In questi giorni, sentendo parlare di esame di maturità, a qualcuno potrebbe tornare quella strana ansia che pensava di essersi lasciato alle spalle anni fa. Ad altri, invece, potrebbe venire voglia di sfogliare vecchie foto di classe e ripensare ai tempi del liceo. Da lì al contattare qualche ex compagno il passo è breve. E da lì a scrivere nel gruppo: “Ma perché non organizziamo una rimpatriata?” il passo è ancora più breve. Del resto, le grandi idee nascono spesso da un eccesso di nostalgia e da una quantità insufficiente di spirito critico.
La rimpatriata è un momento particolare. Di solito arriva almeno dieci anni dopo la maturità e ci trova tutti un po’ più grandi, con qualche responsabilità in più, meno capelli o meno pazienza. Eppure c’è una cosa curiosa: quando rivediamo i compagni di scuola, tendiamo a riconoscere immediatamente le persone che erano allora. Possono essere cambiati il lavoro, la città, il partner, magari hanno un paio di figli e il mutuo intestato, ma nella nostra testa continuano ad avere la stessa faccia che ricordavamo tra i banchi. Per qualche motivo, il cervello si rifiuta di accettare che anche loro abbiano iniziato a lamentarsi del mal di schiena.
Al di là di qualsiasi considerazione nostalgica, però, è possibile che uno di questi giorni vi ritroviate in un gruppo WhatsApp popolato da numeri sconosciuti. Dopo qualche minuto di smarrimento arriverà la conferma: avete capito bene, stanno organizzando la cena con gli ex compagni di classe. E quindi, naturalmente, recensiamola.
Sommario
- Il gruppo WhatsApp
- Il sondaggio per la scelta del posto e della data
- L’organizzatore
- La pizza
- I fritti in mezzo
- L’amico che è diventato intollerante a qualsiasi alimento
- Il papà di famiglia
- Quello a dieta
- Il vino
- La domanda “Ma ti ricordi…”
- La foto di fine serata
- Il caffè
- Il conto alla romana
- La birra post cena
- Quello che risponde dopo dodici giorni
Il gruppo WhatsApp
Partiamo da lui, il vero punto di partenza di qualsiasi reunion.
Il gruppo WhatsApp è composto mediamente da tre contatti che hai ancora in rubrica e una ventina di numeri sconosciuti. È il modo perfetto per testare quanto sei rimasto uguale a quando avevi diciassette anni. Se eri quello timido che parlava solo se interrogato, probabilmente non scriverai nemmeno una parola, nonostante nel frattempo tu sia diventato dirigente, avvocato o relatore a convegni internazionali. Se invece eri il mattatore della classe, è molto probabile che nel giro di venti minuti tu abbia già mandato cinque messaggi vocali, tre foto e una proposta per il locale.
In fondo, passano gli anni, cambiano le vite, ma certe dinamiche sociali sembrano scolpite nella pietra.
Voto: 6 su 10. Certe cose non cambiano mai. E meno male.
Il sondaggio per la scelta del posto e della data
Nel gruppo WhatsApp c’è uno strumento che non potrai ignorare: il sondaggio. Serve a scegliere data e luogo della rimpatriata, ma soprattutto a capire quanto siano diventate complicate le vite di tutti. C’è chi può solo il martedì, chi non può mai il venerdì, chi ha il calcetto, chi il corso di pilates, chi un figlio, chi due. Alla fine, dopo settimane di trattative diplomatiche, si sceglie una data che va bene a circa il 60% dei partecipanti. Qualcuno, inevitabilmente, lo perderete per strada.
Voto: 7 su 10. L’ultimo vero strumento di democrazia diretta.
L’organizzatore
Lavora più lui per questa cena che un wedding planner per un matrimonio. Recupera numeri di telefono dispersi dal 2014, contatta persone che hanno frequentato la vostra classe per tre mesi e riesce a convincere gente che non si parlava dal secondo anno di università a fare finalmente pace e sedersi vicino a tavola. Nessuno lo ringrazierà abbastanza e probabilmente dovrà anche anticipare la caparra del locale.
Voto: 8 su 10. Eroe civile.
La pizza
Alla fine si sceglie quasi sempre lei. La pizza è la soluzione diplomatica per eccellenza: costa il giusto, piace a tutti e soprattutto evita discussioni infinite su menù degustazione, sushi, cucina etnica e posti troppo costosi. Forse non entusiasma tutti, ma sicuramente non scontenta nessuno.
