C’è chi per rilassarsi ascolta il rumore della pioggia, chi mette della musica e chi trova piacevole guardare uno sconosciuto che mangia un’enorme quantità di pollo fritto davanti a un microfono. Magari con le cuffie, per non perdersi nemmeno una masticata. La cosa interessante è che mentre alcune persone trovano questi video incredibilmente rilassanti, altre non riescono a guardarli per più di dieci secondi senza provare disgusto. Eppure parliamo dello stesso identico contenuto.
Si chiama mukbang ed è un fenomeno che ha conquistato YouTube, TikTok e Instagram, trasformando un gesto banalissimo come mangiare in uno spettacolo seguito da milioni di persone. Ma perché ci piace così tanto guardare gli altri mentre mangiano? E soprattutto, cosa succede nella nostra testa quando lo facciamo? La psicologia ha iniziato a occuparsene seriamente, scoprendo che dietro questi video apparentemente innocui si nascondono meccanismi piuttosto interessanti. Alcuni positivi, altri decisamente meno.
Il mukbang è nato in Corea del Sud, ma non per mostrare quanto si riesce a mangiare
Il termine mukbang nasce dall’unione di due parole coreane che significano, rispettivamente, mangiare e trasmettere. Il fenomeno comincia a diffondersi in Corea del Sud alla fine degli anni Duemila, soprattutto attraverso AfreecaTV, una piattaforma sulla quale gli utenti potevano trasmettere video in diretta.
All’inizio il concetto era relativamente semplice: una persona si sedeva davanti alla telecamera, mangiava e chiacchierava con chi la stava guardando. Non servivano cinquanta hamburger o quantità improbabili di noodles. Bastava un pasto, una webcam e qualcuno disposto a fare compagnia dall’altra parte dello schermo.
Con l’aumento delle persone che vivono da sole, il mukbang ha offerto una possibilità alternativa: mangiare in compagnia, anche senza avere fisicamente qualcuno davanti. Naturalmente, con il successo del format le cose sono cambiate. Le porzioni sono diventate sempre più grandi, i video più spettacolari e alcuni creator hanno iniziato a puntare tutto sulla quantità di cibo consumata.
Perché guardare qualcuno mangiare può farci stare meglio?
La prima spiegazione ha sorprendentemente poco a che fare con il cibo. Guardare un mukbang può dare una sensazione di compagnia, soprattutto a chi trascorre molto tempo da solo. In psicologia si parla anche di commensalità digitale: la possibilità di condividere simbolicamente un pasto attraverso uno schermo. Anziché cenare davanti a una serie televisiva, alcune persone preferiscono guardare qualcuno che sta facendo esattamente la loro stessa cosa. La voce del creator, i rumori della tavola e le conversazioni con il pubblico possono rendere meno evidente la sensazione di solitudine.
C’è anche chi guarda questi video senza avere intenzione di mangiare. Alcuni spettatori raccontano di trovare soddisfacente osservare qualcuno che consuma alimenti particolarmente golosi, quasi potessero partecipare all’esperienza senza assaggiare nulla. È una forma di gratificazione indiretta che gli studiosi hanno collegato al cosiddetto consumo vicario: il piacere di assistere a un’esperienza vissuta da un’altra persona. Naturalmente, guardare qualcuno mangiare una pizza non equivale a mangiarla davvero, ma può comunque offrire un momento di distrazione.
Il rumore di qualcuno che mastica può essere rilassante. Oppure insopportabile
Arriviamo probabilmente alla parte più divisiva del mukbang: i rumori. Il suono di una patatina che si spezza, quello dei noodles risucchiati o di un pezzo di pollo fritto appena addentato. In molti video il microfono viene posizionato vicinissimo alla bocca proprio per amplificare questi dettagli, che per una parte del pubblico rappresentano l’attrazione principale.
Qui entra in gioco l’ASMR, acronimo di Autonomous Sensory Meridian Response, un fenomeno che alcune persone sperimentano ascoltando determinati suoni. Si tratta di una sensazione piacevole, talvolta accompagnata da un formicolio alla testa e al collo, che può favorire il rilassamento. Nel 2018 alcuni ricercatori dell’Università di Sheffield hanno osservato che, nelle persone sensibili all’ASMR, guardare video appositamente realizzati poteva provocare una riduzione della frequenza cardiaca.
