I 6 piatti fusion di cui non avevamo bisogno

Non tutte le idee in cucina dovrebbero diventare realtà, eppure qualcuno ci prova lo stesso. Siamo andati a cercare i piatti fusion più improbabili mai inventati e, dobbiamo ammetterlo, alcuni ci hanno incuriosito più del previsto.

I 6 piatti fusion di cui non avevamo bisogno - immagine di copertina

La cucina fusion non è sempre una cattiva idea, anzi. Alcuni degli incontri gastronomici più interessanti sono nati proprio dall’unione di tradizioni completamente diverse. Pensate alla cucina Nikkei, nata dall’incontro tra la cucina giapponese e quella peruviana. Due mondi lontanissimi che, messi insieme, hanno dato vita a piatti straordinari. Insomma, quando la fusion è fatta bene, siamo i primi ad apprezzarla.

Poi però c’è chi, davanti a due piatti che funzionano benissimo da soli, sente l’irrefrenabile bisogno di metterli insieme. Non importa se provengono da continenti diversi o se l’abbinamento potrebbe far inorridire un’intera popolazione: l’importante è provarci. E la cosa più assurda è che alcune di queste invenzioni hanno avuto anche parecchio successo. Abbiamo quindi raccolto sei piatti fusion che qualcuno ha avuto davvero il coraggio di inventare e mettere in vendita. Alcuni ci lasciano parecchi dubbi, altri, dobbiamo ammetterlo, li assaggeremmo anche volentieri.

Sushi pizza

Il sushi pizza nasce a Toronto negli anni Novanta e viene rivendicato come una creazione del ristorante giapponese Nami. Il nome può far pensare a una pizza con sopra il pesce crudo, ma fortunatamente la situazione è leggermente diversa. La base è un disco di riso per sushi fritto fino a diventare croccante, sul quale vengono disposti salmone crudo, uova di pesce e salsa piccante. Il tutto viene tagliato a spicchi, esattamente come una pizza.

La curiosità è che questa preparazione è diventata una specialità abbastanza riconoscibile della scena gastronomica di Toronto. A livello di sapori, poi, potrebbe persino funzionare: il riso croccante e il pesce crudo non sono certo un’accoppiata assurda. Il vero problema è il nome. Se bastasse tagliare qualcosa a triangoli per chiamarlo pizza, potremmo iniziare a vendere anche la frittata di patate come pizza spagnola.

Pastrami egg roll

A New York, RedFarm ha deciso di unire la cucina cinese con quella delle storiche deli cittadine, dando vita ai pastrami egg rolls. Per chi non li conoscesse, gli egg rolls sono involtini fritti molto diffusi nella cucina cinese-americana, solitamente ripieni di carne e verdure. In questa versione, però, il protagonista è il pastrami, la carne speziata e affumicata che ha reso celebri locali come Katz’s Delicatessen.

La versione di RedFarm, che in passato utilizzava proprio il pastrami di Katz’s, viene servita con una salsa cremosa alla senape e miele. E qui dobbiamo riconoscere che l’idea è molto meno folle di quanto possa sembrare. Un involtino croccante ripieno di carne saporita è una preparazione con pochi margini di errore. Rimane però affascinante immaginare il momento in cui qualcuno ha deciso che un grande classico della tradizione gastronomica ebraica di New York dovesse finire dentro un involtino cinese. E soprattutto che i clienti avrebbero continuato a ordinarlo.

Spaghetti doughnut

Nel 2017, allo Smorgasburg di New York, Pop Pasta iniziò a vendere degli spaghetti a forma di doughnut. Avete capito bene: un ciambellone di pasta che si può mangiare con le mani. Non si tratta di un dolce, fortunatamente, ma di una preparazione salata a base di spaghetti, uova e formaggio, cotta al forno all’interno di uno stampo a ciambella.

