C’è un piatto coreano che negli ultimi anni ha invaso TikTok, Instagram e YouTube trasformandosi in una delle esperienze gastronomiche più discusse del pianeta. A prima vista, per chi non è abituato, fa anche un certo effetto: si chiama sannakji e consiste in piccoli pezzi di polpo serviti immediatamente dopo il taglio, ancora in movimento nel piatto. Sì, hai letto bene. I tentacoli continuano a contorcersi tra olio di sesamo e bacchette. Le immagini hanno generato milioni di visualizzazioni dividendo il pubblico tra curiosità, disgusto e fascinazione pura. Dietro questa preparazione estrema, però, non si nasconde soltanto una provocazione culinaria buona per i social, ma una tradizione profondamente radicata nella cultura gastronomica sudcoreana, dove la freschezza del pesce viene portata a un livello quasi assoluto.
Che cos’è il sannakji coreano

Il sannakji appartiene alla categoria degli hoe, piatti coreani a base di pesce crudo. La ricetta utilizza soprattutto il nakji, un piccolo polpo noto scientificamente come Octopus minor. Dopo essere stato ucciso, il mollusco viene tagliato rapidamente e servito quasi all’istante con semi di sesamo, olio di sesamo e talvolta verdure sottaceto. La particolarità che ha reso celebre questo piatto nasce dal sistema nervoso decentralizzato del polpo: i tentacoli continuano a muoversi anche dopo il taglio grazie all’attività neuronale residua. Non è quindi un animale vivo nel senso stretto del termine, anche se l’effetto visivo può risultare impressionante. In Corea del Sud il sannakji è considerato una specialità tradizionale associata alla forza fisica, alla resistenza e alla virilità, mentre nei mercati ittici di Seoul rappresenta quasi un rito gastronomico per turisti e appassionati di cucina locale.
Perché il sannakji può essere letale

La fama del sannakji non nasce soltanto dal suo aspetto inquietante. Il vero problema sono le ventose dei tentacoli, che continuano ad aggrapparsi anche durante la degustazione. Se mastichi poco e ingoi troppo in fretta, le ventose possono aderire alla gola o al palato e causare soffocamento. Secondo diverse stime locali, ogni anno in Corea del Sud alcune persone perdono la vita proprio dopo aver mangiato sannakji.
Il rischio cresce soprattutto quando entra in scena l’alcool, presenza fissa nelle serate nei mercati coreani e nei classici pojangmacha, le famose tende rosse dello street food di Seoul. C’è poi un secondo aspetto da considerare: il sannakji si mangia crudo e senza abbattimento termico; quindi, aumenta anche il rischio di contaminazioni batteriche o parassitarie. Per questo molti consigliano di tagliare i tentacoli in pezzi molto piccoli e masticare lentamente prima di deglutire. In pratica, meglio non sottovalutare un polpo che sta ancora cercando di aggrapparsi alla vita.
La viralità social e le polemiche etiche
La popolarità globale del sannakji è esplosa dopo Oldboy, il cult coreano del 2003 che ha regalato al cinema una delle scene più disturbanti e iconiche di sempre. Da lì in poi il piatto è diventato materiale perfetto per TikTok, YouTube e Instagram: influencer, creator e turisti si riprendono mentre cercano di mangiare tentacoli ancora in movimento, spesso alternando facce terrorizzate, risate isteriche e qualche urlo decisamente teatrale. Il risultato è che una tradizione gastronomica coreana si è trasformata in una vera challenge virale.
A rendere il tutto ancora più discusso c’è il fatto che i polpi siano considerati animali estremamente intelligenti, con capacità cognitive sorprendenti e un sistema nervoso molto complesso, motivo per cui le polemiche etiche non mancano mai. In Corea del Sud, invece, il sannakji continua a essere visto da molti come un piatto tradizionale legato alla cultura del mare e della freschezza assoluta.
E voi, lo provereste?
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