Centocelle è un quartiere che negli ultimi anni ha iniziato a creare la sua identità gastronomica, una vera mappa in evoluzione fatta di osterie, laboratori, fermentazioni, posti nuovi e nuove idee. In questo paesaggio ha appena aperto 100 C Vino e Pesce. Il locale si trova in via delle Orchidee 10/12, dentro un’ex carrozzeria riadattata a ristorante. Cucina di solo pesce fresco, piatti ben eseguiti, porzioni generose, condimento alla romana.

Luca Boccoli, sommelier tra i più apprezzati della Capitale (già Tricarico) e Marcello Acquarelli, noto oste romano di quelli veri e inossidabili (già Hostaria 100 Celle), sono gli autori di questo incredibile posto di cui il mondo della gastronomia romana – in my opinion – aveva bisogno.
Non si tratta di un neo-bistrot con cucina di ricerca e cuochi belli e tatuati (che comunque amiamo, sia inteso). Ma di un posto ben fatto, ben concepito, con cucina di pesce verace molto buona e ottimi vini senza ricarichi per il servizio. L’anima dell’oste romano, quello dei racconti, dei proverbi, della pacca sulle spalle e dalla battuta sempre pronta, si fonde con la sapienza del più colto dei gourmet. Un cortocircuito antropologico.
La cucina di 100C

Da 100C il pesce arriva fresco ogni giorno. Non viene trattato in modo particolari o moderni, ma con la sapienza di chi cucina bene. Il punto è la precisione: una cottura netta, un sapore ben costruito, un condimento pensato per sostenere il piatto. I totanetti alla cacciatora sono esemplari, con un’intensità piena e rotonda. Le seppie con i piselli sono esattamente come dovrebbero essere: ben legate, compatte, con la dolcezza del pisello e la sapidità del mare. La frittura di paranza è croccante, asciutta, golosa. I cuori di mare serviti con pane caldo, sono forse il miglior modo per iniziare.
Una carta di vini ampia il giusto, interessante, parlante

Luca Boccoli ha costruito una selezione lavorando su un equilibrio tra didattica e piacere. Italia, Francia, Spagna, Georgia: ogni zona è rappresentata da artigiani del vino che raccontano un territorio e un approccio. La carta è pensata per accompagnare ogni piatto, ma anche per stimolare chi entra solo per bere. Il vino qui non accompagna: guida. Ed è proprio il legame tra cucina e bottiglia che rende 100C un posto diverso, vivo, dinamico. La narrazione non è mai invadente, ma c’è sempre la possibilità di farsi guidare, di scoprire qualcosa, di scegliere in libertà.
Un’identità precisa in un quartiere che cambia

Centocelle è sempre più un laboratorio. In questo contesto, 100C si presenta con un’identità forte. Non è un’osteria, non è un ristorante fine dining, non è una vineria modaiola. È un posto dove si va per il pesce, per il vino e per una certa idea di accoglienza che mescola sapienza e informalità. Il locale è luminoso, pulito, senza orpelli. I piatti sono pensati per essere mangiati, non fotografati. I prezzi sono corretti. Si mangia bene, si beve meglio, ci si sente al posto giusto. La forza del progetto sta tutta qui: nell’unire la tecnica a una cultura dell’osteria che non ha bisogno di essere nostalgica.