Recensisco cose sul cibo: il lido fighetto

Prima o poi capita a tutti di trascorrere una giornata in un lido fighetto. Magari per curiosità, magari per festeggiare qualcosa o semplicemente per convincersi di essere entrati in una nuova fase della vita. Da quel momento in poi si entra in un mondo fatto di codici, piccole liturgie e dinamiche che si ripetono con sorprendente regolarità. Una recensione ironica di tutte quelle situazioni che rendono il lido fighetto un'esperienza tanto riconoscibile quanto difficile da dimenticare.

Recensisco cose sul cibo: il lido fighetto - immagine di copertina

Ci sono tanti modi di vivere il mare: c’è chi si porta dietro ombrellone, sediolina e mezza casa e punta dritto verso il primo lembo di spiaggia libera; chi si sistema sugli scogli a piedi nudi con un pareo, un romanzo russo e un’attitudine radical chic; chi continua ad andare, anno dopo anno, nello stesso lido dove passava le estati da bambino.

Poi arriva un momento particolare. Quello in cui senti il bisogno di dimostrare, prima di tutto a te stesso, di essere diventato una persona di mondo. Vuoi indossare la camicia di lino al mare, fare le foto, ordinare il calice giusto, farti vedere perfettamente a tuo agio in un posto dove probabilmente nessuno è mai veramente a suo agio. A volte, questo momento coincide con la rottura con l’ex. Altre volte semplicemente con una fase della vita che, col senno di poi, è preferibile non analizzare troppo.

Ed è così che varchi la soglia del lido fighetto. Quel luogo rigorosamente total white, dove il mare è quasi un accessorio, la sabbia sembra un fastidioso effetto collaterale e il pranzo è un’esperienza.

Era solo questione di tempo prima che finisse in questa rubrica. Anzi, ci stupiamo di averci messo così tanto.

Il tavolo vista mare

È lo status symbol del lido fighetto. Se riesci a prenotarlo ti senti il re del mondo. Il problema è che quel tavolo è occupato dalla stessa persona da almeno quindici anni: un amico del proprietario, il proprietario stesso o qualcuno che, a questo punto, deve avere una quota dello stabilimento.

Ci provi anche tu. Telefoni, prenoti con largo anticipo, chiedi con gentilezza. Niente. È già riservato. A un certo punto inizi ad attribuirgli un’aura mistica. In fondo è un po’ come l’Anello de Il Signore degli Anelli: tutti lo desiderano, ma finisce sempre nelle mani di qualcun altro.

Voto: 4 su 10. Desiderare è gratis, il tavolo no.

Il menù del ristorante

Nel lido fighetto il menù scritto serve soprattutto a prendere confidenza. Le cose davvero interessanti arrivano dopo, quando il cameriere comincia a elencare i piatti fuori carta. Tu annuisci con convinzione, anche se dopo il terzo hai già dimenticato il primo. Il momento più delicato arriva quando devi chiedere il prezzo. Se non lo fai, mangerai con un leggero senso d’ansia. Se lo fai, senti di rompere la magia.

Voto: 5 su 10. La curiosità è tanta, il coraggio molto meno.

Il cameriere

Non prende semplicemente l’ordinazione, ti guida in un’esperienza. Sa esattamente quale pesce è arrivato quella mattina, quale vino lo valorizza e perché quel piatto non va assolutamente modificato. Tu eri partito con l’idea di prendere una semplice frittura di calamari. Cinque minuti dopo stai ordinando un dentice pescato all’alba con emulsione agli agrumi e non ricordi nemmeno quando hai cambiato idea.

Voto: 6 su 10. Convincente senza alzare la voce.

L’acqua in bottiglia di vetro

Raccolta sulle montagne, cristallizzata in una bottiglia bellissima con un’etichetta minimalista: dopo il primo bicchiere inizi a convincerti che quell’acqua sia davvero diversa dalle altre. Eppure no, è solo acqua liscia, tipo quella del rubinetto. Però a 7 euro.

Voto: 3 su 10. L’inganno del marketing.

Il crudo di mare

Il crudo di mare è la scelta più didascalicamente corretta quando pranzi in un luogo come questo. Quasi un passaggio obbligato. Per ordinarlo, però, ci vuole un certo rispetto. Se ami davvero la cucina di mare, nessun problema. Se invece c’è anche solo un mollusco che non ti convince, inizi a fare due conti. Perché una volta ordinato non puoi permetterti di lasciare qualcosa. È praticamente la versione adulta di quando tua madre ti obbligava a finire tutto quello che avevi nel piatto. Stesso grado di responsabilità.

