Taralli napoletani VS taralli baresi: la sfida più inutile (ma divertente) del Sud Italia

I taralli napoletani e quelli baresi condividono solo il nome. Ingredienti, consistenza, sapore, storia e modo di consumarli raccontano due tradizioni completamente diverse. Ecco tutte le differenze tra queste due icone della panificazione del Sud Italia.

Taralli napoletani VS taralli baresi: la sfida più inutile (ma divertente) del Sud Italia - immagine di copertina

Se chiedi a dieci italiani se preferiscono la pizza romana o quella napoletana, almeno otto ti risponderanno senza pensarci. Se tiri fuori la storia dell’arancino e dell’arancina, preparati a una guerra civile. C’è una sfida, però, che in molti sottovalutano ma che meriterebbe lo stesso livello di coinvolgimento: è meglio il tarallo napoletano o il tarallo barese?

Hanno lo stesso nome e arrivano entrambi dal Sud, ma considerarli la stessa cosa è piuttosto fuorviante. È come usare la stessa parola per indicare una city car e un trattore: condividono qualche elemento di base, ma l’esperienza è (ovviamente) del tutto diversa. E quindi chi è il migliore? Mettiamoli uno contro l’altro.

Ingredienti

Il tarallo napoletano è la dimostrazione che il recupero degli avanzi è la più sottile arte culinaria mai praticata. L’impasto tradizionale nasce infatti dal riutilizzo dei ritagli del pane, arricchiti con strutto e pepe nero, a cui, a un certo punto, si aggiungono pure le mandorle. Il tarallo barese è senza dubbio più essenziale: farina, olio extravergine d’oliva, vino bianco e pochi altri ingredienti bastano per ottenere un impasto molto più asciutto. Da questa base, poi, sono nate infinite varianti con finocchietto, peperoncino, olive, cipolla, pomodoro e spezie di ogni tipo.

Per sintetizzare, uno punta tutto sulla ricchezza, l’altro sull’equilibrio. Il punto va al tarallo barese, più essenziale e infinitamente più versatile.

Forma e consistenza

Il tarallo napoletano è grande, spesso intrecciato, irregolare, ricoperto di mandorle. Al primo morso, ti accorgi che potrebbe sostituire un pranzo leggero. Al contrario, il tarallo barese rimane piccolo (anche se esistono varianti artigianali leggermente più grandi o di forma ovale), regolare, perfettamente ad anello.

Anche la consistenza racconta due filosofie diverse. Il napoletano resta friabile fuori e più compatto all’interno, mentre il barese gioca tutto sulla croccantezza.

Punto al tarallo barese, perché è impossibile mangiarne soltanto uno.

Sapore

Il tarallo napoletano è un po’ come quei parenti rumorosi ed esuberanti che arrivano al pranzo di famiglia parlando già a volume massimo. Pepe, strutto, mandorle tostate, sapidità: ogni ingrediente ha il suo spazio e lo rivendica per bene. Il tarallo barese è decisamente meno teatrale: l’olio extravergine rimane l’ingrediente chiave. E anche le varianti restano tendenzialmente sobrie.

In effetti, sul piano del sapore, è difficile dare ragione all’uno o all’altro. Soprattutto perché ci sono giornate in cui hai voglia di qualcosa di decisamente strong e altre in cui vuoi semplicemente accompagnare l’aperitivo senza lasciarti trascinare troppo. In termini assoluti, però, la personalità paga sempre, quindi direi punto al tarallo napoletano.

Storia

Il tarallo napoletano racconta una storia di recupero. I fornai utilizzavano quello che avanzava dall’impasto del pane, aggiungevano strutto e pepe e davano vita a uno dei simboli dello street food partenopeo. Una ricetta nata per necessità che, con il tempo, è diventata una tradizione.

Il tarallo barese appartiene alla grande famiglia dei prodotti da forno pugliesi pensati per durare nel tempo, facili da conservare e perfetti da avere sempre a disposizione. È il compagno fedele delle dispense, quello che aspetta pazientemente il momento giusto senza perdere un grammo della sua croccantezza.

Entrambi raccontano il territorio da cui provengono molto più di quanto facciano tanti piatti elaborati. E quindi è inevitabile il punto a entrambi. Qui è impossibile scegliere: sono due storie diverse e ugualmente rappresentative.

Quando mangiarli

Passeggiata sul lungomare, birra fresca, tarallo napoletano appena sfornato. Esce dal sacchetto ancora caldo e il rischio di ustionarsi sembra un dettaglio trascurabile. Consumare questo prodotto è quasi un momento rituale.

Il tarallo barese, invece, non conosce orari. Aperitivo? Va bene. Antipasto? Pure. Pausa di metà mattina? Ok anche questo. Fame nervosa davanti alla televisione? Ci sta tutta.

Qui il punto va alla versatilità: tarallo barese.

Calorie

In questo caso, la partita dura pochissimo.

Lo strutto e le mandorle rendono il tarallo napoletano mediamente più calorico rispetto a quello barese. Non significa che il tarallo pugliese sia un alimento leggero: tra farina e olio resta comunque un prodotto energetico. Molto sta però nell’autoregolazione e nella capacità di fermarsi prima di finire la confezione.

Punto: Tarallo barese.

Chi vince?

Facendo i conti, il tarallo barese raccoglie qualche punto in più. Sarebbe molto allettante dichiararlo campione e chiudere qui la questione. Ma quando si parla di cibo, non tutto è così netto.

Il tarallo napoletano non cerca di essere il migliore snack da aperitivo, così come quello barese non vuole sostituire il rito del tarallo caldo comprato in un forno di Napoli. Sono due prodotti diversi, figli di territori, tradizioni e idee di panificazione completamente diverse. In comune hanno soltanto il nome.

La partita, almeno questa, finisce in pareggio.

tags: Cibo

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