Pizze out of Italy: ecco come cambia la pizza nel mondo

La pizza nel mondo si trasforma e si adatta ai gusti locali, dando vita a versioni molto diverse da quella italiana. Dalla New York slice venduta a fetta alla profonda Chicago deep dish, passando per il pide turco, il khachapuri georgiano e la Detroit style, ogni Paese reinterpreta impasto, condimenti e cottura secondo la propria cultura gastronomica.

Pizze out of Italy: ecco come cambia la pizza nel mondo - immagine di copertina

La pizza è uno dei piatti più iconici della cucina italiana, ma quando varca i confini nazionali cambia forma, consistenza e sapore. Nel panorama della pizza nel mondo, ogni Paese ha rielaborato la ricetta originale per adattarla agli ingredienti locali, alle abitudini di consumo e ai gusti della propria cultura gastronomica. C’è chi ha reso l’impasto più alto e strutturato, chi ha aumentato le quantità di formaggio, chi ha modificato la disposizione degli ingredienti o il formato di servizio. Il risultato è un mosaico di interpretazioni che raccontano come una preparazione semplice possa trasformarsi profondamente, pur restando riconoscibile nella sua essenza.

Ecco 5 pizze “out of Italy” che raccontano come una stessa idea possa evolversi in modi sorprendenti.

New York Style Slice

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La New York style pizza è probabilmente la versione americana più famosa al mondo. Nata dall’incontro tra immigrati italiani e cultura urbana statunitense, si è evoluta in una pizza sottile ma più grande rispetto a quella napoletana, pensata per essere venduta a fette. La caratteristica principale è proprio la slice: una fetta ampia, triangolare, servita singolarmente e spesso piegata a metà per essere mangiata camminando.

L’impasto è elastico e abbastanza idratato, steso in dischi molto larghi e sottili. La base risulta croccante sotto ma morbida e flessibile al centro. Il condimento è più abbondante rispetto alla tradizione italiana: viene utilizzata una quantità generosa di mozzarella a bassa umidità, che crea uno strato uniforme e filante. Il pomodoro è semplice, leggermente speziato, steso in modo omogeneo. La cottura avviene in forni a gas o elettrici, a temperature più basse rispetto al forno a legna napoletano, per un tempo più lungo che permette alla fetta di mantenere struttura e croccantezza.

Chicago Deep Dish Pizza

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La Chicago deep dish è quasi l’opposto della pizza italiana tradizionale. Alta, spessa e cotta in teglie profonde e rotonde, ricorda più una torta salata che una pizza classica. L’impasto è ricco, spesso arricchito con olio o burro, e viene steso lungo i bordi della teglia creando una sorta di guscio.

All’interno si costruiscono strati ben distinti. Prima uno spesso strato di formaggio, spesso mozzarella, che protegge l’impasto dall’umidità del pomodoro. Poi vengono aggiunti salumi, salsiccia o verdure, e infine una generosa quantità di salsa di pomodoro sopra, a coprire tutto. Questa disposizione invertita rispetto alla pizza italiana è una delle sue particolarità. La cottura è lunga e permette alla base di diventare dorata e consistente, mentre l’interno rimane ricco, morbido e molto sostanzioso. È una pizza che si mangia con coltello e forchetta e viene servita intera, a spicchi spessi.

Pide Turca

In Turchia la pizza prende la forma del pide, un impasto allungato e ovale con i bordi ripiegati verso l’interno, tanto da ricordare una barca. L’impasto è morbido, leggermente più spesso rispetto a una pizza napoletana, e viene cotto tradizionalmente in forni molto caldi.

Il condimento varia, ma una delle versioni più diffuse prevede carne macinata speziata, cipolle e peperoni, distribuiti su tutta la superficie. Esistono anche varianti con formaggi locali, come il kaşar, che fonde creando una consistenza cremosa ma compatta. A differenza della pizza italiana, il pomodoro non è sempre presente come base, e le spezie giocano un ruolo centrale nel definire il sapore. Il risultato è un piatto profumato, ricco e profondamente legato alla tradizione mediorientale.

Khachapuri Georgiano

In Georgia la versione locale della pizza è il khachapuri, un pane ripieno di formaggio che assume forme diverse a seconda della regione. La variante più iconica è l’Adjaruli khachapuri, a forma di barca, con i bordi arrotolati e un centro colmo di formaggio fuso.

L’impasto è soffice e leggermente dolce, pensato per sostenere un ripieno molto ricco. Il formaggio utilizzato è tipicamente un mix locale, che fonde senza diventare completamente liquido, mantenendo una consistenza densa e filante. A fine cottura viene aggiunto un tuorlo d’uovo crudo al centro, che si amalgama con il calore residuo, e spesso una noce di burro. Prima di mangiarlo si mescola tutto creando una crema calda e avvolgente, che viene raccolta con pezzi di impasto staccati dai bordi.

Detroit Style Pizza

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La Detroit style pizza è una delle versioni americane più simili, per impasto e presenza del pomodoro e del formaggio, alla pizza intesa in senso classico, pur mantenendo caratteristiche molto originali. È una pizza rettangolare, cotta in teglie metalliche dai bordi alti, che le conferiscono una struttura spessa e ben definita.

L’impasto è alto e molto idratato, con una consistenza soffice e alveolata all’interno, quasi simile a una focaccia. Il formaggio, spesso una miscela che include brick cheese del Wisconsin, viene distribuito fino ai bordi, dove durante la cottura si caramellizza creando una crosta croccante e saporita lungo tutto il perimetro. La salsa di pomodoro viene aggiunta sopra il formaggio, in strisce o a cucchiaiate, in modo da restare ben visibile. Il risultato è una pizza con una base morbida e ariosa, bordi croccanti e una superficie ricca e intensa, che unisce elementi familiari a una struttura completamente diversa da quella italiana.

Concludiamo

In giro per il mondo la pizza smette di essere soltanto un simbolo italiano e diventa una tela bianca su cui ogni cultura lascia la propria firma. Cambiano le farine, le lievitazioni, le quantità di formaggio, le modalità di cottura e perfino il modo di servirla: dalla fetta piegata di New York alla torta alta di Chicago, dalla forma a barca del pide e del khachapuri fino alla teglia rettangolare di Detroit.

Queste versioni non cercano di imitare l’originale, ma di reinterpretarlo secondo gusti, ingredienti e abitudini locali. Ed è proprio questa capacità di trasformarsi che rende la pizza uno dei piatti più universali al mondo: un’idea semplice che, attraversando i confini, continua a evolversi senza perdere la sua anima conviviale e popolare.

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