Le Haenyeo sono delle donne, oramai tra i 60 e gli 80 anni, in grado di immergersi sino a 20 metri di profondità e di trattenere il respiro per oltre due minuti, per raccogliere i frutti di mare, in particolar modo l’abalone. Verrebbe quasi da dire: “Che cosa non si fa per un buon abalone”.
È possibile vederle all’opera tutt’oggi nell’isola di Jeju in Corea del Sud, ma si tratta di una tradizione che si sta perdendo anno dopo anno. Sono uno dei simboli della Corea e dal 2016 la loro cultura è stata dichiarata patrimonio immateriale UNESCO.
Conosciamo meglio le Haenyeo, queste straordinarie sommozzatrici, e la loro cultura.
Chi sono le Haenyeo
Le Haenyeo sono delle signore specializzate nelle immersioni. Riescono a trattenere il respiro per diversi minuti e a immergersi sino a venti metri di profondità, lavorando in acqua anche 7 ore al giorno. Il tutto in acque molto fredde e spesso con onde molto potenti. Una volta si immergevano addirittura con vestiti di cotone; oggi sono invece passate a tute più professionali.
Stiamo parlando di una prova di resistenza fisica estremamente dura: sette ore in acqua fredda, vestite di cotone, immergendosi sino a venti metri di profondità con correnti potenti. Ah, tutto ciò anche a 80 anni.
Le Haenyeo sono delle vere professioniste ad alti livelli dell’immersione subacquea, per questo la loro storia è affascinante, glorificata in Corea, e merita di essere conosciuta anche nel resto del mondo.
L’isola di Jeju, una società semi-matriarcale

Anche grazie alle Haenyeo, l’isola di Jeju – considerata le Hawai della Corea del Sud – ha sviluppato nello scorso secolo una società in cui era la donna a sostenere la famiglia, mentre l’uomo svolgeva i compiti domestici.
Le Haenyeo sono infatti in grado di accedere a frutti di mare estremamente costosi, proprio per la difficoltà nel catturarli.
In acque mosse e fredde, prolifera in particolar modo l’abalone, uno dei molluschi maggiormente richiesti in Asia. E così, la grande domanda di abalone ha portato molto lavoro alle Haenyeo, che sono diventate il pilastro economico di moltissime famiglie.
L’abalone

Ma che cos’è l’abalone e perché è così richiesto?
L’abalone è un mollusco dal sapore dolce e delicato, potrebbe essere descritto come un incrocio tra la capasanta e il calamaro. Cresce molto lentamente e serve tempo perché arrivi alle dimensioni ideali. Inoltre è molto complesso da raccogliere, necessitando di un’immersione in acque profonde e mosse e di raccolta praticamente a mano nuda.
Se a tutto ciò sommiamo il fatto che è un ingrediente che viene servito in ristoranti asiatici di fascia alta, si giustifica un prezzo molto alto e quindi un business prolifico attorno alla sua raccolta. E da qui il successo delle Haenyeo.
Come si mangia l’abalone

L’abalone cambia consistenza a seconda di come lo si cucina: crudo è molto elastico e croccante; leggermente cotto diventa molto tenero; più cotto tende al gommoso. Ma gli asiatici lo apprezzano in tutti i modi.
Si presta quindi a tante cotture diverse.
Si mangia crudo tagliato a fettine sottili con salsa al sesamo, wasabi, soia e gochujang (una pasta di peperoncino rosso fermentata). Grigliato con aglio, burro e salsa di soia. O negli hotpot coreani, a volte intero o nelle zuppe.
Ma il vero piatto forte a base di abalone è il porridge di abalone: una sorta di riso cremoso molto delicato e nutriente, con pezzettini di abalone lessati al suo interno. È un piatto molto popolare, soprattutto per quando si è stanchi e si ha bisogno di energie, ma onestamente non è tra le preparazioni più saporite che la nostra redazione abbia assaggiato, anzi, è abbastanza dimenticabile.
E così, tra un abalone e un altro…
Le Haenyeo sono diventate figure indispensabili dell’isola di Jeju. Donne che giustamente vengono promosse e salvaguardate da tutta l’isola, con musei dedicati e tour che permettono di conoscerne la cultura. Il loro è un lavoro molto rischioso che richiede forza fisica ed esperienza, per questo ci sono molti riti particolari legati alla pesca dell’abalone (e degli altri frutti di mare).
Innanzitutto fanno una preghiera propiziatoria alla dea del mare, Jamsgut, a cui chiedono sicurezza, protezione e un buon raccolto.
Si riuniscono nei bulteok, piccoli spazi di pietra in riva al mare con un fuoco al centro, attorno al quale si vestono, riscaldano e mangiano e soprattutto condividono informazioni, in particolar modo le più esperte trasmettono conoscenze alle più giovani. Si parla di tecnica, respirazione, sicurezza, lettura del mare e sostenibilità: le Haenyeo hanno infatti un grandissimo rispetto per il mare e i suoi frutti, imponendosi periodi di stop, limiti di raccolta e protezione delle zone marine.
Il loro segno distintivo è il sumbisori, un fischio intenso quando riemergono dopo minuti di immersione, che serve a espellere anidride carbonica, respirare ossigeno rapidamente e regolare il ritmo respiratorio.
Le ultime Haenyeo

Com’è normale che sia, lo sviluppo tecnologico e l’era moderna ha dato sempre più possibilità a uomini e donne dell’isola di Jeju. Le più giovani preferiscono studiare piuttosto che immergersi in acque fredde per sette ore al giorno.
E così, oggi sopravvivono circa un migliaio di Haenyeo, per la maggior parte sopra i sessant’anni, alcune oltre gli ottanta.
Si tratta di una tradizione che probabilmente è destinata a scomparire, ma che ci dimostra come attorno a un singolo ingrediente possa nascere una vera e propria cultura ammirata in tutto il mondo.