A Milano alcuni dei ristoranti più interessanti sono anche quelli di cui si parla meno. Succede soprattutto quando si esce dai soliti giri e si comincia a cercare tra le tante comunità che negli anni hanno portato in città le proprie cucine. Quella africana è una presenza importante, con insegne aperte da decenni accanto a locali molto più recenti e una varietà che permette di conoscere tradizioni gastronomiche profondamente diverse tra loro. In questa selezione abbiamo cercato di raccontarne alcune, dalla cucina eritrea ed etiope a quelle del Mali, del Senegal, della Nigeria e del Marocco.
Se manca il vostro preferito, fatecelo sapere sui nostri social: siamo curiosi di scoprire quali ristoranti avreste aggiunto voi.
Urus Sapori d’Africa

Urus è l’indirizzo della lista che consiglierei a chi vuole esplorare l’Africa occidentale senza fermarsi ai suoi piatti più conosciuti. La carta si muove soprattutto tra Senegal e altri Paesi dell’area subsahariana, alternando fataya, mafé di manzo, pesce intero alla griglia, dibi di agnello, attiéké e platano fritto. Ma c’è un motivo ulteriore per cui lo inseriamo: a mio parere è il miglior posto a Milano dove mangiare il fufu, qui preparato con igname e platano, dalla consistenza compatta e pensato naturalmente per raccogliere salse e intingoli.
Interessante anche il reparto delle bevande, che permette di provare bissap, succo di baobab, tamarindo e zenzero anziché ripiegare sulle solite bibite. L’ambiente è contemporaneo e più vicino a un restaurant & lounge che alla classica trattoria etnica: una veste moderna per una carta che, fortunatamente, non cerca di addomesticare troppo i sapori.
Indirizzo: Via Panfilo Castaldi, 25
Hdmona

Hdmona è una buona scelta quando dello zighinì interessa soprattutto la parte più intensa e speziata. Il ristorante eritreo propone manzo, pollo e agnello accompagnati dall’injera, insieme a sambusa, categna e preparazioni vegetariane. Il berberè non viene trattato come un semplice richiamo aromatico: il piccante si sente e caratterizza diversi piatti, dettaglio da tenere presente se non lo si ama. Lo zighinì di manzo rimane il punto da cui partire, con carne cotta fino a diventare tenera, lenticchie e verdure che finiscono inevitabilmente per impregnare l’injera sottostante.
L’ambiente è piccolo, con pietra, legno e diversi richiami alla cultura eritrea, mentre il servizio tende ad accompagnare bene chi non conosce la cucina e ha bisogno di qualche spiegazione. Altro pregio non secondario è il rapporto tra quantità e prezzo, ancora piuttosto competitivo per Milano.
Indirizzo: Via Lazzaro Palazzi, 10
Warsa

Warsa è un nome storico della cucina eritrea a Milano, aperto in via Melzo dal 1990. Il menu non è particolarmente lungo e va dritto sui piatti più rappresentativi: sambusa per iniziare e poi zighinì servito, come da tradizione, sulla grande injera da condividere al centro del tavolo. Si può scegliere con manzo, pollo oppure nella versione vegetariana, dove entrano in gioco lenticchie, ceci e verdure speziate. Il bello è mangiare tutto insieme, usando l’injera al posto delle posate e lasciandole assorbire progressivamente salse e condimenti.
Warsa merita una visita anche per l’ambiente: la sala è piuttosto raccolta, con mattoni a vista, tappeti, legno, luci basse e parecchi oggetti alle pareti. Un locale con una sua atmosfera ben precisa, rimasta riconoscibile nonostante siano passati più di trent’anni dall’apertura.
Indirizzo: Via Melzo, 16
Kori d’Oro

