Odi le file lunghe? Negli USA puoi pagare un line sitter per fare la fila al ristorante

Negli Stati Uniti c'è chi ha trasformato le interminabili file davanti ai ristoranti in un vero lavoro. E a quanto pare, i clienti non mancano.

Odi le file lunghe? Negli USA puoi pagare un line sitter per fare la fila al ristorante - immagine di copertina

A New York potreste trovare una persona in fila davanti a una pizzeria che non ha nessuna intenzione di mangiare una pizza. È lì dalle quattro del pomeriggio, magari sotto la pioggia, con il telefono in mano e uno sgabello pieghevole. A un certo punto manda un messaggio, arriva un’altra persona, i due si scambiano il posto e il primo se ne va. Tutto normale, almeno negli Stati Uniti, dove esistono persone che vengono pagate per fare la fila al ristorante al posto degli altri. Si chiamano line sitter e, mentre noi continuiamo a discutere se valga la pena aspettare due ore per una pizza, loro hanno trovato il modo di guadagnarci. E a giudicare dai numeri, il lavoro non manca.

Come funziona? Praticamente puoi affittare la pazienza di qualcun altro

Il meccanismo è abbastanza semplice. Volete mangiare in un ristorante che non accetta prenotazioni, ma sapete già che vi aspettano almeno due ore di fila? Negli Stati Uniti potete utilizzare piattaforme come Taskrabbit, dove tra i tanti servizi disponibili, dal montaggio dei mobili alle pulizie domestiche, esiste anche la possibilità di assumere qualcuno per aspettare al posto vostro.

Si sceglie il professionista, si concordano luogo e orario e il line sitter si presenta davanti al ristorante. Durante l’attesa può inviare fotografie e aggiornamenti sulla posizione in coda, fino al momento in cui dovrete raggiungerlo per prendere il suo posto. Alcuni si occupano anche di lasciare il nominativo per un tavolo, quando il ristorante lo permette.

A New York esiste persino LineDibs, una piattaforma dedicata proprio a questo servizio, con una selezione di ristoranti particolarmente difficili da raggiungere senza aspettare. Il concetto è talmente semplice che viene da chiedersi perché qualcuno non ci abbia pensato prima. In realtà qualcuno c’è stato, una manciata di anni fa.

Quanto costa qualcuno che faccia la fila al posto tuo?

Qui arriviamo alla parte interessante, perché aspettare è diventato un lavoro vero e proprio, con tanto di tariffe orarie, supplementi e professionisti specializzati.

A New York una delle aziende più conosciute è Same Ole Line Dudes, fondata da Robert Samuel. Il servizio prevede una tariffa di 25 dollari all’ora, con un minimo di due ore. Significa spendere almeno 50 dollari ancora prima di aver ordinato qualcosa. Il prezzo può aumentare per richieste urgenti, giorni festivi, condizioni meteorologiche particolarmente spiacevoli o attese notturne. Su Taskrabbit, invece, a New York le tariffe pubblicizzate partono da circa 29 dollari all’ora, ma ciascun lavoratore stabilisce il proprio compenso.

E non pensate che manchino i clienti. Secondo i dati raccolti da Taskrabbit tra gennaio e giugno 2026, il 37% degli incarichi completati nella categoria dedicata alle attese riguardava ristoranti e bar. Più dei concerti, degli eventi e delle uscite di prodotti in edizione limitata. Evidentemente la prospettiva di aspettare due ore per una cena spaventa più di quella di aspettare per un concerto.

Tutto è cominciato con un iPhone. Poi sono arrivati i Cronut

La storia di Robert Samuel merita qualche riga. Nel 2012, dopo aver perso il lavoro, Samuel ebbe l’idea di guadagnare qualcosa mettendosi in fila per acquistare un nuovo iPhone al posto di altre persone. Quell’intuizione si è trasformata in un’azienda che, nel 2026, conta mediamente circa 35 collaboratori pronti a mettersi in coda per qualsiasi cosa.

Uno dei primi grandi affari legati al cibo arrivò nel 2013, durante la follia collettiva per i Cronut, i dolci inventati dal pasticciere Dominique Ansel che uniscono croissant e donut. Davanti alla sua pasticceria di New York si formavano file già dalle prime ore del mattino, con una produzione limitata che rendeva l’acquisto ancora più complicato.

