In estate capisci quanto conti davvero la selezione degli amici. Perché sì, puoi avere l’amico del cuore, quello con cui ti racconti senza filtri, quello che si lancerebbe sotto un treno pur di salvarti. Ma la vera ricchezza è avere l’amico con la piscina, soprattutto quando sei povero, senza soldi e vivi in mezzo al cemento della città.
Va bene, abbiamo esagerato. L’amicizia è un sentimento troppo nobile per essere ricondotto al puro opportunismo. Quindi togliamo “amico con la piscina” e mettiamo “conoscente con la piscina”. Riformuliamo: una vera ricchezza in estate è avere un conoscente, possibilmente abbastanza stretto, che ha una piscina, soprattutto quando sei povero, senza soldi e vivi in mezzo al cemento della città.
Ora, se avete trovato il personaggio in questione, non pensate di potervi semplicemente autoinvitare in costume e infradito. No. Prima o poi, tra giugno e settembre, incapperete in un rito sociale molto particolare, di cui si comprende il potenziale distruttivo solo dopo la prima mezz’ora e di cui, puntualmente, si finisce per parlare con entusiasmo una volta tornati alla vita normale, a ottobre: il pool party.
Lo avrete già intuito, ma è bene precisarlo: esistono pool party e pool party. Ci sono quelli organizzati in beach club, hotel e locali, dove il cibo è un servizio offerto, e quelli organizzati a casa di qualcuno, dove il cibo diventa una responsabilità collettiva. Ovviamente recensiremo questi ultimi, perché sono indubbiamente più divertenti.
Il gruppo WhatsApp

Come tutti i migliori eventi organizzati, tutto inizia con un gruppo WhatsApp pieno di sconosciuti. La quantità dei partecipanti è direttamente proporzionale alla megalomania dell’organizzatore, che puntualmente ignora qualsiasi regola di sicurezza. L’entusiasmo c’è, ma dura solo fino al momento del sondaggio, quando cominciano ad arrivare le prime scuse e le prime defezioni. È pur sempre un ottimo strumento per organizzarsi, il grosso problema è la quantità di notifiche. Alla fine lo silenzierai e lo archivierai, ma senza uscirne, perché se no pare brutto.
Voto 5 su 10. Ok l’organizzazione, ma che ansia.
La spesa collettiva
Il proprietario di casa mette la piscina, la spesa però, giustamente, si divide. È qui che comprendi davvero il meccanismo e ti accorgi che no, non sarà la festa alla Grande Gatsby, tutta champagne e scintillii, e che la camicia bianca che avevi pensato per l’occasione sarebbe totalmente fuori posto. È allora che l’entusiasmo cala. La spesa collettiva e la relativa gestione del budget sono un duro bagno di realtà.
Voto 3 su 10. Sognavi Beverly Hills, ma stai pur sempre a Focene.
Le birre

Gli alcolici potrebbero essere molto utili, ma attenzione a cosa scegli. Tra cocktail home-made che sanno solo di ghiaccio, la birra sarà rassicurante, un porto sicuro a cui approdare quando tutto sembra perduto. Il vero grande problema nasce se non c’è un impianto di refrigerazione delle bevande degno di questo nome. In quel caso berrai birra calda, ma tant’è.
Voto 8 su 10. Poche sorprese.
Le bevande analcoliche
Ignorate da tutti fino all’ultimo, giacciono sul tavolino con la condensa che scende pian piano lungo la bottiglia fino a formare un laghetto alla base che bagna la tovaglia di carta. Il loro momento di gloria arriverà quando ci si accorgerà che l’acqua è finita.
Voto 7 su 10. Eroine dimenticate.
L’assalto al buffet
È il momento chiave. Ci si fionda selvaggiamente sul tavolo, incuranti di qualsiasi regola del bon ton. La scena ricorda vagamente un documentario di National Geographic: un gruppo di macachi che si avventa su una montagna di frutta tropicale.
Non c’è niente di più antropologicamente seducente dell’assalto al buffet. Ma solo se lo guardi da fuori.
Voto 10 su 10. Uuh uuh aa aa.
L’acqua
L’unica cosa che servirebbe davvero e che nessuno compra mai in quantità sufficiente. Le bottiglie finiscono sempre troppo in fretta, soprattutto quelle di acqua frizzante, inspiegabilmente tracannate anche da chi, nella vita di tutti i giorni, beve esclusivamente acqua liscia.
Voto 6 su 10. Indispensabile, ma sempre troppo poca.
La pasta fredda VS l’insalata di riso