Kori d’Oro è utile anche per ricordare quanto possa essere ampia la definizione di cucina dell’Africa occidentale. Il menu mette insieme Senegal, Camerun e Nigeria e consente di assaggiare nello stesso ristorante preparazioni che difficilmente compaiono insieme altrove a Milano. Ci sono il thieboudienne senegalese, riso cotto nel brodo di pesce con verdure, lo yassa di pollo, il mafé con arachidi, il jollof rice e soprattutto il ndolé camerunese, preparato con foglie di ndolé, gamberi essiccati e arachidi. Poi arrivano gli spiedini di suya in stile nigeriano, il dibi e il branzino con attiéké. Anche l’antipasto misto racconta bene questa impostazione, accostando fataya senegalesi e nem camerunesi.
La sala è moderna, ordinata, quasi elegante rispetto all’immagine generalmente associata alla ristorazione africana informale. È uno degli indirizzi della lista che consigliamo maggiormente a chi vuole allargare il proprio vocabolario gastronomico oltre injera e zighinì.
Indirizzo: Via Felice Casati, 22
Amina

Chiudiamo in Nord Africa, precisamente in Marocco. Amina è uno degli indirizzi più nuovi della selezione e affronta la cucina marocchina con un’impostazione contemporanea, senza trasformarla in una sequenza di piatti decorativi. In carta ci sono zaalouk di melanzane, makkouda, bastila di pollo, diversi cous cous e tajine: proprio la bastila, con pollo, mandorle e cannella racchiusi in un involucro croccante, è una delle preparazioni che raccontano meglio quell’equilibrio tra dolce, salato e speziato tipico della cucina marocchina.
Interessante anche il lavoro sulle spezie, utilizzate con una misura che rende il menu accessibile a chi conosce poco questa tradizione senza cancellarne completamente il carattere. L’ambiente di Amina è decisamente più progettato rispetto agli altri indirizzi della lista: colori caldi, ceramiche, luci morbide e dettagli che guardano al Marocco senza cadere nell’accumulo folkloristico. Anche la carta dei vini riserva una piccola sorpresa, con etichette marocchine che vale la pena provare al posto dei soliti abbinamenti.
Indirizzo: Via Giulio Romano, 15
Savana

Da Savana una parte importante dell’esperienza comincia ancora prima di ordinare. Il proprietario è una presenza costante in sala, accoglie, racconta i piatti e riesce a creare quel tipo di confidenza che fa sentire rapidamente a casa anche chi entra per la prima volta. Non è un dettaglio secondario: l’atmosfera familiare è uno dei motivi per cui questo ristorante eritreo si distingue e per cui molti clienti finiscono per tornarci.
La cucina segue la stessa linea, generosa e senza troppe costruzioni. Si parte dalle sambusa per poi passare agli stufati speziati di manzo e pollo, accompagnati da lenticchie, ceci e verdure; c’è anche una buona scelta per chi preferisce mangiare vegetariano. Le porzioni invitano a ordinare insieme e condividere, facendosi magari consigliare direttamente su cosa provare. Anche la sala contribuisce: raccolta, calda, con luci soffuse e richiami all’Eritrea, ha più il carattere di un posto frequentato abitualmente che quello di un ristorante pensato per stupire al primo colpo. Savana convince proprio per questo equilibrio tra cucina e accoglienza, semplice sulla carta ma molto meno scontato da trovare.
Indirizzo: Via Luigi Canonica, 45
Corno d’Africa

Corno d’Africa è forse il ristorante su cui vale maggiormente la pena spingersi oltre le ordinazioni più prevedibili. La cucina guarda a Eritrea ed Etiopia e in carta compaiono diverse preparazioni di carne che permettono di capire meglio queste tradizioni gastronomiche. Lo shekila tibs, ad esempio, lavora su strisce di manzo marinate e rosolate, mentre il dulet porta al tavolo sapori decisamente più intensi attraverso l’utilizzo delle frattaglie d’agnello. Ci sono poi pollo, agnello, manzo, legumi e verdure, oltre alle sambusa con ripieni differenti.
Il punto forte, più che la varietà fine a se stessa, è proprio la carne: cotture, spezie e tagli cambiano abbastanza da rendere interessante ordinare più preparazioni e dividerle. La sala è semplice e piuttosto essenziale, senza grandi concessioni alla scenografia. Corno d’Africa è quindi uno degli indirizzi che consiglierei soprattutto a chi vuole approfondire la cucina del Corno d’Africa e provare qualcosa che vada oltre i suoi piatti ormai più conosciuti a Milano.
Indirizzo: Via Cadibona, 3
Balafon

