Food influencer e konbini: è meglio che cambiate lavoro

I food influencer sembrano amare i konbini, ma non se ne capisce il motivo. Prodotti commerciali, qualità discutibile e alternative molto migliori a portata di mano: eppure tutti finiscono col mangiare al 7-eleven.

Food influencer e konbini: è meglio che cambiate lavoro - immagine di copertina

Recentemente diversi membri della redazione di Foodzilla sono stati in Giappone, per cui ci è capitato di confrontarci su alcune delle tematiche principali di questo paese: la storia millenaria, una delle cucine più apprezzate al mondo e ultimo, ma non meno importante, l’utilità dei konbini.

Eh sì, perché basta seguire un qualsiasi travel blogger che sia stato in Asia per poter gustare ore e ore di contenuti sui 7-eleven, i Lawson, i FamilyMart e così via.

Uno dei primi sicuramente è stato Nicolò Balini, in arte Human Safari, che nei suoi tanti viaggi on the road ha trovato nei konbini un rifugio sicuro, con l’immancabile bevuta dei lattini al cioccolato.

E dato che l’originalità oramai è una caratteristica d’altri tempi, chiunque vada in Asia e abbia un profilo Instagram sembra praticamente obbligato a dare la propria opinione sui konbini. E l’opinione è sempre la stessa: un vero paradiso gastronomico.

Ma sarà davvero così?

Tutte le volte che ho visto i succitati video sono sempre rimasto abbastanza impressionato dall’entusiasmo con cui travel blogger e food influencer affrontavano il cibo dei konbini.

Da un lato centinaia di contenuti che parlano della sostenibilità, dell’autenticità dei sapori, del piacere della scoperta. Dal lato alla fine tutti questi viaggiatori finiscono a mangiare in un mini market eccitati dall’ultimo gusto di pringles asiatiche.

Per non parlare poi dei prodotti espressi.

Onigiri, noodles, wurstel, tramezzini di ogni tipo e altre prelibatezze locali.

Mi sono sempre sembrati un po’ l’equivalente dei nostri autogrill, dove vendiamo schiacciate artigianali con bufala dop e pomodorini del piennolo a 12€ al pezzo. Se un food influencer straniero raccontasse la nostra cucina attraverso gli incredibili gusti trovati negli autogrill non lo riterrei molto credibile.

Provare per credere

Nell’ultimo anno ho fatto alcuni viaggi in Asia, tra cui anche in Giappone, la mecca dei konbini dove la qualità non ha limiti.

Mi avevano parlato di onigiri tiepidi, di mochi dal sapore indescrivibile e di sushi di buona qualità.

Ho visitato diversi konbini, e devo dire che la mia opinione è abbastanza diversa da quella della maggior parte dei food blogger.

Onestamente non capisco tutto questo entusiasmo per i konbini. Si tratta a tutti gli effetti di mini market pieni di porcate: i prodotti in sacchetto sono fondamentalmente tutte schifezze malsane. Sì, è simpatico vedere certi gusti di patatine, ammirare la varietà di wurstel e ali di pollo pronte ad essere scaldati in microonde, o ancora vedere come il banco “tramezzini” passi dal gusto insalata di pollo a quello panna e fragole. Ma da qui ad assaggiare queste prelibatezze sinceramente il passo è molto lungo.

Passiamo poi ai prodotti espressi o semi espressi: grande passione verso gli yakisoba e i noodles in generale, ma sinceramente vista la quantità di posti dove mangiare praticamente ovunque in Giappone, e in Asia in generale, non vedo perché dovrei scaldarmi un contenitore di carta con dentro degli aromi invece di andare al ristorante e mangiarlo espresso.

E lo stesso vale per qualsiasi altra pietanza, almeno dal mio punto di vista: il tanto amato onigiri caldo con il salmone si trova praticamente ovunque in Giappone; il sushi pure ed è di ottima qualità dappertutto; i mochi o altri dolci in generale idem, la pasticceria giapponese è molto buona ed è abbastanza semplice trovare prodotti artigianali che siano di gran lunga superiori alle alternative commerciali dei konbini.

Non è tutto da buttare

cosa comprare konbini

Detto ciò, lunga vita ai konbini.

Questi mini market sono sicuramente molto utili perché sono sempre aperti e perché li trovi dappertutto.

Sono a volte vitali per bere un caffè caldo, acquistare una bottiglia d’acqua, un bagnoschiuma, un dentifricio o beni di questo tipo.

Ma per il mangiare, a meno che non siate amanti del junk food o in generale se non vi interessa che un piatto sia buono e per quanto possibile sano, eviterei.

Eviterei anche di parlarne se volete passare da esperti di cibo, o anche solo da buongustai: ricordatevi, è un po’ come recensire un autogrill. Se volete raccontare le vostre esperienze culinarie, far nascere sogni gastronomici e immergervi nei sapori della tradizione del luogo in cui viaggiate, non raggiungerete sicuramente l’obiettivo attraverso una scatola di acqua calda sporca e noodles lasciati trenta secondi in un forno a microonde che viene lavato una volta l’anno.

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