maritozzo, come fanno tutti, siamo eccentrici e stravaganti: votiamo bignè!
Pasticceria Regoli – Via dello Statuto, 60, Roma
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