C’è un piatto che andrebbe assolutamente bandito dalle tavole di tutto il mondo: la zuppa di pinne di squalo.
Probabilmente molti non ne avranno mai nemmeno sentito parlare, ma in Asia questa zuppa è considerata una vera e propria prelibatezza. Mangiare la zuppa di pinne di squalo in occasione di cerimonie, come un matrimonio, è considerato di buon auspicio, per questo motivo si tratta di una pietanza molto ricercata.
C’è però un grosso problema: la richiesta è talmente alta che stiamo uccidendo tutti gli squali. E questo è un dramma dal punto di vista ambientale.
La zuppa di pinne di pescecane
Si tratta di un piatto tradizionale nato dalla dinastia Ming, particolarmente popolare in Cina, ma esportato anche in altre culture asiatiche. È fondamentalmente una zuppa, in cui l’ingrediente principale è la pinna di squalo.
La pinna ha una consistenza gelatinosa e un sapore molto neutro, si potrebbe dire che è quasi insapore. Assorbe completamente gli odori della zuppa e mantiene una consistenza molto molliccia.
Viene servita principalmente perché si pensa che sia di buon augurio. O meglio, si pensa che non servire la zuppa di pinne di squalo sia di cattivo auspicio.
Per farvi un esempio: mi è stato raccontato che una coppia di ragazzi cinesi ha espressamente detto alla propria famiglia che durante il loro matrimonio non avrebbero voluto la zuppa di pinne di squalo. Le famiglie di entrambi si sono infuriate e ribellate, minacciando di non contribuire al matrimonio, e pregando i ragazzi di servirla altrimenti il matrimonio sarebbe stato maledetto.
Le pinne di squalo

C’è un enorme problema legato a questa pietanza, che deriva dall’ingrediente principale: la pinna dello squalo.
L’industria della carne di squalo è ciò di più barbaro si possa immaginare.
Dello squalo si mangia solo la pinna e solo in questa zuppa. Ciò significa che, in molti casi, lo squalo viene catturato, gli vengono tagliate le pinne e poi viene rigettato in acqua. Non potendo più nuotare, l’animale finisce sul fondale, continua a respirare, e muore di fame e dal dolore.
In altri casi, invece la carne di squalo viene commercializzata, finendo anche nei nostri supermercati con nomi più docili. E così finiamo con mangiare squalo e finanziare questa economia senza saperlo.
La caccia dello squalo è uno di quegli argomenti che gravita nel limbo delle legislazioni di molti Paesi. In alcune zone è illegale, in altre è consentita, praticamente ovunque in Asia (e non solo) si pratica a prescindere dalle leggi.
Un giro d’affari enorme che ha attirato l’interesse della criminalità organizzata, finendo in parte sotto il suo controllo e rendendo il problema particolarmente difficile da risolvere.
I numeri
Ma il problema non è nemmeno la barbarie legata alla cattura degli squali. Immaginate se alle mucche tagliassimo solo le zampe e le lasciassimo morire nelle valli. Nonostante sia una schifezza, non è questo il problema.
A suon di zuppe, abbiamo ridotto la popolazione degli squali di oltre il 90%. Significa una riduzione drastica della specie in cima alla catena alimentare acquatica.
Per molti questo non è un problema, perché si pensa che meno squali equivalga a maggior sicurezza per gli umani, ma non è così.
A parte il fatto che gli attacchi di squalo agli umani sono molto pochi e solo da specifiche specie, stiamo uccidendo anche razze di pescecane assolutamente innocue per l’uomo, ma fondamentali per l’ecosistema.
Cosa potrebbe succedere se eliminiamo tutti gli squali

Togliere l’apice della catena alimentare acquatica significa distruggere completamente l’ecosistema.
Tanto per fare un esempio banale, gli squali, tra le altre cose, mangiano foche e leoni marini, i quali a loro volta mangiano pesci di medie dimensioni. Se le foche non avessero la minaccia dello squalo, prolifererebbero e potrebbero cacciare in santa pace. Mancherebbe quindi l’elemento di equilibrio. Ciò significherebbe quindi più foche e meno pesci di medie dimensioni.
A catena questo effetto avrebbe conseguenze su tutto l’ecosistema acquatico, e finiremmo non solo perdendo gli squali, ma molte specie acquatiche, dalle più grandi alle microscopiche.
La serie di concatenazioni che ne deriverebbe potrebbe avere effetti disastrosi anche sul nostro ecosistema, non solo sulle nostre abitudini.
Stop alle zuppe di pinne di squalo
Per questo motivo sarebbe fondamentale che culturalmente l’Asia facesse degli enormi cambiamenti. Non siamo noi occidentali a poter spiegare come si trattano gli animali, non è però un problema asiatico, ma un problema globale.
Fortunatamente le nuove generazioni lo stanno comprendendo, ma parliamo di un continente che conta quasi cinque miliardi di abitanti. Ci sono tanti influencer che parlano di questo argomento, inchieste, attivisti e celebrità che si sono esposte, ma non è abbastanza.
Come sempre la cultura è una delle armi più potenti a favore del cambiamento. Per cui, anche se non l’avevate mai vista né sentita, ricordatevi della zuppa di pinne di squalo, e se ne avrete la possibilità, boicottatela.