Vi siete mai chiesti che fine fanno i prodotti in scadenza del supermercato? Spariscono dagli scaffali da un giorno all’altro e, per molti, la risposta sembra scontata: finiscono direttamente nella spazzatura. La realtà è decisamente più interessante.
Dietro una confezione di yogurt con pochi giorni di vita, una mozzarella vicina alla scadenza o un cestino di fragole leggermente ammaccate si nasconde un sistema complesso fatto di sconti, donazioni, recupero alimentare e strategie pensate per ridurre gli sprechi. La grande distribuzione deve trovare ogni giorno un equilibrio tra sicurezza alimentare, sostenibilità e sostenibilità economica, cercando di salvare quanto più cibo possibile prima che diventi davvero un rifiuto.
Tutte le strade per salvare il cibo

La prima arma contro lo spreco è il ribasso del prezzo. Molti supermercati creano scaffali o frigoriferi dedicati ai prodotti in scadenza, applicando sconti che possono arrivare fino al 50% per incentivarne l’acquisto prima del termine di conservazione. Se il prodotto non viene venduto, le possibilità non finiscono qui. Gli alimenti ancora perfettamente sicuri possono essere donati ad associazioni del territorio.
Alcune insegne, inoltre, sfruttano anche piattaforme come Too Good To Go per vendere le eccedenze della giornata. Esiste poi una soluzione meno conosciuta ma molto diffusa: diversi prodotti vengono recuperati all’interno dello stesso punto vendita. Frutta leggermente matura può essere utilizzata per macedonie, verdure per preparazioni gastronomiche, pane del giorno precedente trasformato in pangrattato o altre lavorazioni interne, sempre nel pieno rispetto delle norme igienico-sanitarie. L’obiettivo è semplice: allungare la vita degli alimenti senza comprometterne qualità e sicurezza.
Perché una parte del cibo finisce comunque tra i rifiuti
Non tutto, purtroppo, può essere recuperato. Gli alimenti con la dicitura “da consumarsi entro” devono essere ritirati prima della scadenza per ragioni di sicurezza sanitaria. Esistono poi prodotti che diventano invendibili per motivi estetici, confezioni rotte, problemi di tracciabilità oppure semplicemente perché la domanda è stata inferiore alle previsioni.
Pane, gastronomia, carne, pesce, latticini, frutta e verdura rappresentano le categorie più delicate. Nei supermercati gli scaffali devono apparire sempre ricchi e ordinati: è una scelta commerciale che rassicura il consumatore, anche se aumenta inevitabilmente il rischio di eccedenze. Dove il recupero alimentare non è più possibile, gli alimenti vengono destinati al compostaggio, agli impianti di digestione anaerobica per la produzione di biogas o, in alcuni casi, al mangime animale, evitando almeno che finiscano direttamente in discarica.
Lo spreco non nasce solo al supermercato
Attribuire tutta la responsabilità alla grande distribuzione sarebbe un errore. In Europa la fase della distribuzione rappresenta una quota limitata dello spreco alimentare complessivo, mentre il peso maggiore ricade nelle nostre case. Spesso scegliamo il prodotto con la data più lontana, ignoriamo la differenza tra “da consumarsi entro” e “da consumarsi preferibilmente entro” oppure lasciamo deteriorare gli alimenti nel frigorifero.
Il supermercato resta certamente un anello fondamentale della filiera e negli ultimi anni ha investito in tecnologie per monitorare le scadenze, applicare sconti dinamici e migliorare la gestione delle eccedenze. Ma il cambiamento deve essere condiviso: ogni alimento salvato significa meno rifiuti, meno emissioni e un utilizzo più intelligente delle risorse impiegate per produrlo.