C’era una volta il mito della sostenibilità e, insieme a lui, quella simpatica tendenza a colorare tutto di verde, anche quando andava contro l’armocromia (a proposito di miti, no?). Poi un giorno ci si è guardati dentro e si è iniziato a capire che forse tutto quel verde gridato a gran voce aveva qualcosa di cacofonico rispetto alla realtà dei fatti. Così, tra ridimensionamenti e bruschi risvegli, è emerso un dato piuttosto evidente: parlare di sostenibilità, talvolta, può risultare un po’ ipocrita.
Una riflessione che, a quanto pare, ha convolto anche Michelin, che sta pian piano mettendo da parte le Stelle Verdi e che presto presenterà un nuovo progetto: le Mindful Voices.
Cosa sono le Mindful Voices
Con le Mindful Voices la nuova direzione sembra essere piuttosto chiara: meno riconoscimenti da spillare al petto come medaglie al valore, più storytelling. L’iniziativa punta infatti a raccontare pratiche e soprattutto figure che stanno cambiando il mondo della ristorazione, attraverso testimonianze e interviste a chef, albergatori e produttori di vino. La visione si allarga e non riguarda soltanto la sostenibilità, ma anche l’etica produttiva, l’impatto umano e quello culturale.
L’iniziativa, che sarà presentata ufficialmente durante la cerimonia Michelin dedicata ai Paesi nordici il primo giugno a Copenaghen, punta quindi a un’impostazione più contemporanea, prendendo progressivamente le distanze da quell’aura istituzionale che anche le Stelle Verdi continuavano a mantenere. Anche perché, in tempi in cui tutto appare sempre più impersonale e artificiale, ciò che il pubblico sembra cercare sono storie autentiche a cui affidarsi.
Perché le Stelle Verdi non hanno funzionato
La Stella Verde nasce nel 2020. In quel momento il tema della sostenibilità era uno dei trend più forti e l’obiettivo del riconoscimento era proprio dare visibilità ai ristoranti impegnati sul fronte ambientale, premiando filiera corta, attenzione all’impatto ambientale, riduzione degli sprechi e approccio etico.
I punti deboli del riconoscimento sono apparsi evidenti fin da subito: i criteri di assegnazione sembravano poco chiari e molti dei ristoranti premiati erano già fine dining altamente strutturati. Di conseguenza, un riconoscimento del genere non aggiungeva alla percezione finale chissà quale valore aggiunto.
Una categoria considerata da tempo, anche dagli stessi addetti ai lavori, come qualcosa di accessorio: un “in più” incapace di incidere davvero né sulla reputazione dei ristoranti né, tantomeno, sulle prenotazioni.
Un cambio di prospettiva
Forse il vero problema delle Stelle Verdi era proprio questo: provare a racchiudere un tema enorme e complesso dentro un simbolo semplice e immediato. La sostenibilità, soprattutto nella ristorazione, difficilmente può essere misurata con una targhetta da esibire all’ingresso. Michelin, con le Mindful Voices, prova a cambiare approccio dando più attenzione alle persone e alle loro storie. Una scelta che racconta bene anche il presente della gastronomia contemporanea con un pubblico che sembra cercare sempre di più narrazioni più vere e vive.