Ci sono degli errori dei camerieri che restano nella memoria per sempre. Ricordo bene il racconto di mio padre su una famosa pizzeria della mia città, che usava per spiegare perché non ci portava mai a mangiare lì: “Una volta ero a mangiare la pizza con tua madre e avevo il tavolo che guardava proprio la cucina, e nella porta della cucina c’era una finestrella dalla quale potevo vedere cosa succedeva dentro. A un certo punto ho visto una pizza cadere per terra mentre usciva dal forno, e siccome è caduta dal lato dell’impasto, il cameriere l’ha raccolta, impiattata, e pochi minuti dopo l’ho visto uscire dirigendosi al tavolo vicino. Da quel momento non ci andiamo più”.
Sin da piccolo mi è rimasta in testa questa storia, e nel corso degli anni frequentando pizzerie, pub e ristoranti ho visto tanti episodi simili. Nella maggior parte dei casi non sono stato la vittima (o almeno lo spero!).
Meglio farvi una lista degli errori dei camerieri che spero di evitare. Se ne avete altre da aggiungere fatemi sapere.
Il pollice nella amatriciana
Un grande classico e ho avuto la fortuna di vederlo in diretta, da molto vicino, e con tutti i dettagli. Cameriere arriva al tavolo portando la bellezza di tre piatti, e per aumentare la presa sul piatto di pasta sostenuto con la mano destra infila un po’ troppo il pollice nel sugo al pomodoro del bucatino all’amatriciana.
Nel momento in cui appoggia il piatto il pollice arrossato è evidente a me, a lui e a chi si doveva mangiare il bucatino, ma il cameriere con nonchalance si pulisce il pollice nel grembiule (bianco!) e se ne va senza lasciare diritto di replica.
Il cestino del pane
Anche questa l’ho vista in diretta, e purtroppo più volte. Finiamo di mangiare il pranzo abbastanza tardi, e un cameriere molto giovane, spesso alle prime armi, comincia la fusione dei cestini del pane. Si avvicina ad ogni tavolo, prende il cestino del pane, si avvicina a un altro tavolo e svuota il rimanente del cestino del pane all’interno del cestino dell’altro tavolo, creando un nuovo cestino.
Fantastico. E pensare che ho ricordi di quando ero bambino che per fare scherzi a mio fratello svuotavo le pagnotte di pane e ci mettevo dentro quello che mi capitava sotto mano, nella maggior parte dei casi sale e pepe. Speriamo che quel cameriere non abbia lavorato anche nei ristoranti in cui mi portavano da bambino.
Le guarnizioni anni ’80
Stessa storia del cestino del pane. Roselline ricavate da carote, rapanelli intagliati, zucchine intarsiate: nei meravigliosi anni ’80 in cucina andavano di moda delle guarnizioni dei piatti molto chic, con questi piccoli fiorellini fatti di verdure che accompagnavano le varie pietanze.
Raramente venivano mangiate, anche perché spesso si ossidavano e diventavano nere (a meno che non si fosse proprio affamati), per cui nella maggior parte dei casi rimanevano nel piatto e magicamente ricomparivano nei piatti successivi, più nere di prima.
Sputare sulla pizza
Il sogno di ogni 14enne. Non riguarda solamente la categoria dei camerieri, ma anche quella degli speedy pizza. Ricordo benissimo di come a 14 anni, età che ci permetteva di usare il motorino, i primi speedy pizza raccontavano leggende su schifezze varie fatte sulle pizze: sputarci sopra era proprio quella più emblematica. E ricordo anche che spesso in pizzeria, quando si fanno delle richieste un po’ troppo elaborate, qualcuno al tavolo dice “ci sputerà sulla pizza”.
A quanto pare è qualcosa di inevitabile, anche se sinceramente non ho racconti diretti che me lo confermino.
La grattata
Non di parmigiano. Né di tartufo.
Qui non so se sto mischiando sacro e profano, e quindi esperienze realmente vissute o scene da cinepanettone, ma mi sembra abbastanza scontato che qualche cameriere – uomo – particolarmente scaramantico possa grattarsi prima, durante o dopo averci servito un piatto.