Tra le varianti proposte c’erano quella al pomodoro, quella alla bolognese e persino una versione alla carbonara, con bacon e pepe nero. L’idea nasce come reinterpretazione della pasta pie, una preparazione americana che ricorda molto la nostra frittata di pasta. La differenza è che noi italiani avevamo già trovato da tempo un modo per recuperare gli spaghetti avanzati, senza sentire il bisogno di trasformarli in una ciambella. Eppure, sotto sotto, ci incuriosisce. Forse il problema non è la ricetta, ma il fatto che per vendere una frittata di pasta a New York abbiano dovuto farle un buco in mezzo.

Butter chicken poutine

La poutine è già di per sé un piatto abbastanza impegnativo. Nata in Québec, nella sua versione classica consiste in patatine fritte ricoperte di formaggio in grani e salsa gravy. Evidentemente, però, qualcuno ha pensato che mancasse qualcosa e ha deciso di aggiungere il butter chicken, uno dei piatti più conosciuti della cucina indiana.

Il risultato è la butter chicken poutine, una preparazione che sostituisce o accompagna la salsa tradizionale con una crema speziata a base di pomodoro, burro e panna, insieme a pezzi di pollo. In Canada ne sono comparse diverse interpretazioni, anche nei ristoranti indiani. A essere sinceri, tra tutte le stranezze presenti in questo articolo, questa è probabilmente una delle più invitanti. Certo, dopo averla mangiata potreste aver bisogno di un pomeriggio libero, ma l’abbinamento tra patatine, formaggio e curry ha tutte le carte in regola per funzionare. Rimane comunque una domanda: era proprio necessario mettere il butter chicken anche sulle patatine?

Sushi burrito

Il sushi burrito è diventato uno dei simboli della cucina fusion americana, soprattutto grazie a Sushirrito, il format nato a San Francisco dall’idea di Peter Yen e dello chef Ty Mahler. Il concetto è semplicissimo: preparare un sushi roll enorme, abbastanza grande da essere mangiato come un burrito messicano.

Al posto della tortilla viene utilizzata l’alga nori, mentre all’interno troviamo riso, pesce e ingredienti che possono spaziare dal pollo croccante alla pancetta di maiale arrosto. La cosa buffa è che, tecnicamente, non siamo nemmeno troppo lontani da un normale maki giapponese. Lo hanno semplicemente ingrandito fino a renderlo un pranzo completo da mangiare camminando. Ed è forse questo il motivo del suo successo: gli americani sono riusciti a trasformare un piatto tradizionalmente consumato in piccoli bocconi in qualcosa che si può addentare come un panino. I puristi del sushi probabilmente non ne saranno entusiasti, ma almeno non ci hanno messo dentro degli spaghetti.

Onigiri croissant

Chiudiamo con una delle invenzioni più particolari degli ultimi anni: l’onigiri croissant, conosciuto anche come cronigiri. Praticamente si prende un croissant francese, gli si dà la forma triangolare tipica degli onigiri giapponesi e si aggiunge persino una striscia di alga nori all’esterno.

Tra le bakery che hanno contribuito a diffonderlo troviamo La Levain di Singapore, che nel 2023 ha proposto versioni farcite con ingredienti decisamente particolari: crema di formaggio e mentaiko, cipollotto e panna acida, olio al peperoncino Lao Gan Ma e persino pistacchio siciliano. La cosa assurda è che, nonostante il nome, in queste preparazioni non troviamo necessariamente neanche un chicco di riso. È praticamente un onigiri che non è un onigiri e un croissant che ha perso completamente la sua identità francese. Però dobbiamo dirlo: quello al mentaiko lo assaggeremmo volentieri.

Concludiamo

Alla fine, la cosa più divertente della cucina fusion è proprio questa: alcune idee sembrano terribili finché qualcuno non le cucina davvero. Altre, invece, continuano a sembrare terribili anche dopo aver visto il risultato. Non siamo contrari agli esperimenti, ci mancherebbe, ma forse non tutti i piatti del mondo devono necessariamente incontrarsi. Anche perché, di questo passo, qualcuno prima o poi potrebbe inventarsi una carbonara dentro un croissant. E sinceramente preferiremmo non assistere.

tags: Cibo

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