Viaggiare significa anche mangiare, anzi, spesso è proprio il cibo a guidare le scelte di un viaggio. Ma c’è un punto che vale la pena chiarire: non tutto quello che troviamo all’estero è automaticamente una buona idea.
Ci sono piatti che sembrano innocui, altri che incuriosiscono, altri ancora che fanno gola solo a guardarli… ma di cui poi ti penti al primo morso. Non è una questione di snobismo, ma di contesto, abitudine e, a volte, semplice sopravvivenza gastronomica. Questa è la nostra lista, personale e senza filtri, di cibi da non mangiare all’estero (o almeno da affrontare con molta attenzione).
I cibi che sarebbe meglio non mangiare all’estero
Fugu, Giappone

Durian, Sud-Est asiatico

Il durian è conosciuto come “il re dei frutti”, ma anche come uno dei più controversi al mondo. Diffuso in Paesi come Thailandia, Malesia e Indonesia, è famoso soprattutto per il suo odore fortissimo, tanto da essere vietato in molti hotel e mezzi pubblici. Il sapore per alcuni è dolce e cremoso, mentre per altri (come è stato per me) è semplicemente uno dei peggiori mai provati. In più, l’impatto olfattivo può essere davvero difficile da gestire. Sconsigliato!
Balut, Filippine

All’apparenza sembra un uovo sodo come tanti, ma basta sbucciarlo per capire che qui si gioca un’altra partita. Il balut è un uovo di anatra fecondato, con l’embrione già formato all’interno. Viene mangiato caldo, spesso per strada, ed è considerato uno snack molto diffuso. Il problema non è solo visivo, ma anche mentale: consistenze diverse, sapori forti e una preparazione che può mettere in difficoltà chi non è abituato. È uno di quei casi in cui la curiosità può scontrarsi con un limite molto personale.
Surströmming, Svezia

Il surströmming è aringa fermentata, ma detta così non rende l’idea. È probabilmente uno dei cibi più odorosi al mondo, tanto che spesso viene aperto all’aperto per evitare di saturare qualsiasi ambiente chiuso. In Svezia è una tradizione, ma per chi non è cresciuto con quel tipo di fermentazione può risultare davvero estremo. Il sapore è intenso, persistente, e difficilmente dimenticabile. Non è il miglior modo per iniziare a esplorare la cucina nordica.
Ackee, Giamaica

L’ackee è un frutto simbolo della Giamaica, protagonista del piatto nazionale insieme al baccalà. Quando è maturo e preparato nel modo corretto ha una consistenza morbida e un sapore delicato, quasi burroso, che lo rende sorprendentemente piacevole. Il problema è che non sempre è così semplice.
Se raccolto troppo presto o cucinato senza attenzione, l’ackee contiene una tossina che può provocare seri problemi, anche gravi. Non è un rischio teorico: è qualcosa che succede davvero se non viene trattato nel modo giusto.
Nei ristoranti affidabili non c’è nulla da temere, perché sanno esattamente quando è pronto e come lavorarlo. Ma se lo trovate in contesti poco chiari o improvvisati, meglio evitare. È uno di quei piatti che funziona solo quando chi lo prepara sa perfettamente cosa sta facendo.
Escamoles, Messico

Conosciuti anche come “caviale degli insetti”, gli escamoles sono larve di formica raccolte e cucinate soprattutto in alcune zone del Messico. A livello gastronomico hanno anche un loro valore, con una consistenza burrosa e un sapore delicato, ma l’idea può essere un ostacolo difficile da superare. Non è tanto il gusto a spaventare, quanto ciò che si sta effettivamente mangiando. Un’esperienza che richiede apertura mentale, ma non è detto che tutti vogliano farla.
Century Egg, Cina

Il cosiddetto “uovo dei cento anni” non ha davvero un secolo, ma il processo di conservazione lo trasforma completamente. L’albume diventa scuro e gelatinoso, il tuorlo assume una consistenza cremosa e un sapore molto deciso. È un alimento diffuso e apprezzato in Cina, ma per chi lo prova per la prima volta può risultare difficile da interpretare. L’impatto visivo e la texture giocano un ruolo importante, e non sempre a favore.
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Conclusione
Viaggiare significa anche uscire dalla propria comfort zone, ma non tutto deve diventare una prova di coraggio. Alcuni piatti raccontano davvero il territorio e meritano di essere scoperti, altri forse è meglio lasciarli a chi li conosce da sempre. Come sempre, la scelta è personale: l’importante è sapere cosa si ha davanti. E se avete già provato uno di questi, raccontateci com’è andata.
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