La sfida delle sfide. La cosa terribile è che non c’è un vero vincitore: sono entrambe irrimediabilmente terribili. La pasta fredda è stata chiaramente scolata troppo presto, sciacquata sotto l’acqua corrente per raffreddarla in fretta e condita con cattiveria, con una quantità limitata di pomodorini e la mozzarella che, dopo un po’ sotto il sole, è diventata acida. L’insalata di riso è piena di sottaceti difficilmente arpionabili con la forchetta di plastica, ma ha pochissimo tonno, forse due scatolette per quattro chili di riso. Alla fine c’è sempre qualcuno che fa il bis di entrambe, più per rabbia che per fame.
Voto 2 su 10. Il vero vincitore è chi riesce a non farsi trarre in inganno.
Le pizzette e la focaccia
Messe sul tavolo con un unico scopo: saziarti. Lo fanno in modo subdolo perché, all’inizio, non te ne accorgi. Sembrano innocui pezzetti di pizza che tutti mettono nel piatto senza pensarci troppo. Alla fine ti ritrovi obnubilato e con la pancia gonfia e ti accorgi, solo quando sei a casa, di aver speso 30 euro per mangiare un paio di piattini stracolmi di pizza gommosa.
Voto 3 su 10. Il grande inganno.
Gli snack

Patatine, salatini, taralli, noccioline. Sono la presenza rassicurante, insieme alla birra, del buffet. Sai esattamente che sapore hanno e ti aggrapperai a quel confortante gusto chimico in assenza di qualunque altra cosa ti venga proposta. Impossibile non attingere alla ciotola delle patatine più e più volte.
Voto 10 su 10. Non sbagliano mai.
Quello che arriva affamato
Lui arriva dichiarando già guerra. Si piazza davanti al tavolo ancora vuoto con lo sguardo truce e il piattino in mano. Quando arriverà il cibo, conquisterà lo spazio a forza di gomitate e si lamenterà di non essere riuscito a prendere quel pezzetto di formaggio che tanto voleva.
Voto 1 su 10. Ingordo e aggressivo.
Chi dice “porto io qualcosa”
Non serve andare a un pool party per vedere un esemplare del genere in azione. Basta qualunque cena, pranzo o festa in cui non sei semplicemente ospite, ma devi partecipare attivamente alla spesa. Lui trova sempre il modo di svincolarsi dall’impegno economico oppure mette qualche euro in meno rispetto agli altri, perché li inganna tutti con una frase: “Porto qualcosa direttamente io”. Che cosa? Non è dato saperlo. Lo scoprirete solo all’ultimo, quando capirete se si tratta di un pacchetto di patatine o di un timballo freddo cucinato con impegno e dovizia.
Voto 5 su 10. C’è del genio.
Chi prepara i cocktail

Nessuno glielo ha chiesto. Ma nella vita, se vuoi qualcosa, te la vai a prendere. Il problema è che se fai il programmatore informatico e a 34 anni bevi ancora l’Angelo Azzurro difficilmente sei un esperto di cocktail. Lui decide di prendersi carico di una mansione ben al di sopra delle sue possibilità, e si vede chiaramente: prepara decine di gin tonic annacquati e Negroni da collasso, finché qualcuno con un po’ più di lucidità non lo allontana dal bancone degli alcolici con una scusa.
Voto 2 su 10. Pericoloso.