Una scena che spero non mi accada.
La battuta sul pelo
Il pelo sul piatto capita, e c’è una soluzione: ci si scusa, eventualmente si sdrammatizza, si porta via il piatto, lo si rifà, e lo si riporta al tavolo. Questo è l’iter che vorrei venisse seguito quando accidentalmente cade un pelo o un capello nel piatto che mi viene servito.
Si può anche non sdrammatizzare, ma certamente non si può solo sdrammatizzare.
“Non lo dire in giro che non ce n’è per tutti” non è una frase che voglio sentirmi dire mentre sposto un capello nero unto di 20 centimetri attorcigliato attorno alle mie trofie al pesto.
La regola dei 5 secondi
Se ancora ci fossero dei dubbi, la regola dei 5 secondi non ha basi scientifiche. Non c’è un limite temporale di 5 lunghi secondi che impedisce a germi e batteri di aggredire il cibo che cade a terra. Così come la soffiata sul cibo non ne ripristina le condizioni igieniche.
Su questo sicuramente ho un’esperienza diretta, come ho anticipato nell’introduzione, ma mi sembra di averla vista fare anche altre volte dal vivo, nonostante il cameriere con sguardo furtivo si fosse sincerato che nessuno lo stesso guardando.
Snack umidi
Questa è una cosa che odio davvero e che mi è capitata più volte.
Contesto: ordini lo spritz con gli amici e ti portano una ciotolina di patatine. A un certo punto capita che ne mangi una e senti che è umida, o bagnata. Potrebbe essere che ci sia finita qualche goccia d’acqua, così come potrebbe essere che qualcuno dopo che mangia le patatine si lecchi le dita e poi continui a mangiare dalla ciotolina da cui mangi anche tu. Così come potrebbe essere che il cameriere abbia rimesso le patatine avanzate nella ciotolina del tavolo prima, dove qualcuno si era leccato le dita, dentro al sacchetto delle patatine, e poi me le abbia riservite.
Questa è sicuramente una di quelle prassi schifose che preferirei evitare, nonostante sia praticamente certo che rappresenti la quotidianità di molti bar.
Pulirmi il tavolo addosso
Questo l’ho visto fare qualche volta e devo dire che finché non capita a me è sempre una scena molto divertente.
Cameriere amante del pulito che dopo che ti sei seduto al tavolo arriva con la sua pezzetta umida e fa un bel passaggio sulla superficie tirandoti briciole, noccioli di oliva, e quant’altro addosso nell’impeto di pulire il tavolo al meglio.
Il dico non dico
Questa mi è capitata a una bancarella, ma l’ho vista fare anche in un reel.
Ero a una bancarella di dolcetti e davanti un filone di liquirizia azzurro ho chiesto al ragazzo che le vendeva a quale gusto fosse, mi ha risposto: “Non lo so, non è che mi ispiri molto. Quanti ne vuoi?”. E ho tirato dritto.
In un reel ho visto praticamente la stessa cosa. Un ragazzo ha provato l’aperitivo in un bar mal recensito, spritz più tagliere. Al momento della consegna del tagliere ha chiesto “è buono?”, domanda lecita e fatta col sorriso, e il cameriere ha risposto: “Non lo so, io non mangio quella roba lì”. “Come mai?”, ha chiesto il cliente. “Te lo spiego dopo” ha risposto il cameriere andandosene.
Non so cosa ne pensate, ma secondo me non è che fosse poi così buono.
Un saluto a tutti i camerieri
Anche se si tratta di scene tratte da fatti realmente accaduti, si fa ovviamente per scherzare. Ho incontrato camerieri bravissimi, che sono stati dei veri e propri valori aggiunti di pranzi, cene e aperitivi. Però non c’è dubbio che sia una categoria professionale che ne ha parecchie da raccontare, sicuramente anche sui clienti, per cui se volete dirci la vostra ci facciamo sicuramente due risate assieme.