Come vive e cosa mangia la Mongolian Nomad Family, la famiglia nomade diventata famosa sui social

La Mongolian Nomad Family racconta sui social la propria vita nella steppa tra allevamento, ger, tradizioni e cucina. Dai latticini alla carne fino ai piatti preparati nei video, il cibo diventa uno dei modi più immediati per scoprire la cultura nomade mongola.

Come vive e cosa mangia la Mongolian Nomad Family, la famiglia nomade diventata famosa sui social - immagine di copertina

Apriamo TikTok e troviamo i soliti video scemi. Per una volta, però, ci siamo ritrovati nella steppa mongola, dentro un ger, con una famiglia che prepara il pranzo mentre fuori ci sono cavalli, pecore e chilometri di terra. Ed è stato difficile smettere di guardare. Per questo abbiamo deciso di parlarvene.

Buyanaa e Yuk, conosciuti sui social come Mongolian Nomad Family, portano online la loro quotidianità di allevatori in Mongolia. Vivono seguendo una tradizione nomade antichissima, allevano animali, preparano buona parte del loro cibo e allo stesso tempo utilizzano smartphone e social per raccontare tutto al resto del mondo.

CNN li ha definiti nomadi tradizionali e digitali, e probabilmente è il modo più semplice per capire il cortocircuito: una vita legata alla terra e agli animali che oggi arriva sul nostro telefono. Noi, ovviamente, ci siamo fermati soprattutto davanti alle loro ricette.

Chi è la Mongolian Nomad Family e come vive

Dietro Mongolian Nomad Family ci sono Buyanaa e Yuk, una coppia mongola che dopo aver vissuto nella Capitale ha scelto di tornare in campagna e costruire qui la propria vita. Oggi allevano bestiame e raccontano sui social cultura, tradizioni e filosofia dei nomadi mongoli, mostrando anche la loro famiglia e la vita domestica.

Per capire il loro mondo bisogna partire dagli animali. Nelle comunità pastorali mongole il bestiame rappresenta una fonte di cibo, materie prime e sostentamento, mentre gli spostamenti permettono di raggiungere pascoli adatti alle diverse stagioni. Non si tratta quindi di vagare nella steppa scegliendo ogni mattina una direzione. Le famiglie valutano disponibilità dell’erba, clima, acqua e condizioni del territorio. Nel 2024 l’UNESCO ha inserito la migrazione nomade mongola e le pratiche associate nella Lista rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, descrivendo proprio il legame tra allevatori, bestiame e pascoli.

Perché hanno scelto di continuare a vivere da nomadi

Mongolian Nomad Family

La parte interessante della storia di Buyanaa e Yuk è che il loro non è semplicemente un mondo ereditato e portato avanti per abitudine. Dopo l’esperienza nella Capitale hanno scelto di tornare nella campagna mongola, continuando ad allevare animali e trasformando la loro vita quotidiana anche in un’attività online. I social permettono alla coppia di generare una parte delle proprie entrate senza abbandonare la vita nella steppa. C’è poi un obiettivo culturale piuttosto chiaro. La Mongolian Nomad Family utilizza i propri canali per raccontare tradizioni, cultura e filosofia dei nomadi mongoli a un pubblico che spesso ne conosce pochissimo. La tecnologia, vista da fuori come l’esatto contrario della vita nomade, diventa quindi uno strumento per continuare a raccontarla.

La cucina nomade mongola parte da carne, latte e farina

Se guardiamo la loro cucina, il discorso diventa ancora più interessante. La cucina delle famiglie pastorali mongole nasce dalle condizioni della steppa e da ciò che gli animali possono fornire. Carne e prodotti lattiero-caseari hanno storicamente un ruolo centrale, accompagnati dalla farina di grano.

La disponibilità degli alimenti cambia con le stagioni: nei mesi freddi aumenta il consumo di carne, mentre durante l’estate diventano più presenti latte e derivati. Frutta e verdura fresche sono tradizionalmente meno accessibili nelle aree rurali remote, anche a causa del clima e della breve stagione agricola. Il latte, soprattutto, viene trasformato in moltissimi modi per poterlo utilizzare e conservare. Tra le preparazioni tradizionali troviamo l’aaruul, cagliata essiccata, l’urum, una crema ottenuta dal latte, yogurt, burro, formaggi e airag, latte di giumenta fermentato. È una cucina in cui conservare il cibo significa adattarsi a un territorio dove il supermercato sotto casa, semplicemente, non fa parte dell’equazione.

Che cosa cucina la Mongolian Nomad Family nei suoi video

Mongolian Nomad Family

È qui che siamo rimasti incastrati anche noi. Una parte importante dei contenuti della famiglia riguarda proprio il cibo e permette di vedere le preparazioni dall’inizio, spesso partendo dagli ingredienti prodotti o lavorati in casa. In uno dei loro video dedicati alla colazione invernale, per esempio, Buyanaa e Yuk raccolgono il ghiaccio, lo fanno sciogliere e utilizzano l’acqua insieme a panna rappresa e ghee. Il composto viene poi servito con pane piatto e carne avanzata, creando un pasto caldo adatto alle temperature della steppa (guarda qua il video).

Tra i piatti della cucina mongola che compaiono nei loro contenuti c’è anche il khuushuur, una preparazione di pasta ripiena di carne e fritta, che la famiglia ha mostrato accompagnata da insalata di cavolo. Poi ci sono le preparazioni a base di farina e i tanti prodotti derivati dal latte.

Il punto interessante non è cercare una cucina elaborata con decine di ingredienti, ma osservare come pochi prodotti vengano trasformati in modi diversi. Farina, carne, grassi e latticini ritornano continuamente perché sono legati a ciò che il territorio e l’allevamento rendono disponibile. In questo contesto trovano spazio piatti tradizionali come lo tsuivan, preparato con tagliatelle, carne e verdure, i buuz, ravioli ripieni di carne cotti al vapore, e il banshtai tsai, dove piccoli ravioli entrano nel tè al latte salato.

Che cosa fanno sui social e perché sono diventati famosi

Mongolian Nomad Family

Noi li abbiamo conosciuti attraverso i loro contenuti online, ed è probabilmente successo così anche a moltissime altre persone fuori dalla Mongolia. Mongolian Nomad Family racconta la quotidianità nella steppa attraverso ricette, vita nel ger, animali, tradizioni e spiegazioni culturali. La famiglia utilizza l’inglese per rivolgersi a un pubblico internazionale e rende comprensibili gesti che, senza una spiegazione, per chi vive dall’altra parte del mondo potrebbero sembrare completamente estranei.

Il successo nasce anche dal contrasto che si vede in ogni video: una casa progettata per essere smontata e spostata, animali allevati secondo pratiche tramandate da generazioni e, a pochi centimetri di distanza, una videocamera pronta a trasformare quella giornata in un contenuto social. Le loro pubblicazioni hanno raggiunto milioni di visualizzazioni e la storia della coppia è arrivata fino alla CNN.

Per vedere direttamente i loro contenuti si può cercare @mongoliannomadfamily sui loro canali social.

La routine quotidiana tra animali, latte e lavoro

La giornata di una famiglia di allevatori nomadi è inevitabilmente organizzata attorno agli animali e alle stagioni. Mungitura, controllo delle mandrie, pascolo, trasformazione del latte, preparazione del cibo e manutenzione del campo occupano una parte consistente del lavoro. I bambini crescono imparando progressivamente queste competenze: l‘UNESCO descrive la trasmissione delle conoscenze sulla cura del bestiame, sulle rotte migratorie e sul montaggio e smontaggio del ger come parte integrante della cultura nomade mongola.

Il cibo entra quindi nella routine molto prima di accendere la stufa. Il latte deve essere munto e lavorato, gli alimenti vanno trasformati e conservati, mentre la disponibilità cambia durante l’anno. Anche lo spostamento del campo è legato a questo equilibrio: trovare pascoli adeguati significa nutrire gli animali, e nutrire gli animali significa garantire alla famiglia latte, carne e altre risorse.

Come si vive dentro un ger

Mongolian Nomad Family

Il ger, spesso chiamato yurta fuori dalla Mongolia, è la casa tradizionale delle famiglie nomadi. È una struttura circolare costruita per poter essere smontata, trasportata e ricostruita quando la famiglia cambia pascolo. Lo spazio interno è unico e organizzato attorno alla stufa centrale, utilizzata per scaldare l’ambiente e cucinare. La casa, quindi, segue lo stesso principio del resto della vita nomade: deve funzionare bene senza impedire alla famiglia di muoversi.

Anche lo spazio segue regole culturali precise. Tradizionalmente il settore settentrionale, di fronte all’ingresso, è quello d’onore, mentre altre zone del ger sono associate alle attività domestiche e agli oggetti utilizzati dagli uomini e dalle donne. Entrare significa rispettare una vera etichetta: la soglia non va calpestata e cibo e bevande offerti dagli ospiti hanno un valore che supera il semplice gesto di mangiare.

Il ger non è quindi una tenda da campeggio particolarmente resistente, ma il centro della vita familiare, sociale e alimentare. Quando arriva il momento di cambiare pascolo, anche la casa si sposta. La migrazione prevede la preparazione degli animali, lo smontaggio dell’abitazione e la pulizia dell’area lasciata dalla famiglia. Le modalità e la frequenza cambiano in base alla zona e alle condizioni ambientali, proprio perché lo spostamento serve a utilizzare i pascoli rispettando i loro tempi di rigenerazione.

Una tradizione antica che oggi passa anche da TikTok

Alla fine è probabilmente questo che rende Mongolian Nomad Family così interessante. Non stiamo guardando qualcuno che ha mollato la città per provare per qualche mese una vita alternativa. Buyanaa e Yuk raccontano una cultura pastorale che in Mongolia esiste da generazioni e che oggi ha trovato un mezzo completamente nuovo per uscire dalla steppa e farsi conoscere. E il cibo permette di capirla forse meglio di qualsiasi spiegazione. Dietro un raviolo, un pezzo di formaggio essiccato o una ciotola di latte c’è tutto il resto: gli animali, il pascolo, le stagioni, gli spostamenti e il lavoro necessario per trasformare ciò che si ha a disposizione. Poi arriva lo smartphone, il video viene pubblicato e quella stessa preparazione finisce davanti a milioni di persone.

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