Recensisco cose sul cibo: la festa di laurea

Un viaggio ironico nella festa di laurea vista dal lato più serio: quello del cibo. Spumante, brindisi, confetti, foto che raffreddano i piatti, parenti invadenti e pranzi-fiume nelle osterie romane.

Recensisco cose sul cibo: la festa di laurea - immagine di copertina

La festa di laurea arriva sempre dopo. Dopo la discussione, dopo l’ansia, dopo i giorni in cui ripeti la stessa presentazione come fosse una formula magica. Quando finalmente ti siedi a tavola, il cervello è ancora in aula e il corpo è già da tutt’altra parte. Lo so perché mi sono laureata una settimana fa e ho vissuto tutto in diretta: il passaggio netto da “dottoressa” a persona che vuole solo mangiare, brindare e non rispondere a domande impegnative. La festa di laurea è quel momento sospeso in cui celebri qualcosa di enorme attraverso il cibo, trasformando un traguardo accademico in una lunga sequenza di piatti, calici e rituali familiari che conosci benissimo anche se fai finta di no.

Spumante a go-go

festa di laurea

Dopo mesi di ansia, pressioni, aspettative familiari e PDF aperti alle tre di notte, l’unico pensiero lucido è brindare. Non importa come, non importa quando, l’importante è che ci sia una bottiglia aperta. E poi un’altra. E poi un’altra ancora. Lo spumante scorre ovunque, sui tavoli, nei calici, sulle mani, nella memoria annebbiata delle prime ore. Nessuno sa quante bottiglie verranno stappate, ma tutti sono d’accordo su un punto fondamentale: non saranno mai troppe. La laurea è l’unico evento in cui l’euforia giustifica qualsiasi quantità di bollicine prima ancora di aver mangiato qualcosa.

Voto: 9/10, carburante ufficiale della laurea, più efficace di qualsiasi seduta di mindfulness.

I confetti

Tu non ci avevi minimamente pensato. Per te la festa di laurea era discussione, ristorante, brindisi e fine. Poi entra in scena tua madre, che trasforma i confetti in una questione di Stato. Parte l’elenco infinito: grandi, piccoli, ovali, a cuore, bianchi, rossi, ripieni, non ripieni, gusti che nemmeno sapevi esistessero. A te interessa solo una cosa: sono buoni? Sì. Ne potevi fare a meno? Forse. Tua madre è felice? Assolutamente sì. E questo, alla fine, è l’unico criterio che conta davvero.

Voto: 7/10, non li avevi chiesti ma ora fanno parte della tua identità familiare.

II brindisi

brindisi

Lo spumante chiama, il brindisi risponde. Uno tira l’altro in un loop infinito di bicchieri alzati, frasi simili ma mai identiche, emozione crescente e volume che sale progressivamente. Ogni persona sente il bisogno di dire la sua, anche chi non sa bene cosa tu abbia studiato. Il risultato è una quantità di brindisi direttamente proporzionale alle bottiglie aperte, con una soglia di attenzione che cala ma un entusiasmo che continua imperterrito.

Voto: 8/10, ripetitivi ma emotivamente inevitabili, come le slide finali della tesi.

Il colore portante della festa di laurea

festa di laurea

Non è un colore, è un’identità visiva. Ti accompagna ovunque e diventa legge non scritta. È nel vestito, nella tesi, nei fiocchi, nei confetti, nella torta, nelle decorazioni del tavolo. Se potesse, entrerebbe anche nel menù. Ogni elemento che non rispetta il pantone ufficiale sembra fuori posto, quasi offensivo. È coordinamento cromatico portato al limite della ragione, ma guai a farne a meno.

Voto: 8/10, coordinamento ossessivo che trasforma un pranzo in un progetto di design.

L’aperitivo

aperitivo

È la zona cuscinetto tra la tensione accumulata e il pranzo vero. Arriva puntuale con pizzette e tramezzini che conosci già fin troppo bene. Sono un po’ tristi, un po’ stanchi, ma inevitabili. Sai che li mangerai anche se non hai fame, anche se tra poco arriverà il momento del pranzo. È un rito di passaggio: l’aperitivo serve a traghettarti dalla discussione alla tavolata, senza darti il tempo di realizzare davvero cosa è successo.

