C’è chi a Capodanno prenota il cenone mesi prima, sceglie il vestito, studia il menu fisso e aspetta la mezzanotte tra lenticchie e trenini di gruppo. E poi ci sono quelli che al posto delle lenticchie mettono in valigia una forchetta, un passaporto e un appetito fuori controllo. Per loro questa ricorrenza non si festeggia con i botti, ma con l’ultimo morso dell’anno e il primo bicchiere dell’anno dopo. Un momento perfetto, quindi, per scoprire nuove mete gastronomiche.
Perché diciamocelo, viaggiare è bellissimo, ma viaggiare per mangiare è un’altra categoria di felicità. È scegliere il biglietto aereo non per il clima o i musei, ma per un piatto, uno chef, una tradizione culinaria, preferendo non semplici destinazioni ma vere mete gastronomiche. È accettare di iniziare il 2026 con conto in banca ridotto, ma con ricordi che sanno di burro francese, spezie thailandesi, maiale iberico, alghe danesi o ceviche peruviano.
E allora, niente countdown in salotto o prosecco da discount: si parte verso nuove mete gastronomiche. Da Copenaghen, con i suoi ristoranti che sembrano teatri sperimentali, a Madrid, dove la notte si chiude con churros e ironia. Da Parigi, dove anche un panino al volo ha dignità, a Bangkok che profuma di wok, peperoncino e caos perfetto. Poi casa: Roma, dove noi di Foodzilla raccontiamo ogni angolo da mangiare. E ancora New Orleans, tra jazz e gumbo, fino a Lima, Capitale mondiale del ceviche.
Sommario
- Copenaghen, Alchemist, Geranium e Noma
- Madrid, DiverXO, StreetXO, Desfrutar
- Parigi, tra stellati e bistrot
- Bangkok, la Capitale mondiale dello street food (ma anche haute cuisine)
- Roma, vi invitiamo a casa nostra
- New Orleans, perché la cucina creola è un patrimonio vivente
- Lima, una grande gastronomia in Sud America
- Concludiamo
Copenaghen, Alchemist, Geranium e Noma

Capodanno a Copenaghen è per chi crede che il cibo possa essere un’esperienza filosofica, estetica e un po’ masochista. Qui ci sono tre dei ristoranti più influenti al mondo: Noma, Geranium e Alchemist. E c’è una notizia che pesa come un conto salato: Noma ha chiuso ufficialmente la sua attività classica nel 2024, ma René Redzepi tende ad essere imprevedibile. Così, il ristorante è tornato con una stagione straordinaria a Copenaghen che resterà aperta fino al 31 gennaio 2026. È una sorta di Noma 2.5: meno ristorante tradizionale, più laboratorio culinario – ma con tavoli prenotabili, se siete veloci o fortunati. Poi c’è Geranium, 3 stelle Michelin, menu sulla natura danese e vista sullo stadio nazionale: serve cavoli, eduli marini e silenzi. E infine Alchemist, l’esperienza teatrale-crepuscolare di Rasmus Munk: più che una cena, una performance in cui si mangia cibo scolpito, si osservano ologrammi e si parla (seriamente) di etica e carne coltivata.
Copenaghen a Capodanno non è romantica: è fredda, cupa, costosa. Ma se ami la gastronomia estrema, questo è il posto dove salutare l’anno masticando muschio fermentato e champagne biodinamico.
Madrid, DiverXO, StreetXO, Desfrutar

Madrid non è solo tapas e churros con cioccolata calda dopo i dodici chicchi d’uva della mezzanotte. È anche la patria della follia creativa di Dabiz Muñoz, lo chef più elettrico d’Europa. Il suo ristorante DiverXO (3 stelle Michelin) è un vortice di Asia, Spagna e cartoon. Qui il maialino iberico può viaggiare in jet privato verso Bangkok in un solo boccone. Se non vuoi spendere mezzo stipendio, puoi ripiegare sul fratello punk, StreetXO, dove si mangia in piedi, nei fumi rossi e rumorosi di una cucina che sembra un rave gastronomico.
Ma Madrid è anche Desfrutar, il ristorante dei tre ex El Bulli a Barcellona – facilmente raggiungibile in treno – considerato uno dei migliori al mondo. Se vuoi restare nella Capitale, il consiglio è perdersi nei mercati gastronomici (San Miguel, San Antón) o nei bar dove il bocadillo de calamares è una religione. Tortilla cremosa, croquetas colanti e jamón ibérico per sopravvivere fino allo scoccare della mezzanotte. Madrid è una città che mangia fino a tardi e inizia l’anno con un piatto di churros fritti e rumori di festa per strada.
Parigi, tra stellati e bistrot

Parigi è l’unica città dove puoi scegliere tra una cena da Septime (tempio dello chic minimalista), una fila lenta da Clamato per assaggiare ostriche e piatti marini naturali, o un’immersione spirituale da L’Arpège, regno delle verdure più buone d’Europa. Ma a Capodanno, Parigi è anche foie gras, ostriche vendute sui marciapiedi, champagne e galette des rois. La scena gastronomica parigina oggi è duplice: da una parte i bistrot di quartiere dove ordinare steak frites, soupe à l’oignon e confit de canard; dall’altra l’alta cucina che gioca con la fermentazione, i vegetali e la nouvelle vague di chef giovani (molti stranieri). E poi c’è lo street food parigino, meno celebrato ma sorprendente: crêpes alla Nutella a Montparnasse, falafel nel Marais (L’As du Fallafel), e molto altro. Parigi non è economica, ma le perdoni tutto quando addenti un croissant caldo con vista Senna il primo di gennaio.
Bangkok, la Capitale mondiale dello street food (ma anche haute cuisine)

