Oggi nel nostro solito format di Storiografia Gastronomica andiamo dritti in Liguria, tra mare, colline e piatti che sanno di casa. Se non sei ligure probabilmente questo nome ti suona strano, ma per chi è cresciuto lì è una cosa seria: pranzo della domenica, nonna che impasta e profumo che invade tutto. I pansoti non sono solo pasta ripiena, sono un pezzo di identità ligure, fatto di erbe, tradizione e qualche discussione su come si chiamano davvero. Qui non si parla solo di come si fanno, ma di come sono nati, perché hanno questo nome e cosa li rende diversi da tutto il resto della pasta ripiena italiana. Se vuoi capire davvero questo piatto, sei nel posto giusto.
Storia dei pansoti: tra tradizione e invenzione recente

I pansoti sono una pasta ripiena tipica della Liguria, legata soprattutto al territorio tra Genova e il levante ligure, con una forte presenza nella zona di Recco e del Golfo Paradiso. A prima vista sembrano ravioli, ma basta aprirli per capire che qui la storia è diversa: niente carne, solo erbe e formaggi. Il loro nome nasce dal dialetto ligure “pansa”, cioè pancia, e descrive perfettamente la loro forma gonfia, quasi esagerata, rispetto ad altri tipi di pasta ripiena. Non sono perfetti, non sono geometrici, ma è proprio questo il punto: devono sembrare pieni, vivi, generosi.
La cosa interessante è che, nonostante l’aspetto tradizionale, i pansoti non sono così antichi come si potrebbe pensare. Già negli anni ’60 ci si interrogava sulla loro origine, segno che non erano ancora considerati un pilastro storico della cucina ligure. Alcune tracce li collegano ai ricettari degli anni ’30, ma la vera consacrazione arriva nel 1961 durante il Festival Gastronomico di Nervi. Qui Antonio Ruggero, storico ristoratore della Manuelina di Recco, presenta una versione destinata a fare scuola: pansoti ripieni di preboggion e conditi con salsa di noci. Da quel momento il piatto prende forma e identità, trasformandosi da preparazione semplice a simbolo della cucina ligure. Col tempo il ripieno si è arricchito sempre di più, arrivando anche a includere numerose varietà di erbe spontanee, fino a diventare un piatto che racconta perfettamente il legame tra territorio e cucina.
Pansoti o pansotti?
Qui si apre una questione che sembra banale ma non lo è affatto. Si dice pansoti o pansotti? In Liguria la risposta è semplice: pansoti, con una sola T. È il nome dialettale, quello vero, quello che senti dire da sempre. Fuori dalla regione, invece, si è diffusa la versione pansotti, probabilmente per adattarla all’italiano standard. Il problema è che non esistono fonti storiche certe che fissino un nome ufficiale. Nei ricettari genovesi più antichi non compaiono, e l’unico riferimento lontano è un poemetto del XVIII secolo che parla di “pansarotti”, ma non è chiaro se si trattasse dello stesso piatto o di qualcosa di diverso.
Oggi convivono entrambe le versioni, ma il senso resta quello: un formato di pasta ripiena “panciuto”, irregolare, spesso triangolare o a mezzaluna. Se vuoi essere filologico, vai di pansoti. Se li chiami pansotti, nessuno ti arresta… ma in Liguria qualche sguardo lo becchi.
Il ripieno: il cuore verde della Liguria

Se c’è una cosa che rende i pansoti davvero unici è il ripieno. Qui non si parla di carne o di ricette pesanti, ma di un mix di erbe che racconta perfettamente il territorio ligure. La base è il preboggion, un insieme di erbe selvatiche raccolte nei campi e sulle colline. Non esiste una lista fissa: può includere borragine, bietole, cicoria, pimpinella e tante altre varietà, a seconda della stagione e di quello che offre la terra.
A queste si aggiunge un elemento cremoso, di solito ricotta oppure prescinsêua, un formaggio fresco tipico genovese, leggermente acidulo e molto delicato. Il risultato è un ripieno morbido, profumato, mai troppo invadente. È una cucina povera, sì, ma studiata, equilibrata e profondamente legata alla natura. Ogni morso ha un sapore diverso, perché dipende dalle erbe utilizzate: ed è proprio questo il bello.
Come fare i pansoti a casa
Ingredienti per la pasta
300 g di farina
1 cucchiaio di vino bianco secco
acqua q.b.
sale
Ingredienti per il ripieno
600 g di erbe miste (borragine, bietole, preboggion)
150 g di ricotta o prescinsêua
2 uova
1 spicchio d’aglio
formaggio grattugiato q.b.
sale
Preparazione
Si parte dall’impasto: farina, acqua, vino bianco e un pizzico di sale. Si lavora fino a ottenere una pasta liscia ed elastica, poi si lascia riposare per una mezz’ora. Nel frattempo si preparano le erbe, che vanno lessate, strizzate bene e tritate finemente. A questo punto si uniscono alla ricotta, alle uova, all’aglio e al formaggio grattugiato, creando un ripieno compatto e profumato. La pasta viene stesa sottile, poi si distribuisce il ripieno e si chiude formando dei triangoli o delle forme leggermente gonfie. La cottura è semplice: acqua bollente salata e pochi minuti, giusto il tempo di farli venire a galla.
La salsa di noci: il condimento che fa la differenza
Se i pansoti hanno un’anima, la salsa di noci è quella che la tira fuori davvero. Non è un abbinamento casuale: nasce insieme al piatto e ne completa il sapore senza coprirlo. La base è fatta di gherigli di noci pestati con aglio, pinoli, maggiorana e olio extravergine. A volte si aggiunge anche pane ammollato per dare cremosità. Il risultato è una salsa densa, avvolgente, leggermente dolce ma con un fondo deciso. Quando i pansoti sono pronti, si scolano e si condiscono con questa crema, spesso allungata con un po’ di acqua di cottura per legare meglio il tutto. È un equilibrio perfetto: il verde delle erbe e la rotondità delle noci si incontrano senza litigare.
ATTENZIONE: niente pesto (sul serio)
Ok, qua bisogna dirlo chiaro: i pansoti col pesto no. Non è una provocazione, è proprio una questione di equilibrio. Il pesto è un condimento intenso, deciso, che funziona benissimo con pasta semplice come trofie, trenette o gnocchi. I pansoti invece hanno già un ripieno ricco e delicato: se ci metti sopra il pesto, perdi tutto. Non si esaltano, si annullano. E a quel punto hai fatto fatica per niente.
Se vuoi un’alternativa alla salsa di noci, vai sul classico burro e salvia. Semplice, pulito, perfetto per lasciare spazio al ripieno. Il pesto tienilo per un altro piatto… e vivrai sereno.
Un piatto che racconta la Liguria
I pansoti non sono solo una ricetta, sono un modo di cucinare che parte da quello che c’è e lo trasforma in qualcosa di riconoscibile. Erbe spontanee, pochi ingredienti, tecnica semplice ma precisa. Sono il simbolo di una cucina che non cerca di stupire, ma di funzionare davvero.
E forse è proprio questo il punto: non serve complicare tutto per fare un grande piatto. A volte basta una sfoglia, un ripieno fatto bene e il condimento giusto per portare in tavola qualcosa che resta.
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