Voto: 6/10, triste ma necessario, come l’introduzione della tesi che nessuno legge davvero.

I calici di plastica che si smontano

bicchieri di plastica

Eleganti da lontano, pratici da vicino, assolutamente indispensabili. Colorati o trasparenti, con il gambo che si incastra, danno l’illusione di un certo stile pur sapendo tutti che i calici veri sarebbero stati un azzardo logistico. Sono il compromesso perfetto tra estetica e sopravvivenza, soprattutto quando iniziano a cadere per colpa dell’euforia generale.

Voto: 4/10, fragili dentro ma pieni di buone intenzioni estetiche.

Il laureato ubriaco

laureato ubriaco

Le prime due ore è una macchina perfetta. Regge tutto: discussione, emozione, foto, abbracci, parenti lontani, amici rumorosi. Poi qualcosa si rompe. Non è solo l’alcol, anche se aiuta. È il mix micidiale di stanchezza, cibo, lacrime trattenute e adrenalina che cala di colpo. A un certo punto vorrebbe solo sparire, sedersi in silenzio e dormire, ma continua a sorridere per dovere morale.

Voto: 8/10, eroe tragico che cade solo dopo aver dato tutto.

Il parente affamato

parente affamato

Lui c’è sempre. Non sa bene perché, ma c’è. Il suo interesse per la tua laurea è direttamente proporzionale alla quantità di cibo prevista. Ti ha tempestato di domande per settimane: dove si mangia, cosa si mangia, quanto si mangia. Quando finalmente arriva il pranzo capisci che non stava esagerando. Aveva davvero fame, e ora si sente nel posto giusto.

Voto: 3/10, motivazione pura e incrollabile, rispettabile nella sua fame.

L’abbondanza dei ristoranti

ristorante

Alla festa di laurea il cibo non manca mai, soprattutto nelle osterie romane. Nel mio caso il tempio è stato Trattoria Vecchia Roma, già citata su Foodzilla, dove vassoi girano senza tregua, da destra a sinistra, come se qualcuno avesse deciso che fermarsi fosse un segno di debolezza. Ti sazi già con l’antipasto, ma continui per senso del dovere. Non puoi non arrivare alla coda alla vaccinara, soprattutto se è fatta bene come da tradizione. È un’esperienza quasi mistica, che ti mette alla prova fisicamente ed emotivamente.

Voto: 9/10, esperienza mistica che mette alla prova stomaco, fede e forza di volontà.

La torta

torta

Due piani, tre piani o uno solo, la torta arriva sempre sovradimensionata. L’hai ordinata così per l’ansia che non bastasse, per paura di rimanere senza. Poi scopri che ne avanza metà. Scritta sì, scritta no, il dolce c’è ed è centrale, anche se dopo tutto quel cibo lo guardi più con rispetto che con vero appetito.

Voto: 7/10, sempre troppa, sempre giusta nella teoria.

La torta finta

torta finta

Forse è una tradizione del Sud, forse è solo amore per l’ornamento. La torta finta troneggia sul tavolo dei regali, bellissima, curata, totalmente inutile. Non si mangia, non serve, ma rassicura. La famiglia è felice, la scena è completa e tu accetti questa presenza decorativa come parte integrante del rito.

Voto: 4/10, inutile ma rassicurante, come certe tradizioni che non si discutono.

Le foto con il cibo che si raffredda mentre tutti vogliono scattare

selfie prima di mangiare

Il piatto arriva, profuma, fuma ancora leggermente ed è lì che dovrebbe succedere qualcosa di semplice come mangiare. Invece no. Parte la sessione fotografica collettiva. Qualcuno chiede di aspettare un attimo, qualcun altro vuole la foto dall’alto, un altro ancora propone di rifarla perché la luce non rende. Intanto la carbonara perde temperatura, l’amatriciana si rapprende e tu osservi il tuo piatto trasformarsi lentamente in un ricordo tiepido. Nessuno ha davvero fame in quel momento, tutti hanno bisogno di dimostrare che sì, eravamo lì, ed era tutto bellissimo.

