Andare al supermercato e non trovare la propria marca di biscotti preferita è una piccola tragedia borghese. Andarci e scoprire che iniziano a scarseggiare insalata e pomodori è già un’altra faccenda. Nelle ultime settimane diversi supermercati italiani hanno segnalato una disponibilità ridotta di alcuni prodotti ortofrutticoli, soprattutto insalate, pomodori e referenze di quarta gamma, cioè quelle verdure già lavate, tagliate e confezionate che ci hanno permesso per anni di fingere che aprire una busta equivalesse a cucinare.
Dietro non c’è una crisi mondiale della lattuga, ma ci sono mesi di caldo eccezionale, siccità e fenomeni meteorologici violenti che hanno ridotto le rese agricole e reso molto meno prevedibili i raccolti. Forse quest’estate quei 40° gradi all’ombra non erano soltanto materiale per lamentarsi sui social.
Il problema nasce nei campi

Le insalate sono particolarmente sensibili alle temperature elevate. Ondate di calore prolungate possono rallentare o alterare la crescita, aumentare lo stress idrico e far crescere la quantità di prodotto che non raggiunge gli standard necessari per la vendita. Nel 2026 caldo estremo, siccità, grandine e incendi hanno causato danni all’agricoltura italiana superiori a 3 miliardi di euro secondo le stime Coldiretti. In diverse filiere le perdite sono state molto pesanti, mentre per alcune produzioni orticole le disponibilità sono diminuite sensibilmente.
A complicare la faccenda c’è settembre, mese delicato per l’agricoltura. Pomodori, melanzane e peperoni arrivano alla fine del ciclo estivo mentre lattughe, spinaci e altre colture della nuova stagione devono partire. Se il caldo manda fuori fase entrambi i momenti, il risultato è semplice: meno prodotto disponibile proprio durante il periodo di transizione tra la fine delle colture estive e l’inizio di quelle autunnali.
L’insalata in busta è molto più delicata di quanto sembri

La quarta gamma soffre ancora di più. Per trasformare una lattuga in una busta pronta da aprire non basta raccogliere qualcosa di verde e confidare in lei. Servono quantità costanti, caratteristiche precise della materia prima e standard qualitativi elevati. Se dal campo arriva meno prodotto, o una quota maggiore viene scartata perché danneggiata dal caldo, la filiera perde immediatamente continuità. È uno dei motivi per cui proprio le insalate confezionate sono state tra le prime referenze a mostrare problemi di disponibilità.
E qui arriva la parte che interessa particolarmente il portafoglio. Quando un prodotto diventa più scarso, i prezzi possono reagire molto velocemente. Se sul mercato arrivano meno lattughe, meno pomodori e meno ortaggi disponibili, la pressione lungo la filiera aumenta e una parte dei rincari può finire anche sullo scaffale. Non significa che ogni supermercato alzerà automaticamente i prezzi, ma la dinamica è piuttosto semplice: meno prodotto disponibile, più tensione sui costi.
Non stiamo finendo le verdure. Stiamo perdendo la prevedibilità
Carote, zucchine, patate e cipolle non presentano necessariamente gli stessi problemi, e parlare di “fine della verdura” sarebbe ottimo per TikTok ma pessimo per capire la realtà. La questione più seria è un’altra: coltivare sta diventando meno prevedibile. Un anno arrivano gelate tardive, quello successivo settimane di caldo estremo, poi grandine, siccità o piogge concentrate in pochi giorni. L’agricoltura può adattarsi con serre più efficienti, reti antigrandine, gestione intelligente dell’acqua, sensori, nuove varietà e agricoltura di precisione. Tutto questo richiede investimenti e programmazione.
La carenza di insalate e pomodori nei supermercati italiani potrebbe rientrare nel giro di alcune settimane. Il punto interessante è ciò che resta dopo. Il cambiamento climatico non significa che domani mangeremo l’ultima foglia di lattuga disponibile nella Penisola. Significa che produzioni considerate normali possono diventare più instabili, costose e difficili da programmare. E quando una questione enorme come il clima riesce a farsi notare persino tra la rucola in busta e i pomodori del supermercato, forse ha trovato un linguaggio che capiamo tutti.