Il lusso della semplicità è il ristorante di Alessandro Borghese che oramai da qualche anno rappresenta uno dei punti di riferimento della scena culinaria veneziana. Tra le calli e i canali di Venezia, Borghese ha portato un ristorante raffinato, rappresentativo della propria cucina e delle proprie origini. Al contempo ha messo però radici su prodotti locali, sulla cucina lagunare e sulle cantine del Triveneto.
Dopo anni di programmi in cui lo chef ha giudicato i ristoranti italiani, la voglia di dare i nostri voti al ristorante era tanta. Così abbiamo fatto una capatina a Venezia per provare la cucina di Borghese.
Location: 8/10
Il lusso della semplicità è fondamentalmente il ristorante del Casinò di Venezia Cà Vendramin. Situato in una posizione centralissima della città, in un passaggio estremamente turistico nelle calli che portano a Rialto e San Marco.
Il ristorante ha un giardino che si affaccia sul Canal Grande, in cui è possibile fare un aperitivo ammirando le gondole che attraccano direttamente sul casinò.
All’interno il ristorante è ben curato, con uno stile moderno e senza esagerare in quella formalità che in certi casi risulta eccessiva.
Servizio: 8/10
Venezia è città di osti: il locale tipico da queste parti è il bacaro, dove andare a bere la classica ombra de vin. Venezia ha da sempre proposto un servizio abbastanza popolare, dove la buona cucina trova spazio tra una battuta e una tovaglia a quadretti. Certi ristoranti della laguna sembrano rimasti fermi agli anni ’80, sia nei modi di gestire i clienti che negli arredamenti, perché è ciò che molti cercano quando mangiano a Venezia.
Borghese è stato bravo a imporre un servizio di qualità, ma ricordandosi delle origini della città.
I camerieri sono bravi e attenti, ma riescono a sciogliere il ghiaccio rapidamente, accogliendoti con un sorriso e affiancandoti nella scelta dell’esperienza gastronomica. Ad esempio, quando ci ho cenato era il compleanno della mia compagna e a fine cena ci è stato servito un dessert a sorpresa con una candelina.
Il menu: 8/10

Il menù di Borghese propone alcuni piatti che ti aspetti di trovare mangiando nei suoi ristoranti, come la tanto millantata Cacio e pepe. Continua poi con una serie di rivisitazioni della cucina veneziana, alcune legate alla tradizione, altre abbastanza lontane dall’idea originale. Nel menù sono esplicitati ingredienti e cotture, ed è evidente come lo chef abbia voluto portare la sua esperienza nel proprio menù, con influenze asiatiche e cotture moderne.
Ed è proprio su questo concetto che ho voluto mettere alla prova la cucina di Borghese, assaggiando l’Anguilla in salsa ponzu. L’anguilla mi piace molto, ma è uno di quei piatti che secondo me deve rimanere tradizionale: si tratta di un pesce molto grasso, per cui richiede una cottura molto lunga. Ho ricordi ben vividi di quando la facevamo a casa nel barbecue e serviva anche un’ora per cuocerla per bene. Così come ho ricordi ben vividi della sensazione di disgusto che provoca un’anguilla che non viene ben cotta.
Ho quindi provato a ordinare l’anguilla, consapevole del rischio. Era ben cotta, ma nel complesso non è un piatto che mi ha fatto dire “wow”. L’abbinamento con la salsa ponzu ci stava molto bene, ma nel complesso mancava quel sentore di abbrustolito della cottura alla griglia, che riesce a sgrassare questo ingrediente meglio di altri tipi di cottura.
Interessanti i fuori menù stagionali, con tre o quattro piatti proposti per valorizzare prodotti particolari, come moeche e bruscandoli.
Le influenze romane si sentono in piatti come Burro, alici e puntarelle, mentre la cucina veneta viene elaborata in portate come Otto sfumature di pisellini primavera.
Diciamo che il menù accontenta un po’ tutti, sia chi vuole assaggiare i piatti tradizionali di Borghese, sia chi ne vuole conoscere cucina e idee, restando però a Venezia. Ed è giusto a mio parere che il menù sia stato impostato così.
La carta dei vini del ristorante è ben fornita, e la cosa che mi ha stupito era la gran quantità di etichette a prezzi molto popolari considerando il tipo di ristorante. Raramente ho visto bottiglie a 18€ al ristorante, soprattutto quando mi aspetto di pagare oltre 100€ a persona. Invece Borghese ha saputo valorizzare la proposta del territorio (si trova a una manciata di chilometri dalle colline di Valdobbiadene) senza speculare sui prezzi. Ed è un’attenzione che da queste parti ripaga: mai esagerare con il prezzo di spritz e prosecco quando si serve un veneziano.
Il conto: 7/10

Nel complesso si tratta di un ristorante gourmet in una delle zone più turistiche di una città molto cara. Da queste parti una cena si paga tanto, a meno che non si conosca molto bene dove andare a mangiare. Per cui ci si aspetta un conto abbastanza salato.
Abbiamo pagato sui 130€ a persona, con una bottiglia di vino da 25€.
Per quanto sia un prezzo che, considerato tutto, ci può stare, la sensazione che ti rimane è di aver speso un po’ tanto per quello che hai mangiato. Conoscendo bene Venezia, preferisco fare una cena un po’ meno gourmet, ma con altrettanta qualità, spendendo una cinquantina di euro in meno a persona. In generale però l’esperienza a Il lusso della semplicità ci sta ed è una cena che si può tranquillamente fare.
Divertente il taccuino a fine cena, con cui lo chef si mette in gioco e ti invita a votare le varie categorie del suo ristorante, proprio come nel programma 4 Ristoranti.
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Calle Seconda del Cristo 2040
Venezia (VE)