Gli ultimi pasti dei serial killer: cosa hanno mangiato prima di morire?

Cosa hanno scelto di mangiare alcuni dei criminali più famosi della storia nelle ore precedenti alla loro esecuzione? Un viaggio tra curiosità, tradizioni del braccio della morte e ultime richieste che hanno fatto discutere l'opinione pubblica.

Gli ultimi pasti dei serial killer: cosa hanno mangiato prima di morire? - immagine di copertina

Vi siete mai chiesti cosa desideri mangiare una persona sapendo che quella sarà l’ultima cena della sua vita? E se quella persona fosse un serial killer responsabile di decine di omicidi? Gli ultimi pasti dei serial killer continuano a suscitare curiosità e dibattiti in tutto il mondo. Da decenni, soprattutto negli Stati Uniti, ai detenuti condannati a morte viene concessa la possibilità di scegliere cosa mangiare nelle ore che precedono l’esecuzione. Un ultimo privilegio che, nel caso di alcuni dei criminali più spietati della storia, ha dato vita a richieste sorprendenti, controverse e talvolta persino assurde.

Ecco alcuni degli ultimi pasti più controversi mai richiesti da serial killer e criminali che hanno sconvolto il mondo.

Ted Bundy

Ted Bundy è probabilmente il serial killer più famoso della storia americana. Tra il 1974 e il 1978 rapì, violentò e uccise decine di giovani donne in diversi Stati degli USA. Il suo caso sconvolse l’opinione pubblica perché Bundy non corrispondeva all’immagine classica del criminale: era istruito, affascinante e riusciva a conquistare facilmente la fiducia delle sue vittime.

La sua cattura fu rocambolesca. Dopo essere stato arrestato riuscì addirittura a evadere due volte, ma venne infine rintracciato in Florida, dove commise alcuni dei suoi delitti più brutali. Nel gennaio del 1989 fu giustiziato sulla sedia elettrica.

A differenza di molti detenuti, Bundy non richiese alcun ultimo pasto speciale. Ricevette quindi il menù standard previsto dal carcere: bistecca, uova, hash browns, pane tostato, latte e succo di frutta. Secondo le testimonianze mangiò pochissimo. Una scelta che molti interpretarono come il segno di un uomo ormai consapevole della propria fine dopo anni trascorsi a manipolare investigatori, giornalisti e tribunali.

John Wayne Gacy

Per i vicini era un uomo rispettabile, un imprenditore di successo e persino un volontario che si travestiva da clown durante eventi e feste per bambini. Dietro quella facciata si nascondeva però uno dei peggiori assassini seriali della storia americana.

Tra il 1972 e il 1978 John Wayne Gacy uccise almeno 33 giovani uomini, molti dei quali vennero sepolti nello spazio sotto la sua abitazione. Le indagini partirono dalla scomparsa di un adolescente e portarono gli investigatori a scoprire una vera e propria casa degli orrori.

Prima dell’esecuzione nel 1994 scelse un ultimo pasto piuttosto insolito: pollo fritto da KFC, gamberi fritti, patatine e fragole fresche. Una richiesta che attirò l’attenzione dei media perché anni prima aveva gestito alcuni ristoranti della celebre catena di fast food.

Aileen Wuornos

Aileen Wuornos occupa un posto particolare nella storia del crimine americano. È infatti una delle pochissime donne ad essere entrata nell’immaginario collettivo come serial killer. Tra il 1989 e il 1990 uccise sette uomini in Florida, sostenendo che si trattasse di episodi di autodifesa mentre lavorava come prostituta lungo le autostrade dello Stato.

La sua storia attirò enorme attenzione mediatica non solo per la natura dei delitti, ma anche per il suo passato segnato da abusi, povertà e problemi psichiatrici. Dopo essere stata identificata grazie alle prove balistiche e alle testimonianze raccolte dagli investigatori, venne arrestata nel 1991 in un bar della Florida. Durante gli interrogatori confessò gli omicidi, diventando rapidamente uno dei casi criminali più discussi degli anni Novanta.

Quando arrivò il momento dell’esecuzione nel 2002, Wuornos sorprese tutti con una richiesta estremamente semplice. Come ultimo pasto non ordinò bistecche, hamburger o abbuffate da migliaia di calorie: chiese soltanto una tazza di caffè nero. Una scelta essenziale che molti interpretarono come il riflesso del suo carattere duro e disilluso. Ancora oggi il suo caso continua a suscitare dibattiti e curiosità, tanto da aver ispirato il film Monster, che valse l’Oscar a Charlize Theron per la sua interpretazione.

