Il Ramadan è il cuore spirituale dell’Islam, un tempo sospeso in cui fede, disciplina e convivialità si intrecciano in modo profondo. Per circa due miliardi di musulmani nel mondo rappresenta il nono mese del calendario islamico, quello in cui si ricorda la prima rivelazione del Corano al profeta Maometto.
Nel 2026 inizia il 18 febbraio, in coincidenza con il Mercoledì delle Ceneri che apre la Quaresima cristiana, una rara sovrapposizione tra due grandi periodi di digiuno che non si verificava da oltre trent’anni. La conclusione è prevista intorno al 19 marzo, in base all’osservazione della luna crescente che determina ufficialmente inizio e fine del mese sacro. Ogni anno il Ramadan retrocede di circa dieci giorni nel calendario civile, seguendo il ciclo lunare, e trasforma le giornate e le notti dei fedeli in un ritmo diverso, fatto di preghiera, autocontrollo e condivisione.
Cos’è il Ramadan e perché cambia data ogni anno
Il Ramadan è il nono mese del calendario lunare islamico, composto da 354 o 355 giorni. Questa differenza rispetto all’anno solare spiega perché il Ramadan si sposti progressivamente indietro, attraversando nel tempo tutte le stagioni. L’inizio e la fine sono stabiliti dall’osservazione della luna crescente, che determina l’avvio ufficiale del mese sacro e, dopo 29 o 30 giorni, l’arrivo della festa di Eid al-Fitr. Il digiuno, chiamato sawm, è uno dei cinque pilastri dell’Islam e fu introdotto nel 624 d.C., poco dopo l’Egira. Non è solo astensione dal cibo: è esercizio di autocontrollo, memoria della fame dei più poveri e ricerca di una maggiore vicinanza ad Allah.
Come funziona il digiuno del Ramadan

Durante il Ramadan, i musulmani adulti e in buona salute si astengono da cibo, bevande, fumo e rapporti sessuali dall’alba al tramonto. La giornata è scandita da momenti precisi: il pasto prima dell’alba precede la preghiera del fajr, mentre al tramonto la rottura del digiuno coincide con il maghrib. Il comportamento etico è parte integrante dell’osservanza: si evitano conflitti, menzogne e linguaggio offensivo. Sono esentati bambini, anziani fragili, malati, donne in gravidanza o durante il ciclo mestruale e chi è in viaggio; in caso di impossibilità permanente, è prevista una compensazione attraverso un’offerta destinata a nutrire persone bisognose.
Suhur: il pasto prima dell’alba

Il suhur è il pasto consumato poco prima dell’alba e rappresenta una fase cruciale dal punto di vista energetico e metabolico. Non è un semplice spuntino, ma una scelta alimentare strategica che deve sostenere molte ore di digiuno senza provocare picchi glicemici seguiti da cali improvvisi. Per questo motivo si privilegiano alimenti a lento rilascio energetico come cereali integrali, pane, legumi, latticini, uova e frutta fresca. Le fibre e i carboidrati complessi aiutano a mantenere stabile la glicemia, mentre una quota proteica contribuisce al senso di sazietà prolungata.
Durante il Ramadan si limitano cibi molto salati, fritti o eccessivamente zuccherati, che possono accentuare la sete e favorire disidratazione durante il giorno. Anche la gestione dei liquidi è centrale: l’idratazione tra tramonto e alba deve essere distribuita con attenzione, evitando bevande troppo ricche di caffeina che possono aumentare la diuresi. In molti contesti culturali il suhur può somigliare a una colazione tradizionale, in altri è più essenziale, ma la logica resta la stessa: fornire energia stabile e sostenibile.
Iftar: cosa si mangia al tramonto

L’iftar invece segna la fine del digiuno quotidiano ed è uno dei momenti più simbolici del Ramadan. Tradizionalmente si rompe il digiuno con datteri e acqua, un gesto che ha anche una funzione fisiologica: i datteri apportano zuccheri semplici facilmente assimilabili, utili a ripristinare rapidamente i livelli di glucosio dopo molte ore di astensione. Dopo questo primo passaggio si consuma il pasto vero e proprio, spesso articolato in più portate.
In molti Paesi si inizia con una zuppa calda, frequentemente a base di lenticchie o pollo, che aiuta a reidratare e preparare l’apparato digerente. Seguono piatti più strutturati con riso, carne, legumi, verdure e pane, variabili secondo le tradizioni locali. Nell’area mediterranea possono comparire cous-cous e spezie come cumino e curcuma; in Asia meridionale samosa, preparazioni fritte e dolci tipici; in Medio Oriente pane, formaggi freschi e tè caldo. Dopo il pasto principale non è raro consumare frutta, succhi o dolci da forno nelle ore serali.
Nonostante l’abbondanza apparente, la regola condivisa resta la moderazione: l’iftar non è un recupero calorico indiscriminato, ma un momento di ristoro graduale e consapevole. Evitare eccessi di grassi e cibi troppo pesanti è parte integrante dello spirito del mese, che invita alla misura anche a tavola.
Preghiera, carità ed Eid al-Fitr

Il mese di Ramadan intensifica la dimensione spirituale: oltre alle cinque preghiere quotidiane, molti fedeli partecipano alle preghiere notturne tarawih e dedicano tempo alla lettura del Corano. La carità occupa un ruolo centrale attraverso offerte destinate ai più bisognosi, affinché anche loro possano vivere dignitosamente la fine del mese sacro.
Con l’avvistamento della nuova luna inizia l’Eid al-Fitr, la festa che conclude il digiuno: una giornata di preghiera collettiva, abiti curati, pasti condivisi e auguri reciproci. Dopo trenta giorni di disciplina, la celebrazione diventa il segno tangibile di una comunità rafforzata nella fede e nella solidarietà.
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