Non serve prenotare un volo per Bangkok, Istanbul o Città del Messico per trovare qualcosa di buono da mangiare camminando. In Italia il cibo di strada esisteva molto prima che iniziassimo a chiamarlo street food: si vendeva nei mercati, fuori dai forni, davanti alle friggitorie e dentro piccoli chioschi dove il menu spesso coincideva con una sola specialità preparata da decenni. Oggi abbiamo selezionato le 7 migliori città italiane dove mangiare street food, ma, naturalmente, la lista è personale e non può contenere ogni città italiana con qualcosa di interessante da offrire. Se avete suggerimenti da dare, scriveteceli nei commenti sui social.
Napoli

Napoli ha trasformato alcune delle proprie ricette più famose in cibi perfetti da mangiare con una mano sola, possibilmente senza fermarsi. L’esempio più evidente è la pizza a portafoglio, più piccola rispetto a quella servita al tavolo, piegata in quattro e avvolta nella carta. È una soluzione apparentemente elementare, ma richiede una certa abilità: va mangiata calda senza perdere pomodoro, olio e mozzarella lungo la strada.
Accanto alla pizza ci sono le friggitorie, parte fondamentale della cucina cittadina. Il cuoppo raccoglie in un cono di carta zeppole di pasta cresciuta, piccoli crocchè, scagliozzi di polenta, verdure pastellate e altri fritti che cambiano a seconda del posto. Esiste anche la versione di mare, con calamari, gamberi e piccoli pesci fritti da mangiare appena scolati.
Un capitolo a parte meritano le frittatine di pasta. Nella forma più classica sono preparate con bucatini, besciamella, piselli, carne e formaggio, poi impanate e fritte fino a creare una crosta compatta intorno a un interno cremoso. A Napoli si trovano ormai in moltissime varianti, ma quelle tradizionali restano difficili da battere. Anche la pizza fritta, intera oppure nella versione più piccola chiamata montanara, dimostra quanto la città sia riuscita a costruire una cultura del cibo veloce senza renderlo sbrigativo.
Abbiamo selezionato le migliori friggitorie di Napoli: le trovi in questo articolo.
Bari

A Bari lo street food segue gli orari della città. La focaccia può essere mangiata a metà mattina, il panzerotto diventa una cena improvvisata e le sgagliozze compaiono soprattutto quando si gira tra le strade della città vecchia. Non serve organizzare un itinerario particolarmente complesso: spesso basta entrare nel primo forno affollato e osservare cosa stanno ordinando gli altri.
La focaccia barese ha una base soffice, bordi ben cotti e una superficie generosamente condita con pomodori, olive, origano e olio. Il fondo, a contatto con la teglia, deve risultare leggermente croccante e unto al punto giusto. Si vende a tranci e raramente arriva intatta a destinazione, perché il profumo rende complicato aspettare.
Il panzerotto è l’altro grande classico. L’impasto viene chiuso a mezzaluna intorno a pomodoro e mozzarella e poi fritto, anche se non mancano ripieni più elaborati. Bisogna affrontarlo con attenzione: appena aperto può diventare praticamente incandescente. Le sgagliozze sono invece quadrati o rettangoli di polenta fritta, salati e serviti in cartocci, mentre le popizze sono piccole palline di pasta lievitata, semplici e pericolosamente facili da finire. A Bari il cibo di strada non punta a stupire con ingredienti strani: lavora su impasti, olio, temperature e pochi condimenti utilizzati bene.
Palermo

Quando si parla di street food italiano, Palermo è quasi inevitabilmente il primo nome che viene in mente. Qui mangiare per strada non è diventato improvvisamente di moda: è un’abitudine antica, cresciuta tra mercati, friggitorie e venditori specializzati in preparazioni che altrove difficilmente si trovano tutte insieme. A Ballarò, al Capo e alla Vucciria si passa nel giro di pochi metri da un cibo molto semplice a uno decisamente più impegnativo.
Le panelle, frittelle sottili di farina di ceci, vengono infilate nel pane e spesso accompagnate dalle crocchè di patate. Lo sfincione è invece alto e morbido, condito con pomodoro, cipolla, caciocavallo e pangrattato. Poi ci sono le arancine, rigorosamente chiamate al femminile in città, e una quantità impressionante di pezzi di rosticceria: ravazzate, rizzuole, rollò, calzoni e mattonelle.
Il lato più deciso dello street food palermitano passa però dal quinto quarto. Il pani câ meusa viene riempito con milza e polmone di vitello, cotti e ripassati nello strutto, e può essere servito schiettu, quindi semplice, oppure maritatu con formaggio. Stigghiole, quarume e frittola completano una tradizione nella quale quasi nulla veniva sprecato. Non sono assaggi per tutti, ma raccontano Palermo molto meglio di qualsiasi versione addolcita della sua cucina.
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Firenze