Samuel ha raccontato un episodio piuttosto incredibile: un cliente voleva impressionare alcuni uomini d’affari arrivati dal Giappone offrendo loro una dozzina di Cronut. Il problema era che esisteva un limite al numero di dolci acquistabili da ogni persona. La soluzione? Assumere sei line sitter per riuscire a comprarne dodici. Sei persone pagate per comprare dodici dolci. Se questa non è una dimostrazione di quanto possiamo perdere la testa per il cibo, non sappiamo cosa possa esserlo.

Dai ristoranti più famosi ai dolci virali su TikTok

Oggi uno degli indirizzi più richiesti dai line sitter è Lucali, la celebre pizzeria di Brooklyn dove non si accettano prenotazioni e riuscire a mangiare può richiedere parecchia pazienza. Ma tra i nomi che ricorrono nelle richieste troviamo anche Via Carota, Emilio’s Ballato e Double Chicken Please. Fuori New York spuntano locali come Chubbyfish a Charleston e Max & Helen’s a Los Angeles.

La situazione diventa ancora più divertente quando entrano in gioco i dolci virali. Nell’estate del 2026, per esempio, i dot cakes di Butterfield Market a Manhattan hanno attirato persone in fila fin dalle sei del mattino. Una cliente di Same Ole Line Dudes, intenzionata ad acquistare due dolci per ogni gusto disponibile, ha addirittura assunto cinque persone contemporaneamente.

Considerando il costo minimo di 50 dollari per ciascun lavoratore, significa aver speso almeno 250 dollari soltanto per l’attesa. I dolci, invece, costavano 11 dollari l’uno.

E qui TikTok ha certamente la sua responsabilità. Basta che un dolce, una pizza o un panino diventino virali perché centinaia di persone decidano di provarli nel giro di pochi giorni. Il fenomeno delle code davanti ai locali esiste da sempre, ma oggi si può diventare famosi in tutto il mondo per un prodotto che fino al giorno prima conoscevano soltanto i clienti abituali. C’è perfino chi ha iniziato a trasmettere online le file davanti ai ristoranti più richiesti di New York, così da permettere alle persone di controllare la situazione prima di uscire di casa.

Però non tutti i ristoranti sono contenti di questa cosa

Ovviamente non mancano i problemi. Innanzitutto, pagare qualcuno per fare la fila non significa avere automaticamente diritto a un tavolo. Ogni ristorante decide le proprie regole e non tutti accettano che una persona venga sostituita all’ultimo momento. Alcuni locali hanno iniziato a mostrare una certa insofferenza nei confronti dei line sitter, tanto che le aziende specializzate devono tenere conto delle diverse politiche di accesso.

La stessa Same Ole Line Dudes specifica che il cliente paga per il tempo impiegato dal lavoratore, non per la certezza di riuscire a mangiare. Se il ristorante non riesce ad accogliervi, il compenso non viene rimborsato. Insomma, potreste spendere 50 dollari per una cena alla quale non parteciperete mai.

Poi c’è una questione meno divertente. Le file, almeno in teoria, mettono tutti sullo stesso piano: chi arriva prima viene servito prima. Quando entra in gioco il denaro, però, chi può permetterselo compra la possibilità di dedicare quelle due ore a qualcos’altro, mentre gli altri continuano ad aspettare sul marciapiede. Il sistema non elimina la fila, cambia semplicemente chi deve sopportarla.

Potrebbe funzionare anche in Italia?

Pensate alle file davanti alle pizzerie più famose di Napoli, ai locali diventati virali su Instagram a Roma o alle paninoteche dove aspettare mezz’ora è considerato praticamente normale. La materia prima per un servizio del genere non ci manca di certo.

C’è però da capire quante persone sarebbero realmente disposte ad aggiungere 50 euro al conto pur di non aspettare. Anche perché, almeno per alcuni, la fila è diventata parte del rituale: si commenta il menu, si osservano i piatti che escono e si cerca di capire se tutta quella gente sia davvero lì per un buon motivo.

Nel frattempo, negli Stati Uniti c’è chi passa le giornate ad aspettare davanti ai ristoranti senza mangiarci mai. E forse la domanda più interessante è proprio questa: chi è più furbo, quello che si fa pagare per stare due ore fermo davanti a una pizzeria o quello che spende 50 dollari per evitarlo?

tags: Attualità

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