Voto: 6 su 10. Se lo ordini, poi te lo finisci.

Il pescato del giorno

Quando il cameriere arriva al pescato del giorno cambia tono. Fino a quel momento vi ha raccontato il menù. Adesso vi presenta i protagonisti del pranzo. Generalmente sono bestie grosse, pesanti. Tu ti convinci di stare facendo la scelta più a chilometro zero degli ultimi sei mesi, ti senti quasi una persona migliore e ordini senza troppe esitazioni. Quando leggi il conto però ti prende una leggera sincope.

Voto: 4 su 10. La coscienza è leggera. Il portafogli anche di più.

Il dolce destrutturato

Dopo una sfilza di piatti in cui ogni porzione sembrava studiata al millimetro, arriva finalmente lui. Il dolce destrutturato è quasi sempre abbondante, ricco, pieno di creme, cialde, crumble e qualsiasi altra cosa possa occupare spazio nel piatto. È come se la cucina, dopo averti tenuto a stecchetto per tutto il pranzo, cercasse improvvisamente di farsi perdonare.

Voto: 8 su 10. Il tacito risarcimento per le microporzioni.

Il bar del lido

È l’alternativa “semplice”. In teoria. In pratica anche qui c’è una certa pretesa di experience. Che tu scelga un tramezzino dagli abbinamenti improbabili o un’insalata gourmet, dopo aver ordinato torni al tavolino con una leggera soggezione. Alla fine speri solo di aver scelto la cosa giusta e di non scoprire, quando arriva il piatto del tavolo accanto, che era decisamente meglio.

Voto: 5 su 10. Il dubbio è incluso nel servizio.

L’amico che esagera

Dice: “Dai, una volta ogni tanto“. Poi ordina ostriche, crudo, bottiglia di vino e dolce. Il problema non è quello che prende. Il problema è che, quando arriva il conto, propone di dividerlo in parti uguali senza ritegno.

Voto: 3 su 10. Sempre generoso con i soldi degli altri.

L’amico tirchio

Per ogni amico che esagera, ce n’è uno tirchio. Se non sai individuarlo nel tuo gruppo, allora probabilmente sei tu. Comincia a lamentarsi dal parcheggio. Poi passa al lettino, all’acqua, al coperto, al pane e al caffè. A metà pranzo ti ritrovi a sperare che ordini qualcosa di costoso, anche solo per vedere se riesce a criticare pure se stesso.

Voto: 4 su 10. Noioso.

La playlist lounge

Parte alle undici del mattino e a un certo punto smetti persino di sentirla. Entra lentamente nel cervello finché ti ritrovi a mangiare un piatto di spaghetti seguendo il ritmo con la testa. Se chiudi gli occhi ti ritrovi in una spa in Costa Azzurra.

Voto: 8 su 10. Rilassa anche chi non voleva rilassarsi.

La foto dei piatti

Il piatto arriva, ma nessuno mangia. Prima bisogna spostare il bicchiere, togliere il cestino del pane e aspettare che tutti abbiano fatto la propria foto. Lo chef ha impiattato in 3 minuti. Un food blogger che si rispetti ci mette 6 minuti per la foto perfetta.

Voto: 2 su 10. Dai che si fredda tutto!

Il pranzo clandestino sotto l’ombrellone

Il regolamento parla chiaro: vietato introdurre cibo. Se però passi tra gli ombrelloni tra le 12.30 e le 14 ti accorgi che la resistenza è già in corso. Pasta fredda, panini e frittate vengono estratti da mini borse frigo infrattate dentro enormi borse mare. L’operazione si svolge con una naturalezza tale da farti sospettare che sia perfettamente tollerata. Non c’è lido fighetto che tenga.

Voto: 10 su 10. Hasta la schiscetta, siempre!

Il grattacheccaro fuori dal lido

Sta lì, appena oltre il confine dello stabilimento, come se appartenesse a un altro universo. Dopo una giornata passata tra piatti raccontati e vini minerali, quel bicchiere pieno di ghiaccio tritato e sciroppo ti sembra improvvisamente una delle idee migliori dell’estate.

Voto: 9 su 10. Il ritorno alla realtà.

L’aperitivo

È il motivo per cui molti sono rimasti fino a sera. Nessuno ha davvero fame, ma tutti sono pronti a ordinare qualcosa da bere. Da quel momento il pranzo è ufficialmente dimenticato e inizia una nuova fase, fatta di gin tonic annacquati, olive e tramonti romantici.

Voto: 7 su 10. Immancabile.

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