Mi è capitato di recente di dovermi per forza accontentare. Sai quando vai in quei posti in cui vitto e alloggio fanno praticamente parte del pacchetto, perché la priorità è l’attività che devi svolgere e quindi ti devi un po’ arrangiare sulla sistemazione e pure sul cibo. Ecco.
Tendenzialmente sono una che si adatta facilmente e si lamenta poco, in generale nella vita, ma stavolta è stata veramente dura. E non tanto per la semplicità del menu, che comunque ci sta ampiamente per il prezzo pagato, quanto per l’atteggiamento generale, dal servizio alla realizzazione dei piatti, che ha davvero sfiorato livelli di cattiveria gratuita mai visti prima.
Ovviamente si dice il peccato e non il peccatore: non vi dirò né dove né chi, ma da questa personalissima esperienza è arrivata l’idea per questo articolo. Oggi praticamente ragioniamo al contrario: chissenefrega del cliente. Anzi, facciamo un passo in più. Se lo odi a morte, queste sono tutte le cose passivo-aggressive (ma perfettamente legali) che puoi fare per farglielo capire.
La pasta? Mai cotta giusta
Se sai che il cliente che odi siederà allo stesso tavolino per giorni, c’è una strategia infallibile per farglielo capire: sbagliare sempre la cottura della pasta. Prendiamone una che cuoce in 12 minuti: hai un ampio margine entro cui muoverti. Puoi scegliere di fargliela sgranocchiare dopo appena 8 minuti oppure aspettarne 15, così che si spappoli alla prima forchettata.
Parti con la prima tortura e poi regolati in base ai reclami: se all’inizio si lamenta perché è troppo cruda, dalla volta successiva aumenta progressivamente il grado di mollezza. L’importante è non azzeccarla mai.
Più la carne è gommosa, meglio è
In un menu fisso di serie B che si rispetti, il piatto di carne ha un nome estremamente specifico e una cottura insensata. Se vuoi fare le cose per bene, scegli un taglio così spesso che sarà praticamente impossibile ottenere un buon risultato.
Qui puoi esprimere i più alti livelli di sadismo: dagli un nome altisonante o, meglio ancora, qualcosa che richiami la genuinità del piatto tipico del posto. Il cliente attenderà impaziente quella pietanza originale, per poi ritrovarsi nel piatto una suola di scarpa impossibile da masticare.
Sbaglia anche la pasta al pomodoro
Ho buone notizie per te: puoi sbagliare benissimo anche una pasta al pomodoro. Ma sì, non importa che chiunque abbia imparato a farla in autonomia a 10 anni. Credi in te stesso: hai tutte le potenzialità per far rimpiangere al tuo odiato cliente la pasta al ketchup che gli preparava il coinquilino olandese in Erasmus ai tempi dell’università.
Nostalgia a parte, il cliente deve percepire distintamente che la passata di pomodoro scadente è stata presa, buttata in padella con un giro rapidissimo d’olio e lasciata praticamente cruda. Deve capire anche che è stata rovesciata con un rapido giro di polso sulla pasta sciapa (e possibilmente scotta) e mescolata direttamente nel piatto con la forchetta.
Puoi applicare lo stesso grado di sciatteria a qualsiasi altro condimento, anche al più elementare. Le regole, fondamentalmente, sono due: scegli materie prime di scarsa qualità e non mantecare mai e poi mai.
Il condimento arriva dopo l’insalata
Di fronte ai ripetuti tentativi di sabotaggio culinario, il cliente più scaltro finirà per ripiegare su ciò che sembra impossibile sbagliare: un’insalata. Ebbene, non temere, anche qui hai modo di dimostrargli tutto il tuo rancore. Basta non portare il condimento.
Sarebbe da pivelli consegnare olio, sale e aceto insieme all’insalata. Osa, è il tuo momento: attendi almeno un quarto d’ora e portali solo dopo esplicita richiesta. Se sei un pro, aspetta almeno la seconda. Se invece punti tutto sulla strategia passivo-aggressiva, sistema i condimenti su un banchetto in bella vista, un po’ come a dire: «Alzati e prenditeli da solo».
Il pane bisogna guadagnarselo
La cucina ha dato il suo contributo, ora tocca al servizio. Come abbiamo già visto con sale, olio e aceto, la parola d’ordine è una: disattenzione. I 10 commensali devono contendersi con violenza le quattro fette e mezzo di pane presenti nel cestino. In fondo gli stai facendo un favore: li metti davanti alla dura realtà che, quando hai fame, non ci sono amicizie e parentele che tengano. È in questi momenti che scopri chi ti vuole bene.
Il pane, dunque, è un privilegio che i camerieri dovranno gestire con estrema cautela. Possono scegliere la modalità che preferiscono: portarlo a metà pasto, far arrivare un cestino semivuoto oppure non portarlo proprio, nonostante i solleciti.
Anche il formaggio grattugiato è un privilegio, soprattutto perché sarà una delle poche ancore di salvezza del cliente, che proverà disperatamente ad aggiustarsi al tavolo una pasta altrimenti immangiabile. Attendi il più possibile prima di portarlo, possibilmente fino a quando la pasta sarà ormai fredda e non ci sarà più niente da fare per rimediare.
Il vino può aspettare
Mi pare ovvio, no? La regola ormai è chiara: se puoi far aspettare il cliente, fallo. Per qualsiasi cosa. A partire dall’acqua. Su questo ho anche un piccolo suggerimento: sbaglia sempre. Porta la liscia se la chiede gassata e la gassata se la vuole liscia. A quel punto gli scenari possibili sono due: o accetterà tristemente quella che gli hai portato oppure dovrà affrontare un’altra attesa indefinita per avere quella che aveva chiesto.
Con il vino puoi fare ancora meglio. Sii assolutamente nebuloso su quello che gli servirai al calice, evita accuratamente di portargli la carta dei vini all’inizio del servizio e poi attendi. Attendi. Attendi.
Ecco, ora che ha quasi finito il secondo è il momento giusto per portargli il suo fresco calice di bianco.
Sii scortese. Sempre
Non importa che tu sia il proprietario o il cameriere stagionale: il cliente deve percepire il tuo odio a distanza. Qui la mimica facciale fa gran parte del lavoro. Alza gli occhi al cielo, rispondi a mezza bocca, sbuffa. Dai, non devo spiegarti io come si fa capire a qualcuno che non lo sopporti.
Se poi a questo aggiungi tutto quello che abbiamo visto finora, complimenti: hai appena allontanato per sempre un cliente dalla tua vita. E, se ti dice bene, ti sei pure guadagnato una recensione piccata su TripAdvisor, alla quale potrai rispondere con altrettanta ironia e che potrai pubblicare sui social per attirare un po’ di attenzione e qualche nuovo cliente curioso.
Strategia di marketing, signori.