Tra Spagna e Sud America non c’è in comune soltanto una lingua. Basta sedersi a tavola in un qualsiasi Paese sudamericano per rendersi conto che esistono ingredienti, ricette e perfino modi di cucinare che raccontano una storia iniziata oltre cinquecento anni fa.
Naturalmente sarebbe sbagliato dire che la cucina sudamericana “deriva” da quella spagnola. Molto prima dell’arrivo degli europei, le popolazioni indigene possedevano già tradizioni culinarie ricchissime, costruite attorno a mais, patate, manioca, peperoncini, cacao e decine di altri prodotti locali. Quello che avvenne dopo il XVI secolo fu piuttosto un gigantesco incontro di culture. Gli spagnoli portarono nuovi animali, cereali, ortaggi e tecniche di cucina, mentre al ritorno scoprirono ingredienti destinati a rivoluzionare anche la gastronomia europea. È quello che gli storici chiamano Scambio Colombiano, uno dei più grandi punti di svolta nella storia dell’alimentazione.
Le influenze della cucina spagnola in Sud America iniziano dagli ingredienti
Quando si pensa all’influenza della Spagna in Sud America vengono subito in mente ricette e preparazioni. In realtà il cambiamento più profondo riguardò ciò che finiva nelle dispense ancora prima che nei piatti.
Con i Conquistadores arrivarono bovini, maiali, pecore, polli e capre, animali praticamente assenti in gran parte del continente. Insieme a loro sbarcarono il frumento, il riso, l’aglio, la cipolla, gli agrumi, la vite, il vino, lo zucchero di canna e l’olio d’oliva. Oggi sembrano ingredienti inseparabili dalla cucina latinoamericana, ma fino al Cinquecento erano completamente sconosciuti.
Pensiamo al pane preparato con farina di grano, agli stufati di carne, al riso che accompagna moltissimi piatti o ai dolci a base di latte e zucchero. Oggi fanno parte della quotidianità in molti Paesi del Sud America, ma nessuno di questi elementi apparteneva alle cucine precolombiane. È proprio dall’incontro tra questi prodotti europei e gli ingredienti locali che nasce buona parte della gastronomia sudamericana moderna.
Argentina: dove l’eredità spagnola è ancora evidente

Tra pochi giorni Spagna e Argentina si ritroveranno una contro l’altra nella finale del Mondiale. Per novanta minuti saranno rivali, ma se si guarda alla loro storia gastronomica il rapporto è stato ben diverso.
Uno degli esempi più evidenti sono le empanadas. Oggi ogni provincia argentina ha la propria versione, con impasti, ripieni e perfino chiusure differenti, ma il principio è lo stesso delle empanadas nate secoli fa nella penisola iberica. Nel tempo gli argentini le hanno reinterpretate, trasformandole in uno dei simboli della cucina nazionale, ma le loro origini raccontano un’altra storia.
Anche il legame dell’Argentina con la carne nasce in quel periodo. Furono gli spagnoli a introdurre bovini e cavalli nelle immense pianure della Pampa e, con il passare dei secoli, quegli animali si riprodussero in quantità enormi. Da lì sarebbe nata la cultura dei gauchos e quella tradizione della carne alla griglia che oggi identifica il Paese in tutto il mondo.
Dal Cile alla Colombia passando per il Venezuela: un’eredità ancora ben visibile

L’influenza spagnola non si limita ai piatti più conosciuti. Basta osservare cosa si mangia ogni giorno in molti Paesi sudamericani per ritrovare ingredienti arrivati dall’altra parte dell’Atlantico ormai diventati parte della normalità.
In Cile, ad esempio, la coltivazione della vite introdotta durante il periodo coloniale ha contribuito alla nascita di una delle produzioni vinicole più importanti del continente. In Colombia il riso è diventato un accompagnamento quasi immancabile, mentre in Venezuela prodotti come carne bovina, formaggi e maiale sono entrati a far parte di preparazioni iconiche come le arepas, nate però molto prima dell’arrivo degli europei.
È proprio questo il punto più interessante. Nessuno di questi Paesi ha copiato la cucina spagnola. Ognuno ha preso ingredienti e tecniche provenienti dall’Europa, adattandoli ai propri prodotti, ai propri gusti e alle proprie tradizioni, fino a creare una cucina con una personalità completamente diversa.
Anche la cucina spagnola deve tantissimo al Sud America
La storia, però, non è andata in una sola direzione. Se gli spagnoli hanno lasciato un segno profondo nelle cucine sudamericane, anche la Spagna ha cambiato per sempre il proprio modo di cucinare grazie ai prodotti arrivati dalle Americhe.
Pomodori, patate, peperoni, cacao, vaniglia e mais attraversarono l’Atlantico dopo la scoperta del Nuovo Mondo e finirono sulle tavole europee. Oggi sembrano ingredienti inseparabili dalla gastronomia spagnola, ma fino alla fine del Quattrocento nessuno li aveva mai visti.
Basta pensare alla tortilla de patatas, al gazpacho o al pan con tomate. Tre piatti che oggi rappresentano la Spagna nel mondo e che, senza il contributo del continente americano, semplicemente non esisterebbero.
Le influenze della cucina spagnola in Sud America sono ancora visibili oggi
Cinque secoli dopo, quel legame tra Spagna e Sud America è ancora ben visibile. Non perché le due cucine siano rimaste uguali, ma perché hanno continuato a evolversi partendo da una base comune. Ogni Paese ha reinterpretato ingredienti, ricette e tecniche secondo la propria cultura, creando piatti che oggi vengono considerati simboli nazionali. È la dimostrazione che le tradizioni gastronomiche non nascono mai da sole: crescono grazie agli incontri, ai viaggi e alle contaminazioni.