Bianco, torbido e con un nome che fuori dal Giappone ha creato qualche problema. Diciamo che il Calpis non è molto discreto. Se lo vedi per la prima volta potresti scambiarlo per latte, poi lo assaggi e ti rendi conto di aver comprato la bibita sbagliata: è dolce, acidulo, fresco e ricorda vagamente uno yogurt molto più leggero. In Giappone esiste da oltre un secolo, trovarlo non è certo un’impresa e ha una lunga storia da raccontare.
Sommario
- Che cos’è il Calpis
- Le origini del Calpis partono molto lontano
- Calpis, perché si chiama proprio così
- Come preparare una versione casalinga del Calpis
- Calpis Water, Soda e le altre varianti
- Dove bere il Calpis in Giappone
- Con cosa bere e abbinare il Calpis
- Un bicchiere bianco con più di cent’anni di storia
Che cos’è il Calpis
Il Calpis è una bevanda giapponese analcolica a base di latte fermentato, oggi appartenente al mondo Asahi. Il gusto è la sua parte più strana: dolce e acidulo allo stesso tempo, con qualcosa che ricorda lo yogurt senza avere niente in comune. Il Calpis originale viene prodotto partendo dal latte e sfruttando l’azione di batteri lattici e lieviti durante la fermentazione. Si vende anche concentrato, da diluire generalmente in cinque parti complessive, oppure già pronto da bere come Calpis Water. Insomma, sembra latte, ma berlo nella tazza con i cereali a colazione non è una grande idea.
Le origini del Calpis partono molto lontano

La storia non comincia a Tokyo, ma nella Mongolia Interna. Nel 1908 Kaiun Mishima assaggiò l’airag, un latte fermentato consumato dalle popolazioni locali. Tornato in Giappone nel 1915 iniziò a sperimentare prodotti a base di latte fermentato e, dopo diversi tentativi non proprio memorabili, arrivò alla formula giusta. Il Calpis debuttò il 7 luglio 1919 come prima bevanda giapponese a base di batteri lattici. La data coincide con Tanabata e anche i celebri pois della confezione richiamano la Via Lattea legata alla festa.
Calpis, perché si chiama proprio così
Il nome nasce dall’unione di cal, collegato al calcio, e pis, ricavato dal sanscrito sarpis, termine legato al burro chiarificato e alla tradizione buddhista. Fin qui tutto molto elegante. Poi il Calpis arriva davanti a un pubblico anglofono e qualcuno pronuncia il nome ad alta voce: il suono può ricordare cow piss, cioè urina di mucca. Non esattamente l’associazione che vorresti prima di bere una bibita bianca. Per questo in diversi mercati il prodotto è conosciuto come Calpico.
Come preparare una versione casalinga del Calpis

L’originale nasce da una fermentazione specifica difficile da replicare identica in cucina, ma possiamo prepararne una versione casalinga che ne richiami il carattere dolce e acidulo. Servono:
150 g di yogurt greco naturale
150 ml di latte
80 g di zucchero
2 cucchiai di succo di limone
acqua fredda per diluire
Scalda a fuoco dolce latte, yogurt e zucchero, mescolando finché quest’ultimo si scioglie, senza portare il composto a ebollizione. Togli dal fuoco, aggiungi il limone e lascia raffreddare. Filtra tutto e trasferiscilo in una bottiglia pulita da conservare in frigorifero. Prima di berlo, versa circa una parte di preparato e tre parti d’acqua, poi aggiungi ghiaccio. Non sarà il Calpis originale, perché manca il suo processo di fermentazione, ma ci si avvicina parecchio.
Calpis Water, Soda e le altre varianti
La storia non finisce qui però, perché si possono provare diverse versioni. Calpis Water è la versione diluita e pronta da bere, mentre Calpis Soda aggiunge le bollicine e trasforma tutto in una bibita gassata dal gusto lattico. Oggi esistono anche Calpis Water senza zuccheri e calorie, una variante ottenuta dalla soia senza ingredienti del latte e versioni più ricche come Calpis The Rich. E nel corso degli anni il marchio ha giocato parecchio anche con la frutta.
Dove bere il Calpis in Giappone

Se sei in Giappone, trovarlo è decisamente semplice. Calpis Water viene venduto anche in formati destinati ai distributori automatici, mentre le diverse versioni del marchio sono ampiamente distribuite nel Paese. Per chi vuole trasformare una bibita in una piccola missione gastronomica c’è anche il Calpis Mirai Museum nello stabilimento Asahi di Gunma, a Tatebayashi, dove vengono organizzate visite dedicate alla storia e alla produzione della bevanda.
Con cosa bere e abbinare il Calpis
La soluzione più semplice resta acqua fredda e ghiaccio, ma il concentrato permette di divertirsi parecchio. Con acqua frizzante diventa una versione casalinga vicina al Calpis Soda; con fragole, mango o banana può entrare in uno smoothie. Il suo lato dolce e acidulo funziona bene anche accanto a curry e piatti speziati, perché regala al palato una pausa tra un boccone e l’altro. Con cheesecake e dessert al cioccolato gioca invece sul contrasto. E per un aperitivo tra adulti può essere utilizzato come base per cocktail con vodka o distillati leggeri.
Un bicchiere bianco con più di cent’anni di storia
Il Calpis sembra così scontato visto da fuori, una bella bottiglia di latte. Poi inizi a scavare e trovi fermentazione, un nome sanscrito e un cambio d’identità internazionale piuttosto imbarazzante. Se durante un viaggio in Giappone incroci quella bottiglia bianca piena di pois blu, sai cosa non devi fare. Non metterla nei cereali, bevila fredda.