Da Pizza Caxxo alla Zoxxola: quando i ristoranti italiani all’estero hanno nomi da censurare

Pizza, pasta e parolacce. Alcuni ristoranti italiani all’estero hanno deciso di puntare su nomi che da noi difficilmente passerebbero inosservati. E non sempre si tratta di errori di traduzione.

Da Pizza Caxxo alla Zoxxola: quando i ristoranti italiani all’estero hanno nomi da censurare - immagine di copertina

Esportare la cucina italiana nel mondo ha avuto qualche effetto collaterale. La panna nella carbonara, la pizza con l’ananas, il pollo sulla pasta e, a quanto pare, anche una certa libertà nella scelta dei nomi dei ristoranti.

Dimenticate le trattorie intitolate al proprietario o alla nonna del proprietario, dimenticate anche i rassicuranti riferimenti alla geografia e alla cultura del posto. All’estero qualche connazionale ha scelto di applicare all’insegna del suo ristorante il senso dell’umorismo che non ha mai perso dalle scuole medie. Ed è così che possiamo imbatterci in posti che si chiamano Pizza Caxxo, Zoxxola o anche qualche bestemmia scritta nero su bianco senza troppe cerimonie.

Certo, forse in un angolo sperduto del mondo questa goliardia può avere ancora l’effetto Easter Egg e passare inosservata, ma in molti casi è già finita sui social.

Quando una parolaccia fa subito Italia

C’è una cosa che all’estero abbiamo esportato probabilmente bene quanto la pizza: le parolacce.

Non serve conoscere perfettamente l’italiano per aver sentito almeno una volta alcune delle nostre espressioni meno eleganti. Cinema, serie televisive, musica, social e stereotipi vari hanno fatto il resto, trasformando alcune parole in qualcosa di immediatamente riconoscibile anche per chi non saprebbe ordinare un caffè in italiano.

E nella ristorazione questa familiarità può diventare un vantaggio. Una parola leggermente volgare, magari modificata quel tanto che basta, è breve, riconoscibile e soprattutto difficile da dimenticare.

Se poi viene piazzata sopra una pizzeria, una trattoria o un locale che vende pasta fresca, il cortocircuito è completo: noi leggiamo una mezza parolaccia, chi sta dall’altra parte del mondo legge qualcosa che suona sfacciatamente italiano.

Basta che finisca con una vocale

Poi c’è un’altra categoria, forse ancora più interessante: le parole che italiane non sono, ma che fanno di tutto per sembrarlo.

Una consonante raddoppiata, una bella vocale finale, qualche zz messa nel posto giusto e il gioco è fatto. Poco importa che il risultato, per chi parla davvero italiano, suoni come il soprannome che dareste a qualcuno durante una lite particolarmente accesa.

D’altra parte, quando una lingua viene utilizzata per costruire l’identità di un locale all’estero, non deve necessariamente essere corretta: deve essere riconoscibile.

Lo facciamo anche noi. Basta pensare alla quantità di locali italiani con nomi inglesi scelti più per il loro suono che per il loro significato. Solo che quando succede al contrario ce ne accorgiamo molto più facilmente. E, in certi casi, ridiamo parecchio.

L’italiano è diventato anche un’estetica

Il punto è che nel mondo del cibo l’italiano non serve soltanto a indicare la provenienza di una ricetta. È diventato un pezzo dell’immaginario che circonda la nostra cucina.

Nonna, mamma, amore, ciao, buono, bello: bastano poche parole per evocare tovaglie a quadretti, piatti di pasta, gesti con le mani e tutto il repertorio dell’italianità esportata. A queste, evidentemente, possiamo aggiungere anche qualche termine che difficilmente troveremmo stampato sul menu di un pranzo di matrimonio.

E qui i nomi più assurdi hanno persino un vantaggio. Funzionano perché non cercano di essere eleganti. Si ricordano facilmente, stanno bene su una maglietta, finiscono in una foto sui social e fanno venir voglia di raccontare agli amici di aver mangiato in un ristorante che in Italia probabilmente non potrebbe chiamarsi così senza provocare almeno qualche commento.

Il nome del locale, insomma, diventa parte dell’esperienza.

E poi arriviamo noi italiani

Naturalmente c’è un ultimo elemento fondamentale: noi queste insegne non riusciamo a leggerle con innocenza.

Dove qualcun altro vede semplicemente un nome divertente, vagamente mediterraneo o volutamente provocatorio, noi riconosciamo immediatamente la parola nascosta, l’assonanza sospetta o il doppio senso.

Ed è probabilmente questo a rendere questi ristoranti così irresistibili quando li incontriamo in viaggio. Possiamo attraversare mezzo mondo, cambiare continente e trovarci a migliaia di chilometri da casa, ma basta leggere una parola scritta con due X al posto giusto per sentirci improvvisamente molto italiani.

Pensavamo che il limite dell’italian sounding fossero il parmesan e la carbonara con la panna. E invece dovevamo semplicemente alzare gli occhi dal piatto e leggere l’insegna.

 

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