Negli ultimi anni ho avuto la fortuna di viaggiare molto e uno dei dubbi esistenziali che mi assale è: ma siamo sicuri che gli italiani capiscono veramente più degli altri sul cibo? Viaggiare mi ha permesso anche di cominciare nuove amicizie e discussioni, superando quella fase iniziale riempita solitamente da domande sul lavoro e sulla mia provenienza, e introducendo e approfondendo altri tipi di discorsi.
Tra questi, quando dico di essere italiano, il cibo diventa spesso protagonista. Che l’Italia sia famosa per il cibo non è certo una novità, ci sono svariate classifiche e questioni tecniche che ci collocano sempre tra le migliori cucine al mondo (e in molti casi La migliore in assoluto) .
Si tratta però di un’arma a doppio taglio: mi sono reso conto, infatti, che la linea tra chi ha la fortuna di aver mangiato per anni la cucina migliore del mondo e tra chi pensa di capirne più degli altri è abbastanza sottile. E, ahimè, talvolta penso di averla superata.
La questione gelato
Mi è capitato, ad esempio, di conoscere una coppia di ragazzi, lei brasiliana e lui francese. Chiacchierando, lei mi ha detto che le piacerebbe visitare l’Italia e soprattutto che le piacerebbe assaggiare il vero Parmigiano Reggiano. Un ottimo proposito: il Parmigiano è infatti uno degli ingredienti più importanti della nostra cucina, forse addirittura quello più rappresentativo, per cui è un piacere constatare che una ragazza brasiliana è curiosa a riguardo, invece di partire come al solito da pizza e pasta.
Ci ritroviamo dopo qualche giorno e mi dice di aver provato un’ottima gelateria con gusti artigianali e di qualità. E anche qui penso: molto bene, anche il gelato è una delle nostre specialità culinarie ed è un bene andare alla ricerca di quello artigianale. Durante una cena con altre persone viene riproposto l’argomento gelateria e purtroppo lei comincia a elencare questi famosi gusti artigianali: Kinder Bueno, Ferrero Rocher, Cookie.
Ah, non ve l’ho detto, in quel momento eravamo in Africa. Mi aspettavo che i gusti artigianali fossero papaya, mango e frutto della passione, non certo i Kinder…
“Una gelateria buona dovrebbe usare i prodotti tipici e stagionali, non i gusti Kinder”, mi azzardo io.
“Non sarà il vero e originale gelato italiano, ma è sicuramente molto buono”, risponde stizzita lei.
Ecco, in quel momento mi sono accorto di aver superato quella linea. Ad oggi, comunque penso di aver ragione sulla questione gelato, ma la sensazione che nei suoi pensieri sia passato qualcosa tipo “ecco il solito italiano che pensa di sapere tutto lui sul mangiare” è praticamente una certezza. Da quel momento, ho cominciato a riflettere su questo fatto, soprattutto quando esce l’argomento cibo con ragazzi stranieri, e cerco di stare attento.
Gli italiani ci capiscono di più? Parliamo di pasta

Che la cucina italiana sia apprezzata in tutto il mondo lo dimostra che in moltissimi ristoranti esteri viene servita la pasta, soprattutto in Indonesia.
Mi sono sempre stupito di come la pasta sia un piatto che gli stranieri vedono così lontano dalle loro possibilità. In fondo, cucinare un piatto di pasta è davvero semplice. Nonostante io abbia amici italiani che non sono in grado di farlo, penso che chiunque possa guardare un video di cinque minuti su YouTube e imparare a bollire una pentola d’acqua, preparare un sugo, e mantecare un piatto di pasta.
Ed eccoci quindi a cena in Indonesia, in una tavolata con altri dieci ragazzi, tutti intenti a leggere un menu con una ricca sezione dedicata alla pasta e gli occhi puntati su di noi per sapere se avremmo ordinato un primo e di che tipo. Quando ti trovi in questa situazione, la cosa peggiore che puoi fare è ciò che ho fatto io: NON ordinare pasta.
“Non mangi pasta fuori dall’Italia? Cosa c’è che non va?”
Eccoci qua, messo in mezzo ancora una volta. Avrei dovuto prendere quelle fettuccine Alfredo e dire che erano buonissime.
Provo umilmente a spiegare che quando leggo cream tra gli ingredienti della pasta tendo un pochino a dubitare, che di solito all’estero hanno la propensione a scuocere la pasta, che me la faccio spesso a casa, e così via. Ma nel frattempo mi sento un funambolo che cammina su quella linea sottile, sento che il mio subconscio ha puntato la ragazza che ha ordinato la pasta al pomodoro con la panna, ma so che devo trattenermi.
Fortunatamente una delle persone che ordina un piatto di pasta la chiede “al dente” (sì, è un termine internazionale) e il cameriere capisce, e sposta l’attenzione su questo concetto sconosciuto, ricevendo i miei apprezzamenti.
