Perché l’AI non capisce niente di cibo

C'è chi dice che l'intelligenza artificiale sostituirà l'uomo in praticamente qualsiasi settore, ma noi siamo convinti che se si parla di cibo e sapori l'AI non è che ci capisca poi così tanto!

Perché l’AI non capisce niente di cibo - immagine di copertina

“Ha paura che l’intelligenza artificiale le rubi il lavoro?”
“No!”
“Perché?”
“Perché sono disoccupato!”

Oramai non passa giorno in cui non si parli di intelligenza artificiale, ma, fortunatamente, ci sono alcuni settori e professioni in cui l’AI ha un impatto relativo. Uno di questi settori è quello della ristorazione, con le annesse professioni che lo caratterizzano.

Per quanto riguarda la parte pratica, chiaramente la manualità e l’esperienza di uno chef, così come l’empatia e la preparazione di un cameriere, non sono caratteristiche che si prestano a essere delegate all’intelligenza artificiale.

Ci sono però tutta una serie di questioni correlate alla ristorazione – come recensioni, guide, ricettari, etc. – che invece potrebbero accogliere il contributo dell’intelligenza artificiale.

O forse no?

Da buoni italiani sappiamo bene che quando si parla di cibo facciamo fatica ad accettare pareri, e soprattutto giudizi, da chi non ha il nostro stesso DNA gastronomico: popoli che si nutrono esclusivamente di wurstel e salsicce, di pizze con l’ananas o di pesce fritto non possono permettersi di parlare con un italiano di cibo.

E un’intelligenza artificiale può farlo?

Probabilmente no. Anche perché, diciamocelo, la maggior parte dei modelli di intelligenza artificiale sono addestrati da quelli stessi popoli che difendono la pizza con l’ananas. Per cui, come in tutti i campi, le AI ne acquisiranno e riproporranno i bias, ossia quelle distorsioni cognitive che, ad esempio, potrebbero portare ad apprezzare l’abbinamento tra un dolcissimo frutto tropicale, una passata di pomodoro acida e, ciliegina sulla torta, la mozzarella.

Ci spiace, ma per quanto l’intelligenza artificiale rappresenti una vera e propria rivoluzione per moltissimi settori, non crediamo che potrà mai sostituire le nostre nonne, i nostri chef e in generale il nostro gusto.

Il piacere di un’esperienza condivisa, l’amore nel preparare un piatto, la voglia di mettere le persone a proprio agio, avranno sempre la meglio su algoritmi, logiche e robot.

Chiediamolo a Chat GPT

Ma per sciogliere ogni dubbio, chiediamolo direttamente a ChatGPT, una delle intelligenze artificiali più popolari del momento.

“Ciao ChatGPT, è vero che di cibo capisci poco?”

“Non assaggio il cibo (purtroppo), quindi non posso dirti se una carbonara è meglio di un’amatriciana per esperienza diretta.
Ma su ricette, tecniche, tradizioni, abbinamenti, chimica del cibo, errori comuni, versioni regionali… lì me la cavo parecchio”

“Preferisci la pizza Hawaii o la coratella?”

“Ah, domanda trappola.
Allora, se devo “preferire” con la testa e non con le papille che non ho: coratella tutta la vita.
La pizza Hawai è una provocazione geopolitica.
La coratella invece è storia, identità, quinto quarto, soffritto che profuma casa, roba che se la sbagli ti guardano male per tre generazioni.”

Mmm… sono più furbe di quel che pensavo…

 

Leggi anche: Dimostrazione pratica che l’AI non può realizzare un menu degustazione senza sembrare ridicola

tags: Cibo cucina

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