Andate (o tornate) da Passerini: il ristorante di Giovanni Passerini a Parigi

Siamo tornati da Passerini a Parigi dopo anni, con il timore di ritrovare cambiato un posto molto amato. Invece la cucina di Giovanni Passerini resta espressiva e personale: una conferma che migliora con il tempo.

Andate (o tornate) da Passerini: il ristorante di Giovanni Passerini a Parigi - immagine di copertina

Erano anni che mancavo da Parigi, dopo un lungo periodo che mi ha visto esserne un frequentatore abituale, e perciò molto tempo che non ritornavo da Passerini, il ristorante di Giovanni Passerini, chef a cui mi legano molti piacevoli ricordi, personali oltre che gastronomici. Qualche settimana fa, approfittando di un impegno professionale che mi ha tenuto un paio di giorni sulle rive della Senna, mi sono detto che quella poteva essere l’occasione giusta per farci un salto e rinfrescare i ricordi.

Già, perché Giovanni ed io ci siamo incrociati inconsapevolmente da Uno & Bino a Roma, ristorante in quel di San Lorenzo a Roma che parecchi lustri fa era un faro per molti appassionati di cibo e vino. Lui come chef e io come avventore portato spesso dai miei colleghi milanesi innamorati di un certo tipo di cucina. Poi, caso volle, che un caro amico mi coinvolse in un detour parigino coincidente con l’apertura di Rino, il primo progetto francese di Giovanni che lo fece conoscere in brevissimo tempo al mondo gastronomico d’Oltralpe diventando uno degli chef emergenti più apprezzati.

Passerini a Parigi
E da Rino ci son tornato varie volte, per festeggiare compleanni dai numeri tondi o solo ritrovarsi con amici e vignerons, apprezzando sempre di più una vera cucina d’autore, dove la firma era nel sapere far convivere con intelligenza e creatività radici italiane con influenze francesi, senza mai cadere nella contaminazione banale. E, così, quando chiuse, pochi tavoli e piccola cucina a vista, mi ritrovai tra quelli che s’erano dati appuntamento per l’ultimo servizio.

Qualche mese dopo aprì Passerini, il fratello grande, stesso imprinting ma più maturità data anche da dimensioni differenti e un progetto a tutto tondo che man mano ha portato all’apertura del laboratorio di pasta e dal dirimpettaio bistrot. Dai ricordi, alcune volte un po’ annebbiati, affiora prepotente una cena a base di piccione, tutto il piccione in più servizi, che mi lasciò stupito, piacevolmente stupito e una convivialità creata da piatti tanto immediati quanto espressivi. Altro dettaglio, non banale, una ricercata carta di vini naturali offerta anche con un pizzico di parigina indisponenza, quasi a sottolineare che chi può può, e chi non può si accontenta di altri vini.

Passerini a Parigi
L’altra sera, dunque, v’era quella fastidiosa sensazione che mi coglie sempre quando mi appresto ad andare in un posto che ho molto amato ed acclamato senza sapere come è diventato nel frattempo, quasi come quegli amori giovanili che al cuore rimangono sempre belli anche se sono invecchiati assai male. Ebbene, confermo, e applaudo quanto mangiato e visto.

Non è solo il gustoso raviolo aperto con animelle d’agnello, tarassaco, salsifi e tartufo o l’empatico ed ematico agnello dei Pirene al latte, topinambur, cavolo nero, Castelfranco e chimichurri. Ma anche il menù intrigante che rendeva difficile la scelta, la brigata a vista che lavorava serena e concentrata, il servizio attento e giovane e, quasi a conferma, la carta dei vini ricercata e fedele anche nella sua offerta appena indisponente. E Giovanni non c’era. Chapeau! Quindi se andate la prima volta a Parigi o se vi ritornate, non fatevi sfuggire questo piccolo piacere che resiste al passare degli anni e, anzi, migliora: andate da Passerini.

_______________________

Restaurant Passerini

65 Rue Traversière, 75012 Paris, Francia

 

Questo contenuto è stato realizzato nel rispetto dei principi di trasparenza e tracciabilità previsti dal Regolamento Europeo AI Act (2025). Tipo di contenuto: AI-assisted

tags: Alta cucina

Ti consigliamo anche

Link copiato negli appunti