Se dovessimo scegliere una sola città al mondo dove mangiare per strada, sarebbe Bangkok. Pad thai cucinato sul wok davanti ai motorini in coda, mango sticky rice più dolce dello zucchero itself, satay di pollo e zuppe dal profumo di lemongrass. Bangkok è probabilmente la migliore città al mondo per lo street food, dichiarato anche patrimonio culturale dall’UNESCO. Ma se cercate Capodanno con calici di vino naturale e tovaglioli di lino, c’è anche quello. Il ristorante Le Du ha 1 stella Michelin e una cucina thai contemporanea elegante, guidata dallo chef Ton Tassanakajohn. Qui il curry è geometrico, il riso è un’ode nazionale e ogni piatto racconta il sud-est asiatico con precisione chirurgica. Da provare anche Sorn, due stelle Michelin, dove la cucina del sud della Thailandia si fa emozione pura: spezie ardenti, ingredienti rari e una narrazione gastronomica che fonde rituale e memoria. Bangkok è caos, spezie, fumo e poesia. Ed è perfetta per chi a Capodanno vuole scegliere tra una zuppa Tom Yum a 2 euro e una degustazione stellata da ricordare per anni.
Roma, vi invitiamo a casa nostra

Per parlare di Roma, facciamo quello che sappiamo fare meglio: vi rimandiamo al nostro sito, Foodzilla, perché è qui che raccontiamo ristoranti, trattorie, panifici e cocktail bar della Capitale tutto l’anno, senza filtri. Passare Capodanno a Roma vuol dire scegliere tra il cenone della tradizione (cotechino, lenticchie, carciofi, capitone) o fare i ribelli e puntare su una cena diversa. Potete prenotare in una trattoria storica con tovaglia a quadri e rigatoni alla pajata (scoprite la nostra selezione qui), trattorie moderne ipertradizionali (leggete qui le nostre preferite), oppure scegliere l’alta cucina in posti come Il Pagliaccio, Imago, Acquolina e molti altri. O anche: provare con il cibo etnico (qui trovate la nostra selezione) che ormai vive stabilmente tra Pigneto, Esquilino e Torpignattara, ramen, bao, mezze libanesi, tacos e ceviche. Roma non è solo Colosseo e carbonara: è una città di contaminazioni gastronomiche che a Capodanno può essere rustica, elegante o globale, dipende da quanto avete fame.
New Orleans, perché la cucina creola è un patrimonio vivente

New Orleans è una città che non sembra americana: è jazz, voodoo, architettura francese e il profumo di burro, peperoncino e gamberi. Qui nasce la cucina creola, un mix di influenze francesi, africane, spagnole e caraibiche. Piatti come gumbo, jambalaya, po’ boy, oysters Rockefeller e beignets sono simboli di una cultura che ha fatto del melting pot una cucina identitaria. È una gastronomia lenta, scura, speziata, fatta per condividere e sopravvivere all’umidità e alla malinconia. L’unico ristorante stellato della città è Commander’s Palace, famoso per le sue pareti color turchese e il brunch. Non è solo un ristorante, è un pezzo di storia culinaria: qui hanno lavorato Paul Prudhomme ed Emeril Lagasse, padri della cucina creola moderna. Passare Capodanno a New Orleans significa entrare in un mondo di brass band, ostriche, bourbon e piatti che raccontano secoli di resistenza culturale.
Se volete poi approfondire il discorso della cucina creola in America vi consigliamo di leggere il nostro articolo.
Lima, una grande gastronomia in Sud America

Se c’è un luogo dove il mare, le Ande e l’Amazzonia si incontrano nel piatto, quello è Lima. Qui la cucina è biodiversità pura: pesce crudo marinato nel lime (ceviche), mais viola, patate di ogni colore e peperoncini chiamati “ají”. Lima ospita alcuni dei ristoranti migliori al mondo: Central di Virgilio Martínez (n.1 nella World’s 50 Best 2024), Maido, dove il Perù incontra il Giappone, e La Mar Cebichería, più informale ma iconica e il giovane e straordinario Merito. Ma Lima è anche street food: anticuchos (spiedini di cuore di manzo), picarones (ciambelle dolci di zucca), empanadas e succhi di frutta freschissimi nei mercati. A Capodanno, invece dello champagne si brinda col Pisco Sour, e al posto del cotechino si mangia ceviche freschissimo guardando l’Oceano Pacifico. È una città viva, colorata, caotica, dove il cibo è identità nazionale e orgoglio collettivo.
Concludiamo
Viaggiare per mangiare è uno dei piaceri più veri che esistano. Soprattutto a Capodanno. Che sia un tavolo stellato o un piatto di noodles fumanti sul marciapiede, la differenza non la fa il prezzo, ma l’emozione. Il nuovo anno non comincia con i fuochi d’artificio, ma con il primo boccone che ci ricorda perché vale la pena essere lì. E forse l’unico buon proposito sensato per il 2026 è questo: non smettere mai di avere fame, di cibo, di luoghi.