Benvenuti nella nuova rubrica di Foodzilla: “10 cose che odio di te“. Sì, il titolo è preso in prestito (senza alcun senso di colpa) al celebre film. Perché anche in cucina esistono relazioni complicate. Quelle fatte di amore, odio, promesse non mantenute e inevitabili ritorni di fiamma. Il primo capitolo non poteva che essere dedicato a lei, la regina incontrastata delle cucine moderne: la friggitrice ad aria.
Quell’elettrodomestico che tutti abbiamo comprato, tutti usiamo, tutti consigliamo agli amici e che riesce comunque a farci perdere la pazienza almeno una volta a settimana. Perché diciamolo: è pratica, veloce, consuma poco, salva le cene improvvisate.
Questa, attenzione, non è una recensione, né una guerra contro la friggitrice ad aria. È semplicemente la lista delle dieci cose che, ogni volta che la accendo, mi fanno venire voglia di metterla in vendita. Salvo poi cambiare idea cinque minuti dopo.
Il rumore
Non potevo che partire da questo, perché se dovessi fare una classifica delle cose che non sopporto questa sarebbe al primo posto. Il bello è che non fa nemmeno tutto questo casino. Anzi, è proprio lì che ti frega. È quel rumore costante, sempre uguale, che all’inizio nemmeno ci fai caso. Poi passano dieci minuti e inizi a sentirlo. Dopo venti inizi a chiederti quando finirà. Se la ricetta dura mezz’ora o più, quel ronzio continuo diventa il sottofondo della tua vita. Magari stai leggendo un libro, guardando una serie o semplicemente vorresti stare cinque minuti in pace, e invece c’è sempre lei in cucina che fa il suo lavoro.
La sindrome dello sportello

Andando avanti, un’altra cosa che può dare davvero fastidio della friggitrice ad aria è l’assenza del vetro. Tu il cibo non lo vedi. L’unico modo per capire a che punto è la cottura è aprire il cestello. E allora inizi: apri, controlli, richiudi. Due minuti dopo la riapri. Poi ancora una volta, giusto per sicurezza. Alla fine, durante una sola cottura, ti ritrovi ad aprire e chiudere lo sportello almeno dieci volte. Lo so, nessuno ti obbliga a farlo. Eppure, è più forte di te.
L’effetto carbone

Se prima c’era la sindrome dello sportello, qui succede l’esatto contrario. Ti imponi di non aprire il cestello ogni due minuti e ti dici: “Vabbè, controllo alla fine“. Poi quei cinque minuti diventano sei, magari rispondi a un messaggio, inizi a apparecchiare o ti metti a guardare un video. Quando finalmente apri il cestello, le patatine hanno completato l’intera evoluzione cromatica: da giallo dorato a marrone, fino a quel nero che nessuno voleva.
Il lavaggio punitivo
Sia chiaro, ogni elettrodomestico va lavato. Il problema è che con la friggitrice ad aria non sempre è una passeggiata. Devi smontare il cestello, separare le varie parti e cercare di pulire ogni angolo senza rovinare il rivestimento antiaderente. Poi arriva il dubbio: “L’avrò pulita davvero bene?“. Perché basta una briciola nascosta o una goccia di grasso rimasta nell’angolino e alla cottura successiva inizia a fumare o a lasciare quell’odore di bruciato che ti fa pensare di aver combinato un disastro. E se hai scelto il modello extralarge, la soddisfazione di cucinare per più persone la paghi tutta quando arriva il momento di infilarlo proprio nel lavandino.
Il gigante che si prende la cucina
Se hai scelto il modello grande, probabilmente hai pensato: “Perfetto, finalmente posso cucinare per tutta la famiglia in una volta sola“. Peccato che, preso dall’entusiasmo, ti sei dimenticato un piccolo dettaglio: dove la metto? Perché una friggitrice ad aria extralarge non occupa un angolino del piano cucina, occupa il piano cucina. Da quel momento in poi le fai spazio spostando il tostapane, la macchina del caffè e qualsiasi altra cosa osi contendersi quei centimetri. Questa l’hai voluta tu ma è comunque fastidioso, ammettiamolo.
I timer bugiardi

Questa è un’altra cosa che proprio non sopporto della friggitrice ad aria. Ancora oggi non ho capito se sono le ricette online a essere completamente sballate o se ogni friggitrice vive in un universo tutto suo. Fatto sta che i tempi non quadrano mai. Leggi 10 minuti e pensi di essere quasi a tavola. Torni dopo dieci minuti e le patatine sembrano appena uscite dal congelatore. A quel punto aggiungi altri cinque minuti. Poi altri tre. Poi altri due, giusto per sicurezza. Alla fine, quei famosi dieci minuti diventano venti.
Il cibo che prende il volo
Questa forse è una delle cose che mi fa innervosire di più. Magari prepari una bella fetta di pane con sopra il formaggio, la metti nel cestello convinta che tra qualche minuto sarà perfettamente sciolto. Apri la friggitrice e sorpresa. Il pane è da una parte, il formaggio è volato chissà dove. Lo ritrovi attaccato alla griglia, piegato su sé stesso o appiccicato in un angolo del cestello.
Il cestello formato Tetris

Pensavi che il Tetris fosse rimasto negli anni ’90? Ti sbagliavi. Ricomincia ogni volta che devi riempire il cestello della friggitrice ad aria. Il gioco, infatti, inizia ancora prima di accenderla. Prendi le coscette di pollo e inizi a ragionare. Questa qui va di traverso, questa la giro, questa forse ci entra se la metto in diagonale. L’obiettivo è sempre lo stesso, farcene stare una in più. Alla fine, con un po’ di ingegno, ce la fai anche. Peccato che per sistemare tutto ci hai messo cinque minuti abbondanti.
La danza del cestello
Questa è strettamente collegata alla sindrome dello sportello. La pubblicità ti fa credere che basti mettere il cibo nel cestello, premere un pulsante e aspettare che sia pronto. Magari fosse così. Perché a metà cottura arriva sempre il momento di aprire, scuotere, girare, rimescolare e richiudere tutto. Altrimenti sai già come andrà a finire, da una parte è cotto, dall’altra no. Ed è proprio in quel momento che parte il famoso ballo del bacino. Un colpetto a destra, uno a sinistra, una bella scrollata decisa sperando che tutto si sistemi da solo. Se qualcuno ti vede da fuori, potrebbe tranquillamente pensare che stia provando una coreografia e non preparando la cena.
Il catfish degli elettrodomestici
Arrivati a questo punto devo dirlo: la friggitrice ad aria è il più grande catfish della cucina. E sì, lo so, non è una sua colpa. Fa quello che deve fare e lo fa anche bene. Quello che mi dà davvero fastidio è la presa in giro del nome. Perché tu la chiami friggitrice e il cervello pensa subito a una frittura. Poi la accendi e scopri che, in realtà, è un piccolo forno ventilato. Buonissimo per tante preparazioni, ci mancherebbe. Ma allora perché non chiamarla con il suo vero nome? Perché “fornetto ventilato” non avrebbe avuto lo stesso fascino sugli scaffali dei negozi. E quindi eccoci qui, tutti convinti di aver comprato una friggitrice che, in fondo, non frigge.
E quindi finisce così. Ho appena elencato dieci cose che odio della friggitrice ad aria. Eppure, appena finirò di scrivere questo articolo, probabilmente andrò ad accenderla.