Firenze è conosciuta per la bistecca, ma il suo vero simbolo da strada è molto meno elegante da raccontare e decisamente più pratico da mangiare. Il lampredotto si compra nei chioschi dei lampredottai sparsi per la città ed è preparato con l’abomaso, una delle parti dello stomaco bovino. Viene cotto lentamente in un brodo con verdure e aromi, tagliato al momento e infilato in un panino.
La preparazione cambia leggermente da un venditore all’altro, ma alcuni passaggi sono quasi obbligatori. Il pane può essere bagnato nel brodo di cottura e il lampredotto viene completato con sale, pepe, salsa verde o salsa piccante. Il risultato è morbido, molto saporito e decisamente più delicato di quanto possa suggerire la descrizione. Il nome deriverebbe dalla lampreda, un pesce un tempo diffuso nell’Arno, la cui bocca ricorderebbe l’aspetto di questa parte dello stomaco.
Per chi non se la sente di iniziare direttamente dalle interiora, Firenze offre anche schiacciate farcite con salumi, formaggi, verdure sott’olio e creme. Negli ultimi anni sono diventate un’attrazione turistica enorme, ma la schiacciata fa parte da tempo della tradizione toscana e continua a essere uno dei pranzi più comodi da mangiare passeggiando. Tra lampredotto e panini, Firenze dimostra che lo street food può essere sostanzioso senza passare necessariamente dalla friggitrice.
Roma

A Roma lo street food non ha un unico centro. Si trova nelle pizzerie al taglio, nei forni, nei mercati rionali, nelle friggitorie e in piccoli locali che hanno trasformato i piatti della cucina romana in ripieni da mangiare per strada. La prima tappa rimane il supplì, una crocchetta allungata di riso con sugo e mozzarella, impanata e fritta. Quando viene aperto caldo, il formaggio crea il filo da cui deriva il nome supplì al telefono.
La pizza al taglio è l’altro pilastro. Viene cotta in grandi teglie rettangolari, tagliata nella quantità richiesta e generalmente venduta a peso. Le combinazioni possono essere infinite, ma una fetta di pizza rossa ben cotta oppure una pizza bianca farcita con mortadella sono sufficienti per capire perché i romani la considerino una soluzione valida praticamente a ogni ora.
Roma ha anche accolto formule più recenti ormai entrate nelle abitudini della città, come il Trapizzino: un triangolo di impasto croccante fuori e morbido dentro, riempito con pollo alla cacciatora, polpette al sugo, lingua in salsa verde o altre ricette tradizionali. È una trovata contemporanea, ma funziona perché non cerca di reinventare i sapori romani: si limita a renderli trasportabili. Tra pizza, supplì e ripieni, nella Capitale si può mangiare per strada per giorni senza ordinare due volte la stessa cosa.
Catania

Catania ha uno street food capace di accompagnare quasi ogni momento della giornata. Nei bar la tavola calda occupa intere vetrine e rende molto difficile limitarsi a un solo pezzo. L’arancino catanese, chiamato al maschile, ha spesso una forma appuntita che viene associata al profilo dell’Etna. Quello al ragù è il più classico, ma le varianti con burro, pistacchio, melanzane o altri ripieni sono ormai diffusissime.
La vera forza della città, però, è la varietà. La cipollina è un involucro di pasta sfoglia farcito con cipolla, pomodoro, prosciutto e formaggio. La cartocciata utilizza un impasto più morbido e può contenere olive, würstel, melanzane o altri ingredienti. La bolognese catanese non ha molto a che vedere con Bologna: è composta da una base morbida farcita, coperta da uno strato di sfoglia. Ci sono poi bombe fritte, siciliane e pizzette, tutte abbastanza sostanziose da sostituire tranquillamente un pasto.
La sera entra in scena un altro pezzo importante della cultura locale: gli arrusti e mancia, macellerie che cuociono la carne alla brace e la servono subito. La carne di cavallo, proposta sotto forma di fettine, polpette o involtini, è una delle specialità più riconoscibili. A questa si aggiungono cipollate, salsicce e panini preparati dai camion presenti in diverse zone della città. Catania riesce così a unire rosticceria, brace e tradizione da bar in una scena di street food difficile da trovare altrove.
Genova

Genova non viene sempre inserita tra le prime destinazioni italiane per lo street food, ma probabilmente è perché molte delle sue specialità vengono considerate semplicemente prodotti da forno. La focaccia genovese, invece, nasce per essere comprata a pezzi, avvolta nella carta e mangiata mentre si cammina tra i caruggi. È sottile, morbida e irregolare, con fossette piene di olio, acqua e sale. I genovesi la mangiano anche a colazione, qualcuno arrivando persino a immergerla nel cappuccino.
Poi c’è la farinata, che viene preparata con farina di ceci, acqua, olio e sale, versata in grandi teglie e cotta ad alta temperatura. Deve essere sottile, con la superficie dorata e i bordi più croccanti. Si ordina a fette e va mangiata calda, spesso con una macinata di pepe. Ci sono poi torte salate ripiene di verdure, polpettoni alla ligure, cuculli di ceci e panissa fritta.
Per trovare queste preparazioni bisogna cercare le sciamadde, antichi locali dotati di grandi forni nei quali si cuocevano farinate e torte, oppure le friggitorie dei vicoli. Qui si incontrano anche acciughe, calamari e piccoli pesci fritti serviti nei cartocci. È uno street food meno rumoroso rispetto a quello di altre città, basato su ceci, verdure, impasti e pesce povero, ma proprio per questo racconta bene il carattere della cucina genovese.
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Concludiamo
Abbiamo selezionato alcune delle destinazioni che, secondo noi, meritano una tappa soprattutto per quello che si può mangiare passeggiando tra vicoli, mercati e piazze. Naturalmente non è una classifica definitiva: l’Italia è piena di città con tradizioni incredibili e fare una selezione non è stato semplice. Se pensate che ne manchi una che meriterebbe di essere inserita, fatecelo sapere nei commenti.