Voto: 9 su 10. Il campo neutro di cui tutti abbiamo bisogno.
I fritti in mezzo
All’inizio nessuno li tocca. Tutti sono educati, composti e perfettamente in grado di rispettare lo spazio altrui. Poi passa mezz’ora e l’ultima oliva ascolana diventa il centro di una competizione silenziosa fatta di mani che si allungano con apparente casualità.
Voto: 7 su 10. Ancora di salvezza quando i tempi di attesa si allungano.
L’amico che è diventato intollerante a qualsiasi alimento
Nel 2012 mangiava qualsiasi cosa, letteralmente. Hai ricordi di lui che a Parigi intingeva le patatine fritte nel gelato. Oggi non può mangiare glutine, lattosio, cipolla, aglio, peperoni. Se mai farai un’altra cena con lui, scoprirai almeno altre 7 intolleranze. Probabilmente è il suo organismo che, dopo tanto osare, oggi chiede il conto.
Voto: 5 su 10. Esempio di legge karmica.
Il papà di famiglia
Dopo un tempo imprecisato passato a finire gli avanzi dei figli, ha sviluppato capacità incredibili. Riesce a individuare qualsiasi piatto non terminato nel raggio di dieci metri e a impedirne lo spreco prima ancora che il proprietario se ne accorga.
Voto: 10 su 10. Economia circolare applicata alla tavola.
Quello a dieta
Passa tutta la serata a spiegare che deve stare attento. Poi assaggia i fritti, prende una fetta della pizza di qualcun altro, ruba un po’ di dolce e conclude con un amaro. Tecnicamente non ha ordinato nulla di sbagliato.
Voto: 5 su 10. Bugiardo.
Il vino
È il momento in cui capisci che siete cresciuti. Dieci anni fa sareste partiti con cocktail zuccherosi dai colori fluo. Oggi discutete seriamente della degustazione fatta in una cantina in Umbria e della persistenza in bocca del vino che avete appena scelto. Il simpaticone di turno che, assaggiandolo, sentenzierà che sa di tappo, non ve lo leva nessuno.
Voto: 7 su 10. Buon argomento di discussione.
La domanda “Ma ti ricordi…”
Arriva sempre. È accompagnata da una foto vecchia recuperata da Facebook, da un hard disk o da qualche archivio segreto. Il problema è che spesso ci sono dettagli che non andrebbero raccontati ma che finiranno lo stesso per essere svelati nel momento meno opportuno.
Voto: 8 su 10. Nostalgia canaglia.
La foto di fine serata
L’unico momento in cui tutti cercano disperatamente di sembrare spontanei. Verranno scattate almeno quindici foto per ottenerne una mediocre che finirà nel gruppo WhatsApp alle 2 del mattino.
Voto: 5 e mezzo su 10. Potevamo risparmiarcela.
Il caffè
È il momento in cui realizzi che avete davvero superato i trent’anni. Una volta si ordinava un altro giro. Oggi si parla di digestione, sonno e sveglia del giorno dopo.
Voto: 2 su 10. Un gelido bagno nella realtà.
Il conto alla romana
C’è chi ha preso una pizza e una bottiglia d’acqua e chi ha ordinato mezza carta dei vini. Non importa. Il conto si divide comunque alla romana. È una tradizione antica e nessuno ha intenzione di metterla in discussione.
Voto: 8 su 10. Qualcuno che rosica c’è sempre, ma se ne farà una ragione.
La birra post cena
Qualcuno la propone sempre. Tutti sanno che il giorno dopo lavorano. Tutti sanno che sarebbe meglio tornare a casa. Eppure, per qualche motivo, si finisce lo stesso nel pub che frequentavate a 15 anni (ah no, è diventato un cocktail bar con gin tonic da 15 euro. Va bene lo stesso).
Voto: 8 su 10. Incontestabile.
Quello che risponde dopo dodici giorni
Il candore con cui risponde “io ci sono” quando il tavolo è già prenotato, il menù deciso e metà dei partecipanti ha persino confermato la presenza fa quasi tenerezza. Poi ricordi quante volte ha toppato la consegna del lavoro di gruppo e ti sale una rabbia atavica. Devi ancora capire se la sua sia semplice distrazione o una forma molto raffinata di paraculaggine.
Voto: 2 su 10. Buongiorno raggio di sole.