I piatti preferiti dei dittatori

Anche i dittatori avevano i loro piatti preferiti: alcuni più raffinati, altri decisamente più rustici. Scoprire cosa mangiavano forse può darci un punto di vista nuovo sul perché erano sempre di cattivo umore...

I piatti preferiti dei dittatori - immagine di copertina

Ti sei mai chiesto quali fossero i piatti preferiti dei dittatori storici? O se magari la loro cattiveria non derivasse proprio dal fatto che mangiavano male?

Perché se c’è una cosa che accomuna praticamente tutti gli esseri umani, dai vicini di casa ai protagonisti dei libri di storia, è il fatto di dover mangiare. E anche i dittatori, nel bene o, più precisamente, nel malissimo, avevano un piatto preferito, una ricetta del cuore o un piccolo vizio culinario a cui difficilmente rinunciavano.

Fa un certo effetto immaginare uomini che hanno deciso le sorti di milioni di persone mentre litigavano con il cuoco per una zuppa troppo salata o aspettavano impazienti il dessert. È uno di quei contrasti che la storia sa regalare: personaggi capaci delle peggiori atrocità che, una volta seduti a tavola, si comportavano come qualsiasi altro commensale con gusti, capricci e fissazioni.

Naturalmente conoscere le loro preferenze gastronomiche non cambia il giudizio sulla loro eredità storica. È semplicemente una curiosità che mostra come persino le figure più temute conservassero abitudini sorprendentemente ordinarie… almeno fino all’ora di cena.

Adolf Hitler

Negli ultimi anni della sua vita Adolf Hitler seguiva un’alimentazione quasi vegetariana, privilegiando zuppe, purè di patate, verdure e piatti semplici. Il suo comfort food era la Leberknödelsuppe, una tradizionale zuppa bavarese con canederli di fegato, ma il vero punto debole erano i dolci. Torte alla panna, biscotti e cioccolato erano una presenza quasi quotidiana sulla sua tavola.

Benito Mussolini

Benito Mussolini aveva gusti decisamente meno raffinati di quanto ci si potrebbe aspettare. Il suo piatto preferito era una semplice insalata condita con abbondantissimo aglio, olio e succo di limone. L’aglio era così presente da mettere spesso in difficoltà chi gli sedeva vicino durante i pasti. La moglie Rachele cercò più volte di convincerlo a moderarne il consumo, ma senza grandi risultati. Evidentemente il problema dell’alito non rientrava tra le sue principali preoccupazioni.

Joseph Stalin

Stalin rimase sempre profondamente legato alla cucina della sua Georgia natale. Adorava il khachapuri, il celebre pane ripieno di formaggio, gli spiedini di carne shashlik e il satsivi, pollo servito con una ricca salsa di noci. Le sue cene erano leggendarie non tanto per il menù quanto per la durata: potevano protrarsi fino all’alba tra brindisi, vodka e vino georgiano. Gli invitati, però, difficilmente avevano il coraggio di dire che erano sazi.

Mao Zedong

Tra i sapori dello Hunan, la regione in cui era nato, Mao Zedong aveva un preferito assoluto: l’hong shao rou, il maiale brasato con salsa di soia, zucchero e spezie. Un piatto ricco, saporito e decisamente calorico. A questo aggiungeva una vera ossessione per il peperoncino, che consumava in quantità impressionanti. Per lui, una pietanza senza piccante era probabilmente poco più interessante di un bicchiere d’acqua.

Fidel Castro

Tra tutte le passioni culinarie dei dittatori, quella di Fidel Castro è probabilmente la più sorprendente. Il leader cubano adorava il gelato al punto da contribuire alla nascita della gigantesca gelateria Coppelia all’Avana. Si racconta che potesse mangiarne diverse porzioni in una sola seduta. Tra una coppetta e l’altra apprezzava anche aragoste, pesce fresco e numerosi piatti della tradizione cubana.

Saddam Hussein

Saddam Hussein preferiva una cucina molto vicina alle tradizioni del suo Paese. Il masgouf, una carpa cotta lentamente sulla brace, era uno dei suoi piatti preferiti. Gradiva anche riso speziato, agnello e kebab. Piatti ricchi di aromi e cotture lente, ben lontani dai fast food che oggi dominano molte tavole.

Kim Jong-il

Se gli altri dittatori avevano qualche capriccio gastronomico, Kim Jong-il sembrava aver trasformato ogni pasto in uno spettacolo di lusso. Secondo il suo ex chef personale pretendeva sushi preparato con ingredienti selezionatissimi, caviale, aragoste vive e uno dei cognac più costosi al mondo. Alcuni racconti sostengono perfino che il riso venisse controllato chicco per chicco prima della cottura. Quando si dice essere difficili di gusti.

Nicolae Ceaușescu

Il leader romeno aveva preferenze molto più sobrie. Amava i sarmale, gli involtini di cavolo ripieni di carne e riso, la polenta e le zuppe della tradizione contadina. Nonostante la semplicità dei piatti, durante gli incontri ufficiali non rinunciava mai a un assaggiatore personale. Evidentemente si fidava della cucina, un po’ meno dei commensali.

 

E a proposito… Negli USA ora si mangia come faceva Gesù.

 

generata con AI

 

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