Per altri, invece, ascoltare qualcuno che mastica è una tortura. Esiste persino una condizione chiamata misofonia, caratterizzata da reazioni emotive particolarmente intense a determinati rumori, tra cui proprio quelli della masticazione. Per chi ne soffre, questi suoni possono provocare irritazione, rabbia o ansia. Naturalmente non serve avere la misofonia per trovare disgustoso qualcuno che mangia rumorosamente. Il risultato rimane comunque curioso: lo stesso rumore che rilassa una persona può farne innervosire terribilmente un’altra.
Il lato meno divertente: i disturbi alimentari

Non tutti i mukbang sono innocui, soprattutto quando iniziano a influenzare il nostro rapporto con il cibo. Uno studio pubblicato nel 2020 sulla rivista “Culture, Medicine, and Psychiatry” ha analizzato le testimonianze degli spettatori raccolte su YouTube e Reddit, trovando esperienze molto diverse. Alcune persone raccontavano che questi video le aiutavano a sentirsi meno sole, mentre altre descrivevano effetti negativi sulle proprie abitudini alimentari, tra comportamenti restrittivi ed episodi di alimentazione fuori controllo.
Tra i casi più discussi c’è sicuramente quello di Nikocado Avocado, nome d’arte dello youtuber americano Nicholas Perry, diventato famosissimo proprio grazie ai suoi mukbang estremi. Per anni ha pubblicato video nei quali consumava enormi quantità di cibo, spesso accompagnando i pasti con urla, litigi e comportamenti volutamente esagerati. Il suo progressivo aumento di peso aveva attirato preoccupazioni e critiche da parte del pubblico, fino al clamoroso colpo di scena del settembre 2024: in un video intitolato Two Steps Ahead, Perry è ricomparso dichiarando di aver perso circa 113 chili. Ha spiegato di aver continuato a pubblicare filmati preregistrati mentre dimagriva lontano dalle telecamere, definendo l’intera operazione un esperimento sociale.
La sua storia non dimostra che il mukbang provochi disturbi alimentari, né permette di attribuirgli una diagnosi. Solleva però una domanda piuttosto scomoda: fino a che punto siamo disposti a trasformare il nostro corpo e il nostro rapporto con il cibo in intrattenimento?
La ricerca, peraltro, non offre risposte definitive. Uno studio sperimentale pubblicato nel 2026 sulla rivista Body Image ha coinvolto 327 studenti universitari, osservando le loro reazioni dopo dieci minuti di mukbang. I ricercatori non hanno rilevato un peggioramento significativo dell’insoddisfazione corporea o dell’ansia, mentre alcuni impulsi alimentari problematici risultavano addirittura diminuiti. Questo non esclude possibili conseguenze negative dopo esposizioni frequenti e prolungate.
Il punto è che non esistono prove sufficienti per affermare che guardare mukbang provochi direttamente anoressia, bulimia o disturbo da alimentazione incontrollata. Tuttavia, per persone già vulnerabili, certi video potrebbero contribuire ad alimentare comportamenti problematici o aspettative poco realistiche sulle quantità di cibo che possiamo consumare.
Concludiamo
Siamo partiti da persone che mangiavano davanti a una webcam per tenere compagnia a chi cenava da solo e siamo arrivati a video nei quali qualcuno addenta quantità improbabili di cibo davanti a milioni di spettatori. Nel mezzo c’è chi cerca compagnia, chi vuole rilassarsi, chi si diverte a vedere cosa mangiano gli altri e chi proprio non riesce a sopportare il rumore di qualcuno che mastica.
Il mukbang può essere una distrazione innocua, ma è importante riconoscere quando smette di esserlo. Soprattutto se inizia a condizionare il nostro appetito, il senso di colpa dopo i pasti o il rapporto con il nostro corpo. Dopotutto, guardare uno sconosciuto che mangia tre pizze può anche essere divertente. Il problema nasce quando il nostro modo di mangiare comincia a dipendere da quello che succede dall’altra parte dello schermo.