Ronald O’Bryan

Non era un serial killer nel senso classico del termine, ma pochi criminali hanno suscitato tanto odio quanto Ronald O’Bryan. Soprannominato dalla stampa americana The Candy Man, passò alla storia per aver avvelenato il proprio figlio di otto anni durante la notte di Halloween del 1974.

Per anni aveva accumulato debiti e problemi finanziari. Gli investigatori scoprirono che aveva sottoscritto diverse polizze assicurative sulla vita del bambino e che aveva nascosto del cianuro all’interno di alcune caramelle distribuite ai figli e ad altri bambini del quartiere. Il piccolo Timothy morì poche ore dopo aver mangiato una delle caramelle avvelenate, mentre gli altri bambini si salvarono soltanto perché non le consumarono. La vicenda sconvolse l’intero Paese e contribuì ad alimentare il mito delle caramelle di Halloween contaminate, una paura che ancora oggi riaffiora ogni anno negli Stati Uniti.

Dopo un processo molto seguito dai media, O’Bryan fu condannato a morte e giustiziato tramite iniezione letale nel 1984. Per il suo ultimo pasto ordinò una cena sorprendentemente abbondante: una bistecca T-bone cotta tra il medio e il ben cotto, patatine fritte con ketchup, mais, piselli, insalata con pomodori e uova, panini, tè freddo e una fetta di Boston Cream Pie come dessert.

Lawrence Russell Brewer

Se esiste un ultimo pasto che ha cambiato la storia del braccio della morte americano, è quello di Lawrence Russell Brewer. Membro di un gruppo suprematista bianco, partecipò al brutale omicidio di James Byrd Jr., un crimine talmente feroce da suscitare indignazione in tutto il Paese.

Nel 2011 ordinò un banchetto gigantesco: due chicken fried steak, una tripla porzione di bacon cheeseburger, una pizza con carne, una frittata al formaggio, mezzo chilo di gelato, una crostata alle arachidi e tre bibite gassate.

Quando il pasto arrivò, però, Brewer si rifiutò di mangiarlo. Il gesto provocò una valanga di polemiche. L’opinione pubblica si indignò per lo spreco e per il privilegio concesso a un criminale condannato per un delitto tanto efferato. La reazione fu tale che il Texas abolì definitivamente la tradizione dell’ultimo pasto personalizzato per i detenuti del braccio della morte.

Jeffrey Dahmer

Conosciuto come il “Mostro di Milwaukee”, Jeffrey Dahmer assassinò e smembrò 17 ragazzi e giovani uomini tra il 1978 e il 1991. La sua storia è diventata una delle più inquietanti della cronaca nera per via dei dettagli emersi durante le indagini: conservava parti dei corpi delle vittime nel suo appartamento e praticava atti di necrofilia e cannibalismo.

Dahmer venne catturato quasi per caso quando una delle sue potenziali vittime riuscì a fuggire e a fermare una pattuglia di polizia. Gli agenti entrarono nel suo appartamento e scoprirono fotografie, resti umani e prove che avrebbero scioccato il mondo intero.

Non fu condannato a morte perché il Wisconsin non prevedeva la pena capitale. Tuttavia il suo ultimo pasto prima di essere ucciso da un altro detenuto nel 1994 è diventato famoso: hamburger, patatine fritte, bibita e gelato. Una scelta banalissima che contrasta in modo inquietante con l’orrore dei crimini che lo hanno reso uno dei serial killer più temuti di sempre.

Concludiamo

Per quanto possano sembrare dettagli secondari, gli ultimi pasti dei detenuti rappresentano una finestra sugli ultimi momenti di persone che hanno commesso alcuni dei crimini più terribili della storia. C’è chi sceglie il comfort food dell’infanzia, chi cerca un’ultima abbuffata e chi rifiuta completamente il rituale.

Ciò che accomuna tutte queste richieste è il contrasto quasi surreale tra la normalità del cibo e l’orrore dei crimini commessi. Un ultimo pasto che, nel bene o nel male, è diventato parte della loro leggenda nera.

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