Voto: 2/10, l’unico vero nemico della carbonara.

I parenti che chiedono: “E adesso che fai?” mentre stai masticando

parente fastidioso

Alla festa di laurea c’è sempre. Appena apre bocca sai già cosa sta per dire, e non sbagli mai. Lo capisci anche, non vi vedete spesso e la domanda è socialmente accettata. Il problema è il timing. Tu stai mangiando la tua carbonara, finalmente rilassato, e improvvisamente devi formulare una risposta sensata con la bocca piena. Mastichi lentamente, fai cenno di aspettare, sorso di vino strategico, poi rispondi con una frase che suona molto più sicura di quanto ti senta davvero in quel momento.

Voto: 1/10, curiosità legittima con tempismo criminale.

Il pranzo che diventa una maratona più lunga della discussione

La discussione ti era sembrata infinita. Giorni passati a cronometrare, a tagliare slide, a temere lo sguardo della commissione. Poi arriva il pranzo di laurea e capisci che quello era solo il riscaldamento. Le portate si susseguono con una calma disarmante, il tempo si dilata, il tavolo non si svuota mai davvero. A un certo punto perdi la percezione delle ore e realizzi che stai partecipando a un evento di resistenza più che a un semplice pasto celebrativo.

Voto: 5/10, resistenza fisica che nessuno aveva previsto nel piano di studi.

L’amico che beve come se fosse il suo compleanno

festa di laurea

È felice, forse più di te, e lo dimostra nel modo più diretto possibile. Brinda, ride, ti riempie il bicchiere senza chiedere, ti guarda con orgoglio sincero. Tu lo apprezzi, davvero, e gli concedi anche quel sorso in più perché in fondo fa parte della festa. È l’amico che prende la tua laurea come una vittoria collettiva e la celebra con un entusiasmo che sfiora l’incoscienza.

Voto: 7/10, entusiasmo contagioso che merita rispetto e acqua ogni tanto.

Gli intolleranti

festa di laurea

Come in ogni festa che si rispetti, ci sono. Li capisci, razionalmente, ma non li invidi nemmeno un po’. Sei felice che siano venuti, davvero, e proprio per questo ti ritrovi a modificare il menù all’ultimo minuto, a chiedere varianti, a fare incastri improbabili. Scherzi sul fatto che forse sei tu intollerante a loro, ma lo fai con affetto, perché la laurea è anche questo: tentare di far stare tutti a tavola, anche quando non è semplice.

Voto: 4/10, complicano tutto ma rendono la festa più umana.

Il cameriere che capisce tutto prima di te

festa di laurea

Sa esattamente chi sei, si rivolge solo a te, ti guarda in cerca di conferme operative. Il problema è che tu sei la persona più sbagliata a cui chiedere qualsiasi decisione in quel momento. Stai brindando, stai mangiando l’amatriciana, stai parlando con un amico che non vedevi da mesi. Lui ti dice con calma professionale che quando siete pronti per i secondi basta un cenno. Il cenno non arriva mai, i secondi sì, perché lui aveva già capito tutto.

Voto: 8/10, vera mente lucida della giornata.

Il momento in cui realizzi che è davvero finita solo quando sparecchiano

festa di laurea

A un certo punto ti rendi conto che hai mangiato, bevuto, brindato, aperto regali, riso, parlato, vissuto tutto. È passato in fretta, troppo. Non sai nemmeno bene dove ti trovi emotivamente. La consapevolezza arriva quando i camerieri iniziano a togliere le prime stoviglie. In un attimo resti senza piatti, senza posate, senza bicchieri. È lì che capisci che sì, la festa di laurea è finita davvero.

Voto: 2/10, Epifania silenziosa che chiude il rito.

 

 

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