Balafon porta nella lista una cucina completamente diversa: il riferimento principale è il Mali, anche se nel menu entrano preparazioni e sapori provenienti da altre zone dell’Africa occidentale. È aperto da oltre vent’anni e conserva una formula particolare, con piatti che possono essere costruiti scegliendo tra carne, pollo, pesce e gamberi, accompagnamenti come riso e cous cous e diverse salse. Cambiando combinazione cambia parecchio anche il risultato, passando dalle note delle arachidi a condimenti più speziati o piccanti.
Prima del piatto principale vale la pena provare le frittelle di fagioli e il platano fritto. È proprio il Mali, però, a rendere Balafon importante all’interno di questa selezione: a Milano non sono molti i ristoranti che permettono di avvicinarsi alla sua cucina e qui lo si può fare senza un menu costruito esclusivamente sui piatti africani già familiari al pubblico italiano. Il locale si sviluppa su due piani, è intimo, colorato il giusto e ha quell’aria vissuta che dopo oltre due decenni di attività non si può ricreare a tavolino.
Indirizzo: Via Teodosio, 6
Al Sicomoro

Al Sicomoro rappresenta il volto più contemporaneo della cucina eritrea ed etiope presente in questa lista. Il menu è abbastanza raccolto e mette insieme stufati di carne, legumi, verdure e diverse proposte vegetariane, con un’attenzione particolare alle spezie. Il berberè ha naturalmente un ruolo centrale e viene utilizzato per dare profondità alle preparazioni senza trasformare necessariamente ogni piatto in una prova di resistenza al piccante. Anche per questo è un ristorante interessante per confrontare una cucina tradizionale con un’impostazione decisamente più moderna.
Lo stesso approccio si ritrova nella sala, luminosa, ordinata e molto meno carica di decorazioni rispetto a tanti ristoranti africani di vecchia generazione. Al Sicomoro non prova però a rendere la cucina eritrea ed etiope più elegante semplicemente riducendo le porzioni o alleggerendo i sapori: rimangono piatti sostanziosi, speziati e pensati per essere condivisi. Una veste più contemporanea, insomma, senza cambiare troppo quello che arriva dalla cucina.
Indirizzo: Via Panfilo Castaldi, 19
Mosobna

Mosobna ha dimensioni e ambizioni differenti: pochi tavoli, ambiente informale e una cucina eritrea che ricorda maggiormente una piccola trattoria. Qui punterei soprattutto sulle carni. Oltre agli stufati di manzo, pollo e agnello, in carta si trova lo zilzil, preparazione di manzo che permette di concentrarsi maggiormente sulla carne e sulla sua speziatura, e il gored gored, altro piatto interessante per chi vuole allontanarsi dalle ordinazioni più comuni. Per iniziare ci sono invece sambusa e categna, mentre lenticchie, ceci e verdure danno spazio anche a una componente vegetariana tutt’altro che marginale.
La sala è piccola, colorata e senza particolari formalità. Ed è probabilmente questo il modo migliore per leggere Mosobna: non come il ristorante africano in cui cercare una serata costruita nei dettagli, ma come un indirizzo di quartiere dove il centro rimane ciò che esce dalla cucina. Tra i cinque eritrei ed etiopi della nostra selezione è quello con l’impronta più semplice e familiare, caatteristica che gli permette anche di distinguersi dagli indirizzi più recenti e progettati.
Indirizzo: Via Alessandro Tadino, 9
Concludiamo
Dieci ristoranti e cucine molto diverse tra loro, che mostrano quanto Milano abbia ancora da raccontare quando si guarda oltre gli indirizzi più conosciuti. Dal Corno d’Africa all’Africa occidentale fino al Marocco, questa è soprattutto una selezione da cui partire: il resto, come sempre, sta nella curiosità di sedersi a tavola e provare.