Il piatto tipico tedesco
Ci sono un italiano, un belga e un tedesco che vanno in gita nel deserto del Sahara. A un certo punto si fermano a mangiare, e cominciano a parlare di cibo.
L’italiano dice al tedesco: “Qual è il piatto della cucina tedesca che ti piace di più?”.
Il tedesco comincia a pensare. Continua a pensare…
L’italiano interrompe i suoi pensieri e dice ridendo: “Ci stai pensando perché ce ne sono tanti o perché non te ne viene in mente neanche uno?”.
Immagino l’abbiate capito, ma non è una barzelletta.
Alla fine il suo piatto tipico è una carne stracotta e lasciata a marinare (o fermentare, non ricordo) per giorni, per poi essere ricondita, o comunque qualcosa di simile. Mi sentieri di dire un mappazzone.
Ciliegina sulla torta si mette in mezzo il belga, che comincia a spiegare che la cucina belga è tra le migliori del mondo. Il Belgio infatti non ha una sua cucina identitaria, ma ha ristoranti da tutta Europa che hanno riempito questo vuoto gastronomico, così puoi mangiare italiano, francese o spagnolo. In pratica, ha descritto la situazione gastronomica di Piazza di Spagna a Roma, piena di ristoranti per turisti, vantandosene.
Mi sentirei di dire perlomeno che gli italiani ci capiscono di più di tedeschi e belgi sul cibo.
Amazing, delicious, yummy
Che il piatto sia italiano o internazionale, quando mangi con un ragazzo straniero, soprattutto nell’era di Instagram, è tutto amazing, delicious e yummy. Buono e non male non sono più attributi che fanno parte del nostro linguaggio, deve essere tutto incredibile, delizioso e squisito.
Poi se fai notare che il piatto è un po’ indietro di sale, o leggermente troppo cotto, o un po’ pesante da finire, ti dicono che hai ragione. Ma allora se ti chiedo com’è perché mi devi dire che è amazing invece di dirmi good o not bad?
Al contempo però, nel momento in cui lo fai notare, ritorni ad avvicinarti a quella linea e ti risenti l’italiano che si sente un po’…
Gli italiani ci capiscono di più: morale della favola?
E quindi, chi ha ragione e chi ha torto? Siamo noi il popolo eletto portatore di saggezza culinaria, o semplicemente ce la sentiamo?
L’Italia ha una conformazione geografica unica al mondo che ci ha permesso di avere una varietà di materie prime incredibili racchiusa a malapena in un migliaio di chilometri. Questo ci ha permesso di sviluppare una cucina ottima, basata su materie prime di altissima qualità. Si tratta di un dato di fatto indiscutibile, e su questa premessa abbiamo costruito la nostra fama gastronomica.
Non siamo però gli unici ad avere questa fortuna, Grecia e Giappone ad esempio hanno una filosofia molto simile e sono giustamente sempre in cima alle classifiche assieme a noi.
Inoltre, questa premessa non rende ogni italiano uno chef, o semplicemente uno che ci capisce di cucina.
Pizze surgelate, paste precotte e fast food fanno parte della nostra cultura e della nostra economia, e vengono offerte perché c’è domanda. Io le schivo, ma milioni di persone ne fanno invece la propria quotidianità. Se fossimo tutti così raffinati certe realtà non sarebbero presenti nella nostra Penisola, e invece non solo ci sono, ma sono ben radicate e in crescita continua.
Ma quindi…
L’ananas sulla pizza o un caffè che accompagna un piatto di pasta sono realmente peggio di un hamburger fatto con gli scarti degli animali tritati, resi una pasta e ricomposti? Direi proprio di no.
Inoltre, certe abitudini alimentari che ci rappresentano non sono poi così sane.
Ad esempio, in Scandinavia si cena dalle quattro alle sei di sera, e poi non si mangia più sino alla mattina dopo. Quando un italiano vede un norvegese cenare alle quattro del pomeriggio la prima cosa che pensa è “come mio nonno”, ma la realtà è che è molto più salutare mangiare a quell’ora piuttosto che alle nove di sera. Non solo si evita di digerire da sdraiati o mentre si dorme, ma si innesca anche un digiuno intermittente che ha effetti estremamente benefici.
In sostanza, in Italia abbiamo un’abitudine alla buona cucina e ai buoni ingredienti che è più sviluppata rispetto ad altre nazioni, ma non siamo gli unici al mondo ad avere questa cultura. Inoltre, così come ci sono italiani che mangiano regolarmente al fast food, ci sono stranieri che invece li ripudiano e ricercano una cucina più sana con ingredienti locali, a prescindere da dove si trovino. E infine, non è detto che una pizza surgelata in freezer sia sinonimo di incompetenza, magari è solo una questione di comodità o sopravvivenza all’interno di una dieta comunque sana, Così come non è detto che un gelato al Kinder Bueno sia il male, se nel frattempo pensi che vorresti visitare l’Italia per assaggiare il vero Parmigiano.
Dedicato alla ragazza brasiliana che ha ordinato la pasta al dente.