Cibo halal: tutti ne parlano, ma pochi sanno davvero cos'è

Il cibo halal è regolato da precetti alimentari dell'Islam che riguardano ingredienti, lavorazione e macellazione. Ecco cosa significa davvero e perché continua ad alimentare il dibattito pubblico.

Cibo halal: tutti ne parlano, ma pochi sanno davvero cos'è - immagine di copertina

Quando si è parlato di introdurre il cibo halal nelle scuole, una parte della politica ha parlato di “sottomissione culturale” e di “islamizzazione”. Negli ultimi anni, in effetti, il dibattito attorno a questo tema è tornato più volte al centro dell’attenzione pubblica, con opinioni spesso molto polarizzate che alimentano discussioni politiche e un acceso confronto sui social.

Il problema è che, tra una polemica e l’altra, non è sempre chiaro di cosa si stia parlando davvero. Quando si sente la parola halal, si pensa subito alla religione islamica o alla macellazione rituale. In realtà, questo concetto indica un insieme di regole alimentari molto più ampio. Alcune di queste regole riguardano gli alimenti che possono essere consumati, altre invece il modo in cui vengono prodotti, lavorati e, nel caso della carne, macellati.

Ma per capire perché questo tema susciti così tanto dibattito, bisogna partire proprio dalle basi.

Che cosa significa halal?

La parola halal deriva dall’arabo e significa “lecito” o “permesso“. Nel contesto della religione islamica indica tutto ciò che è consentito dalla legge religiosa, la Sharia. Il suo contrario è haram, termine che identifica invece ciò che è vietato.

Quando si parla di alimentazione, quindi, il cibo halal è, molto semplicemente, quello che rispetta i precetti islamici. E non si tratta soltanto della carne, come spesso si pensa, ma di un insieme di regole che hanno a che fare anche con bevande, ingredienti, metodi di produzione e trasformazione degli alimenti.

Quali alimenti sono halal e quali sono vietati?

cibo halal

Tra gli alimenti considerati halal per loro stessa natura rientrano frutta, verdura, cereali, legumi, frutta secca e, in generale, tutti i prodotti che non contengono ingredienti espressamente proibiti. Anche il pesce e la maggior parte dei prodotti ittici sono generalmente considerati halal, anche se possono esistere differenze interpretative tra le diverse scuole giuridiche islamiche. È halal anche la carne proveniente da animali consentiti e macellati secondo il rito islamico.

Tra gli alimenti haram, ovvero vietati, c’è la carne di maiale e di tutti i suoi derivati (prosciutto, pancetta, lardo o gelatina di origine suina), ma anche il sangue, gli animali morti senza macellazione rituale, la carne di animali carnivori o rapaci, le bevande alcoliche e gli alimenti che contengono alcol in quantità tali da avere una funzione alimentare o aromatica rilevante. Per questo motivo, nei prodotti trasformati vengono controllati anche ingredienti che potrebbero passare inosservati, come alcuni aromi, addensanti o gelatine di origine animale.

Come funziona la macellazione halal?

Dunque, quando si parla di carne halal, il punto non è solo quale animale si mangia (quelli consentiti sono solo bovini, ovini o pollame), quanto il modo in cui viene macellato.

L’animale deve essere vivo al momento della macellazione e il taglio deve recidere rapidamente trachea, esofago e i principali vasi sanguigni del collo, favorendo il dissanguamento. Durante la macellazione viene inoltre pronunciata un’invocazione a Dio.

Proprio lo stordimento prima della macellazione è uno dei temi che alimenta maggiormente il dibattito. Alcune autorità religiose accettano lo stordimento reversibile, purché l’animale sia ancora vivo al momento del taglio, mentre altre preferiscono che la macellazione avvenga senza questa procedura. Per questo motivo le pratiche possono variare a seconda del Paese e dell’ente che certifica il prodotto.

La certificazione halal

La certificazione halal viene rilasciata da enti specializzati che verificano il rispetto dei requisiti previsti dagli standard lungo tutta la filiera produttiva. I controlli verificano ingredienti, lavorazioni, conservazione e trasporto, così da assicurare che durante la produzione non avvengano contaminazioni con ingredienti vietati dai precetti islamici.

È necessario sottolineare che la certificazione non interessa soltanto la carne, ma anche molti altri prodotti alimentari, come dolci, bevande, latticini, snack e alimenti confezionati. In alcuni casi riguarda persino cosmetici, farmaci e altri beni di consumo.

Per molte aziende, in effetti, rappresenta uno strumento per raggiungere i consumatori musulmani sia nei Paesi a maggioranza islamica sia nei mercati internazionali.

Ma perché si parla così tanto (e spesso a sproposito) di cibo halal?

cibo halal

Se il termine halal torna così spesso al centro del dibattito pubblico è perché, nel tempo, ha finito per racchiudere questioni molto diverse tra loro.

La prima riguarda la macellazione rituale e, in particolare, il tema dello stordimento dell’animale prima dell’abbattimento. Per alcuni le deroghe previste per motivi religiosi rappresentano una tutela della libertà di culto; per altri il benessere animale dovrebbe prevalere e non dovrebbero essere previste eccezioni.

Un secondo punto riguarda la trasparenza nei confronti dei consumatori. C’è chi ritiene che l’etichetta dovrebbe indicare sempre se un prodotto proviene da macellazione rituale, indipendentemente dal fatto che sia destinato al mercato halal o meno, e chi invece considera sufficienti le norme attualmente in vigore.

A rendere il confronto ancora più acceso contribuisce anche il modo in cui il termine halal viene utilizzato nel dibattito politico e mediatico. Nel tempo è diventato un argomento che si intreccia con temi come immigrazione, integrazione e identità culturale, assumendo un significato che va ben oltre quello strettamente alimentare.

Come accade spesso con gli argomenti più divisivi, il dibattito finisce così per correre più veloce delle informazioni. Una parola come halal suscita reazioni immediate, quando prima sarebbe utile comprenderne il significato. Solo a quel punto è possibile formarsi un’opinione, qualunque essa sia, senza ridurre una questione complessa a una contrapposizione fatta di slogan e semplificazioni.

 

Leggi anche: Cibo kosher: perché non è solo una lista di alimenti consentiti

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