Vico Pizza&Wine a Roma: provato per voi

VICO Pizza&Wine a Roma: pizza gastronomica e carta dei vini ricercata in una location unica a due passi dal Pantheon. La nostra recensione.

Vico Pizza&Wine a Roma: provato per voi - immagine di copertina

Roma è una città con così tanta storia che puoi scegliere di aprire una pizzeria all’interno di un palazzo del Cinquecento e far sembrare la decisione perfettamente naturale. Da VICO Pizza&Wine, in piazza Rondanini 47, a due minuti a piedi dal Pantheon, questa intuizione prende forma appena varcata la soglia. La pizzeria, infatti, occupa il piano terra di Palazzo Rondanini, costruito sulle antiche terme neroniane e legato alla figura del cardinale Thomas Wolsey, uomo di corte di Enrico VIII. Si racconta persino che il famoso sovrano della dinastia Tudor abbia soggiornato tra queste stanze.

Così, tra soffitti affrescati, stemmi araldici, boiserie Liberty e dettagli contemporanei, anche la pizza viene riletta attraverso i codici di una proposta decisamente più ambiziosa. Qui, infatti, mette momentaneamente in pausa la sua natura popolare e quotidiana per trasformarsi in un oggetto di rappresentazione gastronomica rivolto a un pubblico prevalentemente internazionale e alto spendente. Una formula che incuriosisce proprio perché rompe in modo netto con l’idea classica della pizzeria di quartiere, dove la convivialità spontanea lascia spazio a una costruzione estetica più studiata.

Il locale

L’impatto scenografico del locale gioca inevitabilmente un ruolo fondamentale. Ogni dettaglio è pensato per colpire l’occhio: il grande bancone in marmo rosso, il forno rivestito in mosaico, i lampadari liberty, le opere disseminate nelle sale, le ceramiche appese costruiscono un ambiente raffinato ed eclettico insieme, un piccolo museo da contemplare.

Al netto dell’impianto estetico, il lavoro sul prodotto resta serio. Gli impasti guardano chiaramente al filone della pizza napoletana contemporanea: cornicione pronunciato ma non esasperato, struttura soffice, buona leggerezza generale e una gestione della cottura piuttosto precisa. La qualità delle materie prime rimane evidente. E la carta beverage spinge apertamente verso il pairing vino-pizza e verso bottiglie di fascia medio-alta.

L’esperienza

Abbiamo iniziato dai fritti, terreno spesso decisivo per capire il livello reale di una pizzeria contemporanea. Il supplì, nella sua apparente semplicità, è stato probabilmente uno dei passaggi più convincenti della cena: panatura asciutta e friabile, buon equilibrio tra pomodoro e fior di latte, nessuna pesantezza residua. Più ambiziosa la Bomba Marinara, montanarina ripiena con riduzione di San Marzano, aglio e prezzemolo, piacevole nella parte esterna e nella frittura, anche se con una farcitura interna che avrebbe potuto osare qualcosa in più in termini di intensità e volume. Molto interessante invece la Smeralda, costruita su crema di piselli, carpaccio di spigola, provola e zest di limone. Qui il contrasto funziona bene, soprattutto tra la dolcezza della crema e la componente marina del pesce con una nota agrumata che restituisce profondità.

Sulle pizze emerge con chiarezza il lavoro tecnico sugli impasti. Particolarmente apprezzata la Margherita DOP Provola e Pepe per l’equilibrio complessivo e la qualità delle materie prime, con una provola ben gestita che accompagna senza coprire il pomodoro. L’altra pizza scelta, la Asparagi e Pancetta, guarda invece a un registro più contemporaneo, dove la crema di asparagi e la pancetta Opus Nera giocano su una dinamica grassa e vegetale ben calibrata. In entrambi i casi il cornicione risulta gradevole e soffice. Dove il topping diventa più ricco, soprattutto per presenza di olio o creme, la struttura perde però qualcosa in tenuta.

provola e pepi vico

Margherita DOP Provola e Pepe

Molto centrati i dessert. La Delizia al Limone resta fedele alla classicità campana, mentre la Coccinella, tra caramello, lampone e nocciola, lavora bene sulle consistenze.

Qualche nota sui prezzi aiuta a inquadrare immediatamente il posizionamento del locale: i fritti restano sotto i 7 euro, mentre le pizze si muovono in una forbice piuttosto ampia che parte dai 12 euro della Marinara fino ai 34 euro della Quattro Formaggi e Tartufo. I dessert rimangono intorno ai 9-10 euro.

Accanto alla proposta pizza trova spazio anche una piccola sezione dedicata alla cucina, con piatti come ceci e calamari, vitello alla genovese e tartare di manzo, oltre ad alcune insalate pensate soprattutto per il servizio pranzo o per una formula più leggera. Per chi vuole esplorare il lavoro sugli impasti e sui topping in modo più articolato sono disponibili anche percorsi degustazione da 5, 6 o 7 portate, con prezzi compresi tra i 30 e i 45 euro.

Lo staff e il nuovo progetto

Dietro questa costruzione molto riconoscibile c’è un gruppo giovane che ha contribuito a dare a VICO una precisa identità gastronomica. Il lavoro sugli impasti si deve a Ciro De Vincenzo e Niccolò Bandiera. Il primo, formatosi nell’ambiente di Enzo Coccia, rappresenta la matrice più strettamente partenopea del progetto; Bandiera, romano, contribuisce invece a costruire una sensibilità più contemporanea e urbana. Insieme hanno impostato una proposta legata alla pizza napoletana contemporanea, con grande attenzione tecnica alle fermentazioni, alle farine e alle diverse cotture. Un approccio che ha portato il locale a ottenere i Tre Spicchi del Gambero Rosso, riconoscimento ormai centrale nel panorama italiano della pizza d’autore.

dolci vico

La pastry chef Sophi Somkhishvili, originaria della Georgia e formata alla Rome Academy sotto la guida di Ciro Chiummo, lavora su dessert che guardano alla tradizione partenopea con un gusto più contemporaneo e misurato rispetto alla classica pasticceria da ristorante.

Con la bella stagione, inoltre, apre VICO Pizza e Bistrot a Capri nella corte-giardino de La Residenza, storico hotel nato negli anni Cinquanta dalla Villa Caterina, residenza del Principe Caracciolo. Anche qui il format resta coerente: pizza contemporanea, cocktail pairing, forte attenzione estetica e un pubblico internazionale. Cambia la scenografia — giardino mediterraneo, atmosfera più vacanziera, anima apertamente glamour — ma rimane identica la volontà di trasformare la pizzeria in un’esperienza quasi luxury.

In conclusione

Asparagi e Pancetta

Asparagi e Pancetta

VICO è una pizzeria che difficilmente lascia indifferenti, proprio perché sceglie consapevolmente di muoversi fuori dai codici più tradizionali della pizza italiana. Qui il centro dell’esperienza sta tanto nel concept di pizza gastronomica quanto nell’intero apparato costruito attorno ad esso: la location monumentale, la carta vini ampia, il pubblico internazionale e una narrazione estetica fortemente riconoscibile. Una direzione precisa, quasi programmatica, che guarda alle grandi Capitali dell’hospitality contemporanea e si allontana decisamente dalla dimensione della pizzeria di quartiere. La qualità del prodotto sostiene buona parte dell’ambizione del progetto, tra gli impasti ben studiati, i topping, i fritti curati e i dessert.

VICO sembra voler raccontare una nuova idea di pizza urbana: meno immediata, meno popolare, più costruita e ambiziosa. Un modello che probabilmente dividerà i puristi, ma che intercetta con precisione un pubblico disposto a vivere la pizza come esperienza gastronomica completa.

 

Questo contenuto è stato realizzato nel rispetto dei principi di trasparenza e tracciabilità previsti dal Regolamento Europeo AI Act (2025). Tipo di contenuto: AI-assisted

 

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