Dici estate e chiami gelato, e viceversa. Lo mangiamo passeggiando sul lungomare, seduti ai tavolini in piazza o facendo una deviazione dopo cena con la scusa di “prendere qualcosa di fresco”. Almeno da queste parti.
Se però ci spostiamo leggermente più a nord, tipo in Islanda, il rapporto con il gelato cambia completamente. Qui esiste addirittura una tradizione dedicata, l’Ísbíltúr, che consiste nel salire in macchina, fare un giro senza una meta precisa e mangiare un gelato durante il tragitto. La cosa più interessante è che non si tratta di un’abitudine estiva: molti islandesi continuano a farlo anche nei mesi più freddi dell’anno, quando fuori ci sono neve, ghiaccio e temperature ben al di sotto dello zero.
Con quaranta gradi all’ombra ci sembra il momento giusto per parlare di gelato. Che in Islanda non ne facciano una questione di temperatura rende l’argomento ancora più interessante.
Perché uscire a mangiare un gelato quando fuori ci sono -10 °C?
Immagina una normale serata invernale in Islanda. Fa buio presto, il termometro è abbondantemente sotto lo zero e le strade sono silenziose. A un certo punto qualcuno propone: ” ‘namo a pija er gelato?” (il tipico islandese che fa questo rituale me lo immagino così, con la faccia e la calata di Secco, l’amico di Zerocalcare).
Tutti salgono in macchina, raggiungono una gelateria e poi continuano a guidare senza fretta, chiacchierando mentre mangiano il loro cono o la loro coppetta.
Niente da dire, c’è solo quel sottile cortocircuito sensoriale del freddo+freddo che ci fa un po’ saltare dalla sedia. Per gli islandesi però è assolutamente normale, considerato che hanno creato una parola apposita per parlarne. Ísbíltúr, infatti, è una parola composta da ís (“gelato”), bíll (“automobile”) e túr (“giro”).
Il senso non è tanto il gelato in sé, ma lo stare insieme
La cosa interessante è che il gelato, in fondo, è quasi una scusa. L’Ísbíltúr non nasce per assaggiare un gusto particolare o raggiungere una gelateria famosa. Il vero obiettivo è uscire, stare insieme e concedersi un momento senza programmi.
Per certi versi ricorda alcune abitudini che abbiamo anche in Italia, come quando proponiamo a qualcuno di andare a prendere un caffè sapendo che quell’incontro durerà ben oltre il tempo del caffè steso.
Ok, ma perché proprio il gelato?

La domanda viene spontanea. Se il clima islandese è tra i più rigidi d’Europa, perché scegliere proprio un alimento freddo?
La risposta è che, per gli islandesi, il gelato non è mai stato un cibo esclusivamente estivo. Viene consumato durante tutto l’anno e il freddo non rappresenta un motivo per rinunciarci. Anzi, l’Islanda è spesso citata tra i Paesi con il più alto consumo di gelato pro capite. Per chi vive lì, mangiare un gelato in pieno inverno non è una sfida né un gesto eccentrico: è semplicemente un’abitudine.
Senza regole né galateo
La cosa forse più liberatoria dell’Ísbíltúr è che nessuno ha mai stabilito come debba essere fatto. Non esiste un percorso obbligato, non c’è una stagione precisa, non ci sono orari, cerimonie o ricorrenze. C’è chi parte con gli amici, chi con la famiglia, chi esce dopo cena e chi decide all’ultimo momento. L’unico elemento che accomuna tutte queste uscite è l’idea di concedersi una pausa e condividere un momento insieme.
Forse è proprio questo il motivo per cui questa tradizione continua a esistere senza bisogno di essere tramandata ufficialmente. Non si lega a una ricorrenza e di certo non è un’attrazione per turisti. È una di quelle piccole abitudini quotidiane che, ripetute nel tempo da un’intera comunità, finiscono per diventare parte dell’identità di un Paese.