Storie (quasi) segrete di un ristoratore stagionale anonimo

di Lorenza Fumelli

Cari Zillers, 
mai come quest’anno la nostra calda – a tratti caldissima – estate è stata caratterizzata dalla grande arte della pubblicazione degli scontrini di attività turistiche e/o stagionali, spesso a scopo di gogna mediatica per eccesso di costi o per curiose voci nel conto quali “piattino”, “divisione tramezzino”, “doppio cucchiaino” e via dicendo.

Ed è anche stata caratterizzata da tutta una serie di inchieste giornalistiche (più spesso su tiktok) dedicate agli operatori stagionali, con focus sulle offerte di lavoro sottopagate, sull’assenza di personale e sui divieti di portarsi cibo in spiaggia da parte dei proprietari degli stabilimenti balneari.

Ne è scaturito, come sempre, uno sproloquio di sentenze, ingiurie, condanne ai ristoratori che in questa stagione si approfittano e spennano i poveri clienti e schiavizzano i lavoratori. Non fraintendetemi, qualcuno di questi balordi sicuramente c’è, me personalmente ne conosco anche tanti onesti e di loro parleremo oggi. Anzi, con uno di loro. Ma andiamo con ordine. 

Avete mai pensato a come se la passano gli onesti ristoratori stagionali?

Vi siete mai chiesti cosa provano quando vi vedono arrivare al ristorante in ciabatte col calzino, magari col petto villoso e le panze in bella vista, a chiedere cocomeri in aprile, ciliegie a settembre o pesci la cui pesca in estate è proibita, pena morte per iniezione letale di zanzara africana?  

Avete mai pensato che occupare un tavolo per 4 ore in 6 persone prendendo due spaghetti alle vongole e una fetta di melone para compartir potrebbe essere un danno economico per quel ristorante? 

Vi ha mai sfiorato l’idea che un’estate come questa, con aprile, maggio e giugno freddi e piovosi, potrebbe creare danni irreparabili alle strutture ricettive con conseguenze per qualcuno irreversibili? 

Se lo avete fatto, buon per voi. Se non lo avete fatto, oggi ho chiamato su Foodzilla una vecchia conoscenza, un ristoratore stagionale che vuole restare anonimo e che ci racconterà qualcosa di vero e concreto sul suo lavoro. Così magari, la prossima volta, avremo più elementi per giudicare. 

Buon ascolto!

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Una risposta

  1. Avatar Francesco
    Francesco

    Ma esiste ancora il rischio di impresa? O mi